Il rublo ha mostrato carattere

Fonte: Kommersant 21/11/2015. Traduzione di Federico Soragni

La valuta russa si è rafforzata nonostante il prezzo basso del greggio

Questa settimana il rublo ha conseguito per la prima volta da metà ottobre una vittoria sulle principali valute mondiali. Il cambio col dollaro si è abbassato sotto i 65 rub./$ e quello con l’euro si è rafforzato sotto i 70 rub./€. Regna l’ottimismo anche sul mercato azionario: i principali indici russi sono cresciuti del 6-9%, dopo aver dimostrato la miglior performance tra i paesi in via di sviluppo e quelli sviluppati. Il rinnovato interesse degli investitori nei confronti degli asset denominati in rubli è frutto anche del riavvicinamento tra Russia e Occidente nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale.

Dopo quattro settimane di costante crescita, questa settimana il dollaro ha iniziato a perdere terreno in Russia. Già durante gli scambi del lunedì il dollaro era sceso sotto i 66 rub./$, mentre il mercoledì ha rotto la barriera dei 65 rub./$: alla fine della seduta di venerdì, sulla piazza di Mosca il cambio si è attestato su un valore di 64,8 rub./$, cioè 2 rub. in meno rispetto al valore della settimana precedente. Una dinamica simile è stata registrata anche negli scambi con la valuta europea: il cambio con l’euro si è fermato intorno ai 69 rub./€ dopo essere sceso di 2,7 rub. in una settimana.

La scommessa su larga scala riguardo ad un rafforzamento del rublo è stata portata avanti su un fronte esteso. Alla fine della settimana l’indice MMVB è cresciuto del 5,7%, fino ad un valore di 1826,69 punti, mentre l’indice RTS ha aggiunto un 9%, dopo aver raggiunto i 888,36 punti. Gli indici russi si sono dimostrati i migliori per quanto riguarda la performance tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo: i principali indici asiatici sono cresciuti soltanto del 0,8-1,4% questa settimana, quelli europei del 2,3-4%, quelli americani del 3,5%.

Questo risollevamento del mercato finanziario russo è stato aiutato dal riallacciamento dei contatti tra la Russia ed i paesi occidentali nell’ambito della lotta al terrorismo. Ad inizio settimana, dopo i colloqui tra i presidenti di USA e Russia, il capo della Casa Bianca ha sottolineato l’importanza del dispiegamento militare russo in Siria, mentre nel mar Mediterraneo hanno iniziato a collaborare tra di loro le forze militari russe e francesi. Il rafforzamento dei rapporti tra Federazione Russa e Stati Uniti potrebbe portare ad un miglioramento del rating russo, mentre lo sviluppo di una collaborazione internazionale potrebbe portare alla eliminazione delle sanzioni imposte alla Russia, come è stato annunciato a Bloomberg da Moritz Kramer, Chief Raiting Officer di Standard and Poor’s.

L’account manager di Trinfiko Farit Zakirov sottolinea che “i commenti fatti dai rappresentanti di S&P hanno contribuito alla riduzione dei tassi d’interesse e hanno portato a sperare in un indebolimento della pressione sanzionatoria sulla Russia”.

Non sono ancora stati fatti annunci ufficiali circa un alleggerimento delle sanzioni verso la Russia, né tantomeno di una loro totale cancellazione, da parte dei paesi occidentali, ciononostante gli operatori del mercato sono stati talmente entusiasti dei risultati delle politiche russe da non tenere quasi conto delle oscillazioni del prezzo del greggio.

Secondo i dati dell’agenzia Reuters, per quasi tutta la settimana il prezzo del greggio russo Urals sul mercato spot è rimasto sotto i 40$ al barile, cioè il minimo da febbraio 2009, e solo il venerdì esso si è alzato fino a 40,2$ il barile. Il prezzo del Brent verso fine settimana è cresciuto fino a 41,9$ il barile quando, invece, nel corso della settimana si era avvicinato ai 40$. “Il rublo si è temporaneamente staccato dal greggio e ciò è possibile non solo grazie al miglioramento dell’atmosfera geopolitica, ma anche grazie all’eccesso di liquidità in dollari che c’è nel mercato” ha commentato Aleksej Pogorelov economista di Credit Suisse.

Dunque per adesso gli operatori sono ottimisti per quanto riguarda gli asset denominati in rubli. Secondo le parole di Andrej Shenk, analista di Alpha-Kapital, l’atteggiamento degli investitori nei confronti del mercato russo e dell’economia russa sta cambiando e, come risultato, il gap rispetto agli altri paesi in via di sviluppo ha iniziato a ridursi. “La maggioranza dei grossi investitori che sono orientati sui mercati in via di sviluppo non ha molti investimenti in Russia. In virtù di ciò, la domanda di titoli russi è prevista stabile nel medio termine, nonostante l’outlook negativo che c’è in generale sui paesi in via di sviluppo” ha constatato il signor Shenk. Un aiuto in più al rublo dovrebbe arrivare dalle enormi entrate fiscali previste: secondo un sondaggio di Bloomberg, entro la fine del mese sono richiesti alle aziende circa 600 mld. di rubli di pagamenti che comprendono le tasse sull’estrazione degli idrocarburi, le accise, l’IVA e le tasse sui profitti.

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