Come rimuovere il “coltello turco” dalla schiena?

Fonte: Novaja Gazeta 26/11/2015. Traduzione di Marcello De Giorgi

Il bombardiere Sukhoi Su-24M (comandato dal sotto-colonnello Oleg Peškov e dal capitano Konstantin Murahtin) è stato abbattuto da un caccia turco F-16 Fighting Falcon, che i piloti stessi chiamano Viper, la mattina del 24 novembre nel corso di una compito di combattimento. Una coppia di Su-24M aveva bombardato posizioni armate dell’opposizione siriana vicino al confine turco, in una zona densamente popolata da turkmeni siriani, in provincia di Laodicea. I piloti russi si sono lanciati in un terreno montagnoso e boscoso vicino alla linea del fronte. Peshkov è stato ucciso, a quanto pare, fucilato dai turkmeni mentre scendeva con il paracadute. Murahtin è stato salvato nel corso di una operazione di ricerca e salvataggio.

 

I turkmeni, dei quali in Russia pochi avevano sentito parlare prima dell’accaduto, sono i discendenti degli Oghuz che migrarono in Medio Oriente nel XI secolo, durante la conquista turca.

I turkmeni siriani utilizzano il moderno alfabeto turco e parlano una lingua molto simile. Per la casta militare turca i turkmeni siriani sono turchi, che devono essere assolutamente protetti dalle forze armate turche da minacce ed attacchi esterni, tra cui gli attacchi dell’aviazione russa.

La milizia turkmena è sottoposta all’assemblea del popolo turkmeno siriano, creato nel 2012. Nel corso della guerra civile siriana i turkmeni, con il sostegno attivo della Turchia, hanno cancellato dalla montagnosa parte settentrionale della provincia di Laodicea le forze del regime di Bashar al-Assad.

Poco dopo l’inizio dell’operazione delle forze aeree russe forze regolari del regime di Assad, un distaccamento di combattenti alawiti e di truppe scelte libanesi del gruppo terroristico “Hezbollah”, hanno cominciato grazie al supporto aereo un’operazione nel nord della provincia di Laodicea su tre direzioni convergenti, cercando di schiacciare le forze principali della milizia turkmena. Murahtin ha detto ai giornalisti nella base aerea russa “Hmeymim” in Siria che il suo aereo non avrebbe potuto entrare accidentalmente in Turchia: “Abbiamo più volte effettuare missioni di combattimento in quella zona. Come navigatore ne conosco ogni altura. Posso anche navigare senza strumenti “. Si scopre che bombardano incessantemente.

Le autorità russe hanno spiegato l’attacco all’Su-24M dicendo che le autorità turche e personalmente il presidente Erdoğan sono in qualche modo legati al commercio illegale di petrolio e prodotti petroliferi, che è stata una vendetta contro la Russia per gli attacchi ad autobotti per il rifornimento dello Stato islamico (IS). Ma nelle montagne turkmene non avviene alcuna produzione o raffinazione del petrolio, non ci sono autobotti e non c’è l’IS, il cui petrolio illegale è comprato tanto dai turchi, quanto dai curdi e dal regime di Assad, alleati di Mosca.

Secondo fonti informate ad Ankara, il presidente Erdoğan ha insistito già in estate affinché l’esercito turco attraversasse la frontiera e stabilisse nel nord della Siria una zona cuscinetto, ma il comando maggiore turco si è rifiutato. In estate, l’opposizione e le milizie turkmene hanno attaccato e ampliato con successo la zona di controllo nella direzione di Laodicea . Oggi sotto l’impatto delle forze di Assad e delle bombe russe il fronte a nord di Laodicea ha generalmente tenuto, ma scricchiola, ed un certo numero di posizioni importanti sono andate perdute. Se il fronte crollasse le truppe governative si troverebbero sulla strada diretta alla capitale della provincia Idlib, e diverse migliaia di turkmeni locali fuggirebbero in Turchia, dove molti si sono già rifugiati.

Tale rastrellamento etnico di massa contro un’etnia turca al confine con la Turchia non è assolutamente un’opzione per il partito di governo di Erdoğan, per la società turca e, cosa più importante, per i militari turchi, che hanno utilizzato come scusa il fatto che il Su-24M abbia un paio di secondi nello spazio aereo turco, e che esso è stato abbattuto dopo che i turchi avevano già dato avvisi in anticipo attraverso i canali diplomatici.

Già il 20 novembre, all’ambasciatore russo ad Ankara Andrei Karlov, convocato dal ministero degli esteri turco, era stata chiesta la fine del “bombardamento intensivo” su territorio turkmeno e l’interruzione delle operazioni militari nei pressi del confine turco. Il presidente Vladimir Putin e il ministro degli esteri Sergei Lavrov hanno sostenuto che a nord di Laodicea “sono incentrati combattenti, nativi della Federazione russa” e l’aviazione russa ha il diritto di effettuare contro di essi “attacchi preventivi”.

Secondo il capo dello Stato maggiore della difesa, il Generale Sergei Rudskoj a nord di Laodicea “si concentrano più di 1.000 miliziani nativi del Caucaso del Nord” e le forze governative siriane sostengono col supporto dell’aviazione russa “operazioni per la distruzione delle bande di combattenti”. Allo stesso tempo, nessuno dei capi russi ha praticamente fornito alcun elemento a sostegno che tra le montagne turkmene si trovino terroristi internazionali a tutti gli effetti cittadini della Federazione Russa. Rudskoj ha sottolineato che “nessuno dei nostri partner ha mai detto che in questa zona ci siano divisioni della cosiddetta “opposizione moderata” sconsigliando di colpire questo settore”. Non è chiaro: il nostro Ministero degli Esteri ha dimenticato di trasmettere allo Stato Maggiore la richiesta turca di fermare i bombardamenti?

Ora la Russia è effettivamente entrata in un particolare periodo prebellico: i contatti diplomatici con Ankara sono crollati, le dogane hanno cessato di legalizzare qualsiasi prodotto turco e Putin ha avvertito i turisti russi in Turchia che essi “potranno essere esposti a un rischio significativo” se “ci saranno altri incidenti noi reagiremo”.

È stato annunciato che in Siria è stato distribuito l’ultimo lanciamissili S-400, che l’incrociatore “Mosca” con il lanciamissili “Fort” (S-300F) è nella rada di Laodicea e, secondo Sergej Šojgu, “è pronto a distruggere qualsiasi bersaglio aereo, che rappresenti una potenziale minaccia per la nostra aviazione “. Un discorso simile vale per i caccia turchi che possono colpire preventivamente. È stato annunciato che i bombardieri russi voleranno con caccia di scorta, che ovviamente saranno pronti pronto a unirsi alla battaglia con i turchi. È stato riferito che al confine nord della provincia di Laodicea l’aviazione russa avrebbe bombardato un camion merci.

Oggi dall’avanguardia dell’opposizione siriana a Laodicea ci sono solamente 30 km di distanza sull’autostrada numero 2, e da li lungo la pianura costiera ci sono solo 15 km fino base “Hmeymim.” Vicino si trova l’alloggiamento di Assad. Per garantire la sicurezza di “Hmeymim” e l’alloggiamento degli alawiti governativi, si richiede di ripulire le zone a nord di Laodicea. Negoziare con i turchi, circa una zona cuscinetto per i Turkmeni sembra troppo pericoloso: si tratterebbe di una permanente minaccia potenziale. Non resta che bombardare senza pietà per vendicare i compagni caduti cosa che probabilmente accadrà. Lavrov ha annunciato che contro la Turchia “nessuno ha intenzione di combattere.” Ma detto questo si può abbattere un caccia turco, per pareggiare i conti e dare una lezione, come quella che ci hanno appena dato.

I turchi non hanno nessun posto dove ritirarsi. Erdoğan e il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu come Lavrov, dicono che non desiderano una escalation del conflitto. Ankara premono gli alleati della NATO e di Washington, affinché non provochi una potenza nucleare.

Ma hanno giurato di difendere “i fratelli turkmeni”, e allo stesso tempo capiscono che se soccombono, potranno perdere non solo il potere ma anche la libertà e la vita. Nel 1974, quando a Cipro i turchi di etnia sono stati assediati nei loro villaggi, l’esercito turco sbarcò sull’isola, fregandosene del divieto di Washington.

Nella nostra base di “Hmeymim” abbiamo in tutto due unità di caccia (Su-30SM e Su-27SM3) con quattro pezzi per ciascuna. Trasferire ulteriori forze significative, avendo solo una base attrezzata, è difficile ed è pericoloso creare una concentrazione di forze in un punto vulnerabile. I turchi hanno 179 F-16S (monoposto) e 57 F-16D (doppi posti) con tutte le modifiche avanzate. Infatti i turchi producono F-16 secondo licenza. La Turchia ha una potente rete di basi aeree avanzate e di piloti ben preparati: hanno abbattuto con un razzo l’Su-24M vicino all’AIM-9 Sidewinder, senza che né l’equipaggio né il controllo dello spazio aereo si accorgessero di nulla e per molto tempo non si è riusciti a capire che cosa sia realmente accaduto .

La flotta turca è quantitativamente e qualitativamente superiore al quella russa sia nel Mar Mediterraneo che nel Mar Nero. Per quanto riguarda la necessità di denaro, per affrontare le forze russe in caso di un conflitto regionale su larga scala, i turchi, in linea di principio, non hanno bisogno ne degli Stati Uniti ne della NATO: sono in grado di gestire il conflitto anche se con le perdite. L’S-400 “Triumph”, naturalmente, è un sistema potente e moderno, ma ha bisogno di profondità strategica, ed è stato lanciato senza una copertura seria su un suolo molto vicino al fronte. Se i carri armati turchi entrassero in Siria e attaccassero con il sostegno dell’opposizione, sarebbero in grado di sfondare nella base di “Hmeymim” in un paio d’ore prendendosi il sistema S-400 come trofeo.

Naturalmente la Russia è una potenza nucleare, ma i turchi hanno in stock vicino al confine con la Siria nella base di Incirlik fino a 40 bombe nucleari B1 in duplice chiave con gli Stati Uniti, giusto in caso di guerra con la Russia.

Forse si dovrebbe rallentare un po’, non portare la questione fino ad un errore, fare una smorfia, estrarsi il coltello turco dalla schiena e cercare in qualche modo un accordo, perché però non dare almeno il colpo di grazia ai turkmeni?

 

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.