L’esperimento dell’opposizione bielorussa alle nuove elezioni presidenziali

Traduzione di Francesco Tamburini

Tutti i candidati [di opposizione Ndr] alle elezioni precedenti, a partire da quelle del 2001, si sono sempre trovati davanti ad un dilemma complesso: verso chi orientare con decisione la propria campagna elettorale? Verso il classico elettorato di opposizione, che in Bielorussia rappresenta circa il 20%, o verso la parte di società che alcuni chiamano “palude”?

Foto tut.by
Yury Drakochrust osservatore di “Radio Svoboda”. Motto giornalistico: non piangere ne ridere ma capire.

Il classico elettorato di opposizione non è composto solo dagli attivisti politici o da “rivoluzionari da salotto”, quegli assidui agitatori di guerre sante sui social network, ma è rappresentato da un buon milione e mezzo di cittadini bielorussi che non sopportano più la classe dirigente, anche per questioni ideologiche. Attenzione alla libertà personale, all’attività privata, ai rapporti con Europa e Russia: su queste e altre questioni le opinioni di questi elettori e delle autorità russe sono diametralmente opposte. Queste persone non sono certamente la parte più emarginata della società, ma d’altronde le loro richieste nei confronti delle autorità non si basano sul livello di benessere presente.

A questo primo gruppo se ne oppone un secondo, la cui scelta politica al contempo non si basa non tanto e non solo sul calcolo dei danni o dei vantaggi ricevuti dalle autorità al potere. Tali persone credono autenticamente che la mano paterna dello Stato sia migliore e più giusta rispetto a quella invisibile del mercato, e per loro l’ordine è immensamente più importante della libertà. La Russia è un fratello, mentre l’Occidente nel migliore dei casi non è “né amico, né nemico, ma è così”. Proprio per questo essi sostengono la classe dirigente al potere sia negli anni di magra che in quelli di abbondanza: perché Lukashenko non esprime solo i loro interessi, ma i loro valori e la loro visione del mondo.

Infine vi è un terzo gruppo, la cosiddetta “palude”. A dire il vero in questa categoria rientrano non solo persone dalle confuse opinioni politiche o conformisti abituati ad uniformarsi all’opinione dominante e ad allinearsi alla maggioranza. In tale massa vi sono anche persone di sensibilità politica moderata, con punti di vista originali costruiti con posizioni variegate in maniera chiara e conseguente: forse su alcuni temi condividono la visione delle autorità, su altri no. Per loro la classe dirigente non è né un diavolo, né un angelo, ed il loro rapporto con essa è meno ideologizzato e forse più simile a quello con un dirigente assunto: se l’economia va bene e i suoi affari procedono senza intoppi, bravo presidente, ma se l’economia inizia a girare male, allora il “padrino” è un fallimento. Questo gruppo è di gran lunga più grande del primo.

Il problema dei politici di opposizione e dei candidati alla presidenza è sempre stata la scelta tra il primo ed il terzo gruppo: e quasi sempre hanno scelto il primo. Da questa scelta venivano i duri discorsi, le campagne a sfondo fortemente ideologico al centro delle quali stavano questioni concernenti la politica e l’atmosfera da “battaglia finale e decisiva”. Anche le autorità si adeguavano e conducevano la campagna elettorale in chiave ideologica.

Bisogna comunque osservare come anche prima della campagna elettorale attuale ci fossero dei candidati che in diversi momenti della loro campagna tentavano di puntare su altri gruppi: Vladimir Goncharik nel 2001, Aleksandr Kozulin nel 2006, Ales’ Michalievich ed in parte Vladimir Neklyaev nel 2010. Michalevich si perse in mezzo a candidati più forti, e gli altri sono stati spinti ogni volta dalla pressione congiunta della loro cerchia politica e dalle autorità verso la loro nicchia abituale di elettori. Bisogna anche ricordare come per esempio Neklyaev nella sua campagna “Dì la verità” iniziò constatando i meriti di Lukashenko (affermando però che lui avrebbe fatto meglio) per terminare la campagna elettorale del 2010 con la dichiarazione che “l’esito verrà deciso dalla Piazza”.

Bandiera BielorussaNon bisogna affermare che una tale linea in vista delle elezioni sia priva di senso. Il classico elettorato di opposizione vuole votare per un’alternativa forte: tanto è più forte, tanto meglio. Egli è pronto a difendere la propria scelta in misura sufficiente ed è proprio nei suoi confronti che è diretto il lavoro politico quotidiano della maggior parte dei partiti di opposizione. E in assenza di ideali o interessi particolari, una posizione chiara e definita può orientare verso il leader dell’opposizione anche una parte significativa della “palude”.

Questa strategia ha un solo difetto: nelle Bielorussia di oggi non funziona. Le chiare e severe formule ideologiche facilmente allontanano, più che avvicinare, chi a livello politico e sociale sta in mezzo, nella famosa palude. Questa parte della popolazione non è soddisfatta di molte cose della Bielorussia contemporanea, ma non è d’altronde pronta ad accettare il mosaico standard del gentleman di opposizione sotto la forma di mercato-democrazia-Europa.

In questa situazione approcciare le elezioni come una contrapposizione ideologica paradossalmente conviene anche alle autorità. Non che la cosa non le crei problemi: possono infatti capitare, come prova la storia recente bielorussa, momenti di scontro. Ma in linea generale questa dinamica conviene al potere, in quanto aiuta ottimamente a mobilizzare l’elettorato ideologicamente filogovernativo. Non a caso nel corso dell’ultima annata Maidan è stato citato a proposito e a sproposito non dall’opposizione, ma dal capo di Stato.

Tatyana Korotkevich e la sua squadra hanno messo in pratica un esperimento interessante, almeno al fine di studiare la società bielorussa: stanno provando a scommettere sull’elettorato medio. Da questo ragionamento vengono le dichiarazioni prudenti (ma per alcuni furbe e confuse) su tutta una serie di questioni scottanti, e la sua preferenza per questioni economiche e sociali. Nel corso di tutto il suo discorso sulla televisione statale bielorussa, Korotkevich ha trovato il modo di non dire quasi niente relativo alla politica. La sua dichiarazione conteneva una critica abbastanza severa del presidente in carica, ma solamente in nome dello stato pietoso dell’economia nazionale.

Ciò non vuol dire che Korotkevich ed i suoi consiglieri non abbiano un’opinione propria sulla realtà politica nazionale, ma piuttosto indica il loro fare affidamento al tipo di elettore individuato, che non si interessa troppo di politica e che quando si parla di questi temi è più probabile che si allontani dal discorso, e non che si senta attirato.

E’ possibile che uno dei motivi per questa scelta siano stati i cambiamenti nella struttura della società bielorussa alla luce delle vicende ucraine, i quali hanno ristretto l’elettorato tradizionale di opposizione in quanto sfida ai loro stessi valori cardinali. I bielorussi con un punto di vista così radicale già non costituivano la maggioranza in precedenza, ma ora sono ancora di meno. Questo non significa che questo cambiamento sarà permanente, ma esso è sicuramente presente in questo momento. I risultati [negativi Ndr] della raccolta di firme per Anatoly Lebedko indirettamente testimoniano non tanto un’apatia diffusa, quanto il turbamento di quella parte di società per la quale Lukashenko rappresenta l’incarnazione del male in senso metafisico.

L’atteggiamento della squadra di Korotkevich immaginano che il giorno delle elezioni [11 ottobre] l’elettorato medio voterà per lei con entusiasmo, mentre il tradizionale elettore di opposizione, sempre più in minoranza, lancerà imprecazioni ma comunque alla fine voterà per lei. Per chi infatti dovrebbe votare?

Basta non partecipare a queste elezioni – questa è la risposta di molti politici, pubblicisti ed esperti. La proposta è abbastanza naturale, ma a mio modo di vedere testimonia una erronea comprensione della natura della società bielorussa contemporanea. Chi risponderà in fatti a questo appello? L’elettorato di opposizione, e neanche tutto. E anche se tale elettorato si astenesse completamente, rimane comunque troppo ridotto per poter esercitare un’influenza concreta.

E’ curioso il fatto che uno degli attuali sponsor dell’assenteismo abbia condotto un paio di anni fa una ricerca molto istruttiva, i cui risultati suonano come una campana a morte per gli assenteisti. All’interno di tale ricerca sono state selezionate 60 persone da diversi strati sociali, ed è stato studiato il loro rapporto con la questione dei diritti umani attraverso il metodo del foucs-group. “In maniera chiara o indiretta la maggior parte dei partecipanti ha indicato l’assenza di elezioni democratiche nel paese, ma l’accostamento di violazione di questo processo è stato associato ad una violazione diretta contro un proprio diritto individuale solamente in un caso” si afferma nell’analisi dei risultati della ricerca.

Le elezioni non sono democratiche? Almeno la metà è d’accordo su questo. Ma solo una persona su 60 ritiene che questa sia una violazione di un diritto personale. E quindi, che parliamo a fare di boicottaggio e di assenteismo? Per gli attivisti politici e per i veterani delle battaglie su Facebook, forse avrà un senso. Ma per i bielorussi?

Comunque vada l’esperimento della squadra di Korotkevich è un esperimento del quale non si conoscono i risultati in anticipo. Che cosa sceglierà l’elettorato medio bielorusso è un mistero. Che cosa sceglie l’elettorato di opposizione è chiaro, così come in tutte le elezioni presidenziali precedenti. Che la scelta di tale elettorato non coincida con quello della ‘palude’ sembra pure essere dimostrato. Che cosa sceglierà quindi la ‘palude’, e che forma prenderà questa scelta? Tatyana Korotkevich sta rischiando come minimo la sua reputazione e sta ricevendo una considerevole quantità di insulti per rispondere a questa domanda.

Potrebbe benissimo essere che la scelta non andrà dalla sua parte. A proposito l’analisi dei programmi dei candidati condotta dal sito Tut.by mostra che si assomigliano abbastanza. E potrebbe essere il caso che all’interno della società non si sia formata una chiara immagine della ricca alternativa elettorale. Ad esempio in un recente sondaggio veniva posta la domanda: “che cosa bisogna fare dal vostro punto di vista per superare la crisi?”. Le risposte sono stupefacenti. Molti cadono nella tautologia: bisogna “aumentare gli stipendi” o “aumentare il livello di vita”, che vale a dire che per vivere meglio bisogna vivere meglio. Le altre risposte però no raccoglievano più dell’1% dei consensi.

Il problema non è tanto che le persone comuni non sono dei gran economisti. Non lo sono mai state. Ma a fine degli anni ’80 e all’inizio dei ’90 vi erano convinzioni comuni: il mercato ci salverà, e vivremo come in Occidente. Non c’è bisogno di dilungarsi sulla correttezza di tali convinzioni, né se abbiano aiutato o meno. Ma allora queste idee erano presenti: erano introdotte dalla classe dirigente ed erano condivise quantomeno da una parte significativa della società. Ma ora la risposta autentica delle masse alla domanda “Che fare?” è “Lo sa il diavolo”. Certo, c’è insoddisfazione per la situazione corrente e ci sono proposte per come raddrizzarla. Ma non c’è una convinzione comune su una via precisa: e allora buona fortuna ai bielorussi.

Per cui Kototkevich può anche fallire in maniera spettacolare. E non tanto perchè per lei non voterà l’elettorato tradizionale di opposizione, ma perché le sue parole d’ordine e slogan non fanno presa nei cuori dell’elettore medio. Ad ogni modo l’esperimento sarà comunque utile.

Fonte: TUT.BY (Portale di informazione Bielorusso) 23/09/2015 Yury Drakochrust

Storico, traduttore, blogger. Laureato nell’aprile 2016 in Relazioni Internazionali alla LUISS di Roma con una tesi sulla politica estera russa ed i rapporti con la NATO da Gorbachev a Putin.

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Francesco Tamburini

Storico, traduttore, blogger. Laureato nell’aprile 2016 in Relazioni Internazionali alla LUISS di Roma con una tesi sulla politica estera russa ed i rapporti con la NATO da Gorbachev a Putin.