L’Occidente teme una nuova escalation del conflitto nell’Ucraina orientale

Traduzione di Antonino Santoro

La Germania ha rivolto un appello per immediate trattative tra i rappresentanti militari e sotto la mediazione dell’OSCE

In un’intervista al Bild am Sonntag, il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha affermato di aver proposto al collega ucraino e a quello russo di organizzare con urgenza un incontro tra i rappresentanti di Kiev e quelli delle due autoproclamate Repubbliche Popolari di Doneck e di Lugansk e con la partecipazione dell’OSCE. Il Ministro ha dichiarato che “la posta in gioco è molto alta” e ha definito la situazione in Ucraina orientale “esplosiva”: se le parti non tornano a dialogare pacificamente, da un momento all’altro si potrebbe verificare un’ennesima escalation militare. Berlino “è molto preoccupata” dai nuovi scontri che sono considerati come “un braccio di ferro al limite della guerra” ha dichiarato Sebastian Fischer Portavoce del Ministero degli Esteri tedesco dopo le trattative di venerdì tra i capi dei Ministeri degli Esteri di Russia e Germania. Un comunicato del Ministero degli Esteri russo ha espresso preoccupazione per il negativo approccio di Kiev verso la realizzazione di misure miranti alla smilitarizzazione di Shirokino e alla rimozione degli armamenti pesanti.

Il Ministro degli Esteri dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Doneck ha dichiarato a Vedomosti che per ora si tratta solo di una proposta: “non ho notizie riguardo un tale incontro entro tempi brevi”. Secondo Wolfgang Gerke, deputato di sinistra del Parlamento tedesco, la proposta della Germania è giustificata ma abbastanza in ritardo: le trattative daranno dei risultati solo se i rappresentanti delle Repubbliche di Doneck e Lugansk saranno previsti come interlocutori aventi diritto di voto. Secondo Gerke, è necessaria una maggiore pressione da parte della comunità internazionale in primo luogo nei confronti di Kiev che non vuole un accordo. Matthew Bryza, Direttore del Centro Internazionale per la Difesa e la Sicurezza ha affermato “Gli accordi di Minsk prevedono considerevoli vantaggi per la Russia e per i separatisti. Spero che la Russia riconosca i propri obblighi e che rimuova i suoi armamenti pesanti scongiurando così una ripresa degli scontri armati che non farebbero gli interessi né di Mosca né di Kiev.” Balàzs Jaràbik, Collaboratore del Fondo Carnegie per la pace internazionale, ritiene che le dichiarazioni riguardo l’inizio di una “grande guerra” a Donbass abbiano un carattere politico: l’Occidente e Mosca hanno aumentato la pressione su Kiev e sulle due Repubbliche di Doneck e Lugansk per far rispettare le specifiche tecniche degli accordi finora ignorate. Secondo l’esperto alcuni importanti segnali sono stati l’inizio da parte di Kiev di un processo di sostituzione dei battaglioni di volontari verso un esercito regolare, la messa a punto di un dialogo tra Russia e USA riguardo la Siria e l’Iran e una maggiore attenzione di Mosca verso le Repubbliche di Doneck e Lugansk.

Secondo i report dell’OSCE, nel frattempo la situazione nella zona del conflitto continua a peggiorare con un aumento dei bombardamenti da entrambe le parti. Gli osservatori registrano inoltre la scomparsa di armamenti pesanti dalle postazioni dove erano stati precedentemente ritirati. Secondo un rappresentante del Ministero della Difesa della Repubblica di Doneck lo scorso sabato alcuni bombardamenti da parte dell’artiglieria ucraina hanno causato la morte di cinque civili. Secondo il colonnello in riserva Viktor Murachovskyj, il fuoco delle artiglierie potrebbe aumentare fino addirittura all’utilizzo di pesanti sistemi a reazione e di missili “Tocka” (da parte degli ucraini), è possibile anche un’intensificazione di scontri locali e il numero delle vittime tra i civili potrebbe raggiungere, come è avvenuto lo scorso autunno, le decine di unità al giorno. Tuttavia nonostante il chiaro intento, secondo l’esperto ad entrambe le parti mancano le forze per condurre importanti operazioni militari come avvenuto in precedenza.

Fonte Vedemosti del 17 Agosto 2015 – Petr Kozlov, Aleksej Nikol’skij

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com

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