Mosca e Riad litigano su Assad

Traduzione di Antonino Santoro

Il piano per combattere lo “Stato Islamico” sembra al momento impraticabile a causa della ferma posizione dell’Arabia Saudita

Gli incontri tra in il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il suo collega saudita Adel Al-Jubeir non hanno finora portato i risultati desiderati riguardo la questione del futuro del presidente siriano Bashar Assad.

Nonostante i ministri si siano incontrati per bue volte nell’ultima settimana (il primo incontro è avvenuto a Doha capitale del Qatar), Riad ha nuovamente ribadito che su Assad è già tutto deciso: non ci sarà posto per lui nella futura Siria.

La parte russa mantiene invece un diverso punto di vista difendendo tradizionalmente gli interessi del leader siriano. Mosca è infatti convinta che un eventuale tentativo di risolvere la questione con un cambio di governo in Siria tramite mezzi militari, potrebbe portare solamente alla vittoria dei terroristi dello “Stato Islamico”.

La riunione dei capi dei dipartimenti politici avvenuta a Mosca l’11 agosto è avvenuta, come si evince dalle parole di Al-Jubeir, a viso aperto. Questa franchezza vi è stata anche nella successiva conferenza stampa durata circa un’ora e mazza e che ha dato l’impressione di una evidente contrapposizione tra Lavrov e il suo collega saudita.

Nonostante alla fine della conferenza i ministri sorridendo si siano chiamati l’un l’altro amici, ai giornalisti la situazione è apparsa abbastanza tesa.Mosca e Riad litigano su Assad

Il ministro russo è diventato chiaramente di cattivo umore man mano che la retorica del diplomatico saudita diventava sempre più acuta ad ogni domanda sul futuro destino della Siria. Tradizionalmente fermo e mite, Lavrov stavolta non è riuscito a trattenere la tensione: questo si è visto quando durante la conferenza stampa si è rivolto ad alcuni giornalisti che facevano rumore chiedendo “Vi stiamo per caso disturbando?”

E’ diventato evidente che il piano avanzato da Mosca riguardo la realizzazione di una colazione per combattere l’IS e proposto dal presidente russo al successore dell’ultimo principe saudita a San Pietroburgo lo scorso giugno, è ben lungi dall’essere realizzato.

L’idea del presidente russo era quella di creare un unico fronte contro l’IS che unisse le forze e il sostegno di quei combattenti e paesi che possano dare una mano contro i terroristi.

Tuttavia il piano prevede l’unione di forze che appartengono a parti tra loro contrapposte quali i siriani, l’esercito iracheno, i curdi e una coalizione internazionale regionale con a capo gli USA. A Mosca Al-Jubeir ha fatto chiaramente capire che una convergenza con Damasco è impossibile.

“Per quanto riguarda la coalizione, noi non intendiamo qualcosa di standard con un comandante capo, file di soldati sotto il suo comando etc. Qui il discorso è molto semplice. Già adesso “sul terreno” contro i terroristi vi sono a combattere gli eserciti siriani, iracheni, curdi e file dell’opposizione siriana che si affidano a sostegni esterni. Il discorso è la creazione di eserciti dei paesi della zona, un loro invio nella zona degli scontri e in qualche modo coordinare tutti quelli che già combattono i terroristi affinchè si rendano conto del loro compito principale ovvero la lotta al terrorismo; tutti gli attuali disaccordi tra gli stessi siriani ed iracheni devono essere rimandati fino a che la minaccia non sia stata allontanata” ha aggiunto Lavrov dopo il commento di Al-Jubeir che per l’ennesima volta aveva dichiarato che Riad non accetterà di unire le forze con Assad. “Non solo la Russia ma anche numerosi esperiti militari stranieri sono assolutamente convinti che senza una unione di tutti quelli che combattono i terroristi “sul terreno”, i soli raid aerei americani e della coalizione non avranno i risultati sperati e l’IS non verrà sconfitta.”

Tuttavia le difficoltà e le divergenze non finiscono qui. La Russia insiste sul fatto che una cooperazione con la coalizione creata dagli americani può avvenire solo dopo che questa venga formalizzata da una apposita risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU. Il Mandato del Consiglio di Sicurezza ONU è di fondamentale importanza secondo Mosca soprattutto per quando si dovrà negoziare con Damasco proprio come è stato fatto quando venne creata una simile coalizione in Iraq.

– E’ importante assicurare che ogni azione nella sfera dell’antiterrorismo, inclusa la suddetta coalizione sotto il comando americano, sia conforme alle norme di diritto internazionale e che siano al cento per cento legittime come in Iraq dove vi è un accordo col governo; è necessario andare nella stessa direzione anche nei territori siriani” ha riferito il ministro russo.

A dire il vero su un punto sono tutti d’accordo: è necessario agire rispettando i punti del primo Comunicato di Ginevra del giugno 2012 dove vi è descritto dettagliatamente il piano per la creazione di un organo governativo di transizione a cui verrà riconosciuto un potere esecutivo assoluto. Le divergenze nascono però nuovamente riguardo al modo con cui creare questo consiglio di transizione e cioè se attraverso mezzi militari o pacifici.

Mosca insiste sul fatto che nel comunicato di Ginevra si dice chiaramente che “la composizione e la decisione di creare tale organo devono essere fatte con un consenso generale tra il governo siriano e tutti i gruppi di opposizione”

“Il Comunicato di Ginevra è stato approvato per consensus dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che sono vincolanti. Pertanto qui non c’è nulla da discutere. Oggi noi siamo impegnati a fare ciò che ha unito i nostri sforzi e siamo chiamati a creare le condizioni ideali per l’inizio di un dialogo per una completa attuazione del Comunicato di Ginevra” ha detto Lavrov.

Tuttavia l’Arabia Saudita e i suoi alleati nella regione, firmatari di tutti i punti del documento, continuano a contraddirlo. Secondo Riad, Assad è parte del problema siriano e non parte della soluzione in quanto “proprio lui è colpevole della morte di trecento mila persone e della fuga di dodici milioni di profughi.”

“La questione con Bashar Assad è già stata risolta. Lui non avrà posto nella futura Siria. L’unica domanda che ci preoccupa è se questo avverrà pacificamente con l’aiuto di un consiglio di transizione o per vie militari” ha detto Al-Jubeir. “La nostra divergenza con la posizione russa sta nel fatto che loro sostengono che il futuro di Assad debba essere deciso tramite un dialogo pacifico. Per quanto riguarda il periodo di transizione e la conservazione delle strutture statali, non ci sono differenze tra noi e la Russia. Noi abbiamo evidenziato la necessità di conservare le strutture statali e militari dopo Assad e quindi vorremmo ribadire che qualunque informazione sui media internazionali riguardo un cambiamento della posizione saudita sulla crisi siriana non hanno alcun fondamento.

Dopo aver riassunto il senso generale dell’incontro, il capo della diplomazia estera russa dichiarato che vi è solo una divergenza ovvero il futuro del presidente siriano.

“Come ha detto il mio collega e amico Al-Jubeir, tra noi c’è una considerevole differenza riguardo principalmente un’unica questione: il destino di Assad. Io non vorrei che un qualunque dei paesi coinvolti in un modo o nell’altro nella crisi siriana sperasse che la questione di Assad possa essere risolta con la forza militare. L’unica conseguenza di una soluzione militare sarebbe la presa al potere dell’IS e di altri terroristi. Non penso che qualcuno voglia questo” ha dichiarato Lavrov. “Forse si può parlare dei problemi che si sono creati e continuano ad intensificarsi dentro la Siria, ma Assad non sta minacciando nessuno dei paesi vicini mentre l’IS non solo minaccia pubblicamente l’Iraq, la Siria, l’Arabia Saudita ma rappresenta anche una minaccia terroristica in un’area che va dalla Spagna fino al Pakistan. Quindi adesso noi tutti dobbiamo ponderare quale sia la minaccia maggiore.

Gli USA, maggior alleato dell’Arabia Saudita, sono andati verso misure abbastanza disperate: secondo le recenti disposizioni del presidente americano Barak Obama, le forze armate americane hanno ricevuto il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile all’opposizione siriana moderata. Tuttavia il Pentagono ha il diritto di difendere gli avversari di Assad con incursioni aeree non solo in caso di attacco dell’IS ma anche dell’esercito siriano. Quindi Obama ha ammesso un diretto coinvolgimento americano nella guerra civile di un paese straniero e a favore degli avversari del legittimo potere di Damasco.

Mosca considera che la posizione di Washington riguardo il sostegno dell’opposizione moderata in Siria renda ancora più difficile la lotta contro il terrorismo.

“Fino a questo momento gli addestramenti svolti da istruttori americani nei territori di paesi confinanti verso i combattenti della così detta opposizione moderata, alla fine sono andati a rinforzare le file degli estremisti” ha detto Lavrov.

Fonte: Izvestija Tatjana Bajkova 11 Agosto

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com

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