Le perdite militari in tempo di pace sono state definitivamente poste sotto segreto

La corte suprema ha riconosciuto come legale il decreto di Vladimir Putin a riguardo.

La corte suprema ha oggi definitivamente riconosciuto come legale il decreto presidenziale che pone il vincolo di segreto sulle perdite militari nel corso di operazioni speciali in tempo di pace. Il ricorso in appello, fatto da un gruppo di giornalisti e dai membri dell’organizzazione “Komanda-29” in disaccordo con il decreto, è stato respinto. La corte suprema aveva già precedentemente respinto in agosto una petizione per cancellare questo decreto.

Oggi la corte suprema ha respinto il ricorso in appello fatto da un gruppo di giornalisti e dai difensori dei diritti umani del gruppo “Komanda-29”, che erano contrari al decreto presidenziale del 28 maggio, secondo cui le informazioni riguardanti la morte dei militari “durante lo svolgimento di operazioni speciali in tempo di pace” rientrano nella lista delle informazioni coperte da segreto di stato (precedentemente in questa lista rientravano solo le informazioni riguardanti le perdite in tempo di guerra). La corte suprema in questo modo ha riconosciuto il decreto come legge. La corte aveva già respinto il 13 agosto una petizione di “Komanda-29” che ne chiedeva la cancellazione. I firmatari della petizione oggi hanno provato ad appellarsi contro la decisione della corte suprema.

Il gruppo di attivisti di “Komanda-29”, che si occupa di garantire il diritto dei cittadini ad accedere ai documenti ufficiali, sosteneva che questo decreto non rispettasse la legge federale “Sul segreto di stato” dal momento che le informazioni sulle perdite del corpo militare non rientrano in nessuna delle categorie indicate nella legge. I firmatari insistevano inoltre sul fatto che il decreto viola i diritti umani e collegano la sua ratificazione alla “possibile partecipazione di forze militari russe nel conflitto del Donbass”. Il capo del “Komanda-29” Ivan Pavlov con la petizione ha coinvolto anche alcuni giornalisti, tra cui l’ex deputato dell’assemblea legislativa dell’oblast’ di Pskov e direttore del quotidiano “Pskovaja Gubernija” Lev Shlossberg. Nell’agosto 2014 il giornale aveva riportato la notizia del ritrovamento di tombe non identificate appartenenti a paracadutisti della regione di Pskov che potevano aver partecipato alle azioni militari in Ucraina.

Tra i firmatari della petizione c’è anche Svetlana Davydova, madre di Vjaz’ma con molti figli a carico, che a gennaio era stata arrestata con l’accusa di tradimento. Successivamente era stato comprovato che la signora Davydova nel 2014 aveva sentito un militare vicino a casa sua che discuteva del possibile movimento di truppe russe nel Donbass. La donna, perciò, aveva ritenuto necessario informare di ciò il consolato ucraino, ma dopo qualche mese è stata arrestata. In seguito, le è stata concessa la liberta provvisoria e, più tardi, è stato interrotto il procedimento penale a suo carico dal momento che la perizia non ha trovato nelle informazioni trasmesse ai diplomatici ucraini alcun elemento soggetto a segreto di stato.

Secondo quanto riferito da Ivan Pavlov al giornale, i firmatari stanno esaminando la possibilità di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto.

Fonte: Kommersant 11/10/2015. Traduzione di Federico Soragni

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