L’Unione Europea ritorna nei Balcani, In modo che non vi arrivi la Russia

Fonte: Kommersant 07/09/2015 Gennadij Sysoev. Traduzione di Federico Soragni

La Serbia inizierà le trattative per l’ingresso nell’Unione Europea entro quest’anno. L’annuncio è stato fatto dal commissario per le politiche di vicinato ed espansione UE Johannes Khan. Questa decisione di Bruxelles sul paese balcanico chiave rappresenta il ritorno della UE ad una politica attiva di integrazione dei Balcani nelle sue fila. Tra i motivi chiave di questo cambiamento europeo viene menzionata la crescente influenza della Russia nella regione.

“I segnali dai paesi membri UE suggeriscono che le trattative per l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea inizieranno già a breve” – ha annunciato al termine della scorsa settimana il commissario per l’espansione. Oltre a ciò, Johannes Khan ha promesso che si curerà personalmente del fatto che questo processo con “un paese chiave della regione” venga avviato prima della fine del 2015.

Egli ha spiegato anche come Belgrado si sia meritata questa decisione di Bruxelles: “la partecipazione del primo ministro Alexander Vučič alle attività in occasione dell’anniversario della tragedia di Srebrenica, la collaborazione costruttiva con l’Albania e, infine, il recente accordo con il Kosovo”

L’accordo citato dal commissario UE è stato firmato dai leader di Serbia e Kosovo a fine agosto a Bruxelles. Il suo punto chiave è la creazione nel Kosovo delle comunità delle municipalità serbe (CMS), che unificheranno tutti i distretti a maggioranza serba, che avranno una propria leadership, una propria polizia ed una propria bandiera. A Belgrado hanno presentato l’accordo come un proprio trionfo, mentre il responsabile del governo serbo per il Kosovo Marko Djuric ha addirittura affermato che la partita con Pristina “è finita con una vittoria della Serbia per 5-0”. Tuttavia, a Pristina dicono che i poteri delle CMS sono lontani dal portare ad uno stato nello stato.

La cosa importante è il fatto che l’accordo di Bruxelles non è solo un passo importante verso la normalizzazione dei rapporti tra Belgrado e il Kosovo. “La Serbia ha intrapreso nei fatti la strada del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo”, ha affermato l’ex capo del ministero degli Esteri Vuk Drashkovič, mentre il rappresentante UE a Belgrado, Micheal Davenport, ha spiegato: “adesso il discorso non verte sul riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia, bensì sulla normalizzazione dei rapporti tra i due paesi”. La questione dell’indipendenza del Kosovo, come hanno già fatto intendere a Bruxelles, si erge davanti a Belgrado alla vigilia dell’accettazione della Serbia all’interno della UE.

Nel frattempo, Bruxelles ha dato il suo benestare all’inizio dei colloqui con Belgrado per l’ingresso. Tra l’altro questo non è un segnale atteso a lungo dalla sola Serbia. La decisione della UE, che negli ultimi anni aveva provato un senso di repulsione nei confronti dell’allargamento, rivela il suo ritorno ad una politica attiva di inclusione dei paesi balcanici nelle sue fila.

Una fonte diplomatica di uno degli Stati della UE ha ammesso al giornale che il contributo principale alla “inversione di Bruxelles” appartiene alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Dopo il suo tour nei Balcani, compiuto a luglio, Belgrado e Pristina sono arrivate a siglare un accordo importante, mentre in Macedonia le forze al governo e le opposizioni hanno raggiunto un accordo per uscire da una crisi politica che durava da molti mesi. Oltre a ciò, a fine agosto si è tenuta a Vienna una conferenza con la partecipazione dei leader europei e balcanici; un’idea che era stata anch’essa portata avanti dalla Germania. A seguito del forum, l’Unione Europea ha stanziato 200 milioni di € per dei progetti infrastrutturali nei Balcani, mentre gli investimenti europei totali nella regione raggiungeranno i 600 milioni di €.

Tra i fattori chiave del rinnovato interesse dell’Unione Europea nei Balcani viene indicato l’aumento dell’influenza russa nella regione. Di questo, in particolare, ha parlato direttamente il ministro per l’integrazione europea del Kosovo all’influente giornale The Economist. Nonostante la persistente insoddisfazione di alcuni membri UE sull’allargamento, ha detto il ministro, “ogni ritardo costerà caro” a causa della crescente influenza della Russia nei Balcani. Questa tesi conferma indirettamente la lotta che si è aperta ultimamente tra Russia e Occidente per la Serbia e nel confronto intensificatosi per il controllo degli altri paesi balcanici: Macedonia e Bosnia.

Al nuovo avvicinamento che si è delineato tra Belgrado e Bruxelles, Mosca ha esternamente reagito con tranquillità. Maria Zakharova, rappresentante del ministero degli Esteri della Fedrazione Russa, ha affermato che “l’accordo tra Belgrado e Pristina e la possibilità di un inizio entro breve dei colloqui tra la Serbia e la UE fanno parte della sovranità politica della Serbia”

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