Il Ministero degli Esteri russo costruisce una cortina di ferro?

Articolo di Alexander Baunov Traduzione di Gregorio Baggiani

Prende, come una bomba, prende, come un riccio e pretende di ricevere un visto. Succede, rifiuta. Chiede di mostrare una copia dei biglietti, la prenotazione dell’albergo, il documento del suo posto di lavoro riportato sul modulo NDFL-2, qualche volta invita per un colloquio. Pensavamo che ciò fosse dovuto al fatto che veniamo considerati da loro alla stregua di un serpente bicefalo, ma dopo un po’ riusciamo a comprendere di cosa si tratta in realtà. Il serpente si trova nel seno, come è nella natura delle cose.
L’internet russo sconvolto dalla ennesima testimonianza dalla perfidia del proprio governo. Sembra che l’Unione Europea sia da lungo tempo pronta a farci entrare in Europa senza il visto, ma il Ministero degli Esteri russo rifiuta questa proposta fino a quando ai possessori di un passaporto di servizio (cioè i funzionari dello Stato) non sia consentito viaggiare in Europa e rimanerci tanto quanto desiderano.
Un post scritto su questo punto da un blogger molto popolare è divenuto il giorno stesso l’argomento più cliccato dell’internet russo. Esso è venuto fuori fuori dopo una lettura errata di un articolo del tutto innocente della mia collega Leni Cernenko di “Newsweek”, ma ora giornalista della redazione Esteri di ”Kommersant”, circa un momento assolutamente routinario di un processo negoziale che è durato molti anni.
La lettura dell’articolo si è rivelata erronea, ma nel fatto che sia successo, e anche nel fatto che questa erronea interpretazione si sia diffusa tanto rapidamente grazie a numerosi ripostaggi contenenti commenti molto arrabbiati- in tutto questo non vi sono errori. E’, viceversa, una legge di natura. Siamo già abituati al fatto che la polizia esiste per torturarci. Il Ministero dell’Istruzione lavora perché noi si conosca il meno possibile. La giustizia minorile esiste per prendere in ostaggio i nostri figli. Che cosa c’è di stupefacente nel fatto che il Ministero degli Affari Esteri lavori per non farci andare all’estero? Ciò rientra perfettamente nel quadro delle presenti relazioni tra i lettori ed il potere statuale. Essi, a giudicare da questo caso, si sono spinti tanto lontano, da non capire chi ne subisca di più le conseguenze: le autorità statali, di cui la popolazione non si fida, qualunque cosa esse facciano, o l’opinione pubblica che, già senza riflettere, si rifiuta di vedere in faccia la realtà a beneficio della chiarezza della sua visione del mondo.
Semplificazione del regime dei visti
Nell’articolo di “Kommersant” c’è scritto quanto segue: “Mosca e Bruxelles portano avanti in questo campo un lavoro in due direzioni: la facilitazione del regime dei visti e la loro totale abolizione per viaggi di breve durata. Ed in entrambi i casi vi sono dei seri problemi. Il trattato già praticamente concordato sulla sostanziale semplificazione delle formalità per il rilascio dei visti non verrà firmato a causa di una singola questione irrisolta. Mosca insiste che nel trattato sia inclusa l’abolizione dei visti per i detentori di passaporti di servizio, ma Bruxelles è contraria.“
Dall’articolo si evince che la discussione ruota attorno a due diversi negoziati: uno per un programma di massima, uno per un programma di minima. Il programma di massima prevede la totale abolizione da entrambe le parti ed è ciò che propone il Ministero degli Affari Esteri russo. L’ Europa è contraria.
Il minimo è ciò che propone l’Europa: l’immediata adozione di una serie di misure volte alla semplificazione del regime dei visti. La questione non riguarda l’apposizione del visto all’entrata, né il visto online, ma letteralmente ciò che è stato detto – la semplificazione delle formalità. Nel corso degli anni vi sono state decine di tali semplificazioni: abbiamo tutti visto che è divenuto più semplice ricevere un visto per un lungo soggiorno o un visto multiplo, sono comparsi centri per il rilascio dei visti, quasi dappertutto sono stati abolite le convocazioni personali per ottenerli. Da noi sono in vigore degli accordi specifici per la semplificazione del rilascio dei visti con la Germania, la Spagna, l’Italia e la Grecia. Ma lo stesso anche con questi è impossibile chiamare semplice questa procedura. Si tratta di una delle procedure più disgustose, che impedisce di progettare la vita come si desidererebbe.
Ma tutto ciò non muta la questione principale: l’Europa continua a richiedere come prima dal cittadino russo di farle sapere con anticipo della sua intenzione di arrivare, di consegnare in anticipo al consolato i documenti che attestano la sua solvibilità , di fornire una gran quantità dei suoi dati personali ( perché , in fin dei conti, il consolato dovrebbe interessarsi del nome da ragazza della madre?) Ed insiste a mantenere il diritto di non concedere un visto.
Ed è proprio a questo cui l’Europa non intende rinunciare anche questa volta. Probabilmente, è un peccato che, a causa dell’intransigenza del Ministero degli Affari Esteri sui passaporti azzurri, durante questo incontro di routine le formalità non si siano semplificate neanche di mezzo passo. Ma è anche necessario comprendere che queste ennesime semplificazioni sarebbero di rilievo per i conducenti di autoarticolati, gli impiegati del settore culturale che vanno in tournée, gli studenti che studiano in Europa, gli uomini d’affari che svolgono la loro attività lì e quelli che si recano in Europa per la ventesima volta e che hanno imparato a cavarsela con il visto.
L’autore dell’articolo prova ad immischiarsi nella discussione: “Non volevo assolutamente dire che l’UE sia pronta a farci entrare senza visto o quasi senza visto o che la Russia rinuncia a questa possibilità fino a quando ai funzionari statali non sarà concesso di entrare. Non sono in possesso di una tale informazione, nessuno al mondo ce l’ha.” E’ tardi, non ascoltano l’autore: signora, si faccia da parte, Lei non è più necessaria, sono state dette le cose essenziali, ciò che ognuno aveva in mente, adesso lo afferma apertamente. L’Europa, come pensavamo noi, è buona, ma i funzionari russi non desiderano che i loro sudditi viaggino liberamente nella stessa Europa, ma, al contrario, hanno l’intenzione segreta di far tornare indietro la Cortina di Ferro. Desiderano che viaggino soltanto i funzionai corrotti provvisti di passaporto di servizio.
Il passaporto di servizio dei funzionari
Adesso parliamo un momento dei passaporti azzurri. Nell’Ambasciata dove lavoravo, l’autista dell’ambasciatore aveva un passaporto azzurro, ed anche il secondo autista aveva un passaporto azzurro, ed anche i cuochi, le insegnanti della scuola dell’Ambasciata, ed anche il giardiniere ed i contabili e la segretaria, gli addetti ai codici cifrati e chissà chi altro. Ma quale passaporto volete che abbiano? Quello diplomatico? Quello diplomatico ce l’hanno i diplomatici. E né noi, ne l’Europa siamo pronti ad equiparare allo status diplomatico il cuoco, lo stalliere o il carpentiere. Ma anche loro non sono pronti a vivere come semplici turisti. E oltre a loro, i passaporti azzurri sono posseduti da tutti coloro che vivono a lungo all’estero e che in un modo o nell’altro sono legati allo Stato: i giornalisti, i collaboratori di compagnie di grandi dimensioni a partecipazione statale e in alcuni casi anche di compagnie interamente private la cui presenza sul mercato locale viene considerata di rilievo dallo Stato. Qualcosa del tipo di “Lukoil”, ”Aeroflot”, ”Gazprom”, ”Atomstroikexport”, “AvtoBAS”, etc. E sì, i passaporti azzurri si danno ai funzionari che, si suppone, si debbano spesso recare all’estero per una missione di lavoro. Ma è necessario ricordare che gli alti funzionari, i deputati, i ministri ed viceministri sono in possesso del passaporto diplomatico.
Non corrisponde a verità che i passaporti di colore azzurro siano un’invenzione specificamente russa. Esistono in molti Paesi, tra i quali quelli dell’Unione Europea. Non corrisponde a verità il fatto che porre la questione sui viaggi senza visto per i possessori di passaporto russo rappresenti un’eccezione alle regole , una sorta di incredibile insolenza da parte del Ministero degli Affari Esteri russo. Seguendo esattamente tali modalità, ad esempio, viaggiano in Europa i cittadini ucraini o turchi: i normali cittadini – con il visto, quelli che possiedono un passaporto diplomatico o di servizio, senza. Ciò appare evidente, almeno da questa tabella dei requisiti per i cittadini turchi. Il MAE russo parla proprio di ciò: voi dite di condurre delle trattative con noi sul regime che non prevede il visto per tutte le categorie di cittadini, allora consentite l’attuazione del regime che non prevede il visto almeno per quelle categorie che già ne usufruiscono in Turchia ed in Ucraina.
Fino ad ora la procedura di ottenimento del visto per un passaporto di servizio è stata più lunga rispetto ad un passaporto ordinario. Perciò non corrisponde a verità il fatto che il Ministero degli Affari esteri russo sollevi una questione riguardo alla possibilità per i possessori dei passaporti azzurri di viaggiare in Europa e di restarci quanto desiderano. Ciò non è possibile neanche con il passaporto diplomatico. Una tale pratica- viaggiare in un Paese e restarci quanto si vuole – in linea di principio non viene contemplata tra Paesi, a meno che essi non siano membri di un’ unione politica ed economica, ad esempio l’Unione Europea. Noi viaggiamo in Tailandia o Turchia senza visto, ma possiamo rimanere nel Paese soltanto per un tempo determinato ed abbastanza breve.
Nemici dei liberi spostamenti
Un problema analogo esiste con il Ministero degli Affari esteri russo che di fatto non desidera che il cittadino russo si rechi all’estero senza visto. Certo, dopo mezzo anno di lavoro della nuova Duma, nulla è impossibile , persino una legge che preveda l’incenerimento pubblico dei passaporti sulla pubblica piazza , ma attualmente tale legge non si trova neanche allo stato di progetto e fortunatamente il Ministero degli Affari Esteri russo non è sottoposto alla Duma e non la tiene in grande considerazione. E soprattutto, fino a questo momento, grazie a Dio, ciò non corrisponde ai semplici dati empirici. Se le autorità statali desiderano tanto non lasciarci andare all’estero, per quale motivo esse con tanta voglia accettano l’abolizione del visto (od il suo rilascio al confine), da qualunque parte esso provenga – da Hong Kong, Israele, Marocco, Turchia, l’Asia sud orientale o l’America Latina. Negli ultimi anni il gruppo dei Paesi che non richiedono il visto è aumentato considerevolmente e non si è ristretto neanche di una posizione.
Nel corso degli scorsi 12 anni le autorità russe hanno insistito molto con gli europei sulla questione dell’abolizione del visto. Avendo incontrato Igor Ivanov, Lavrov o Putin, i diplomatici europei si sono nascosti in bagno: adesso si comincia a parlare dell’abolizione dei visti.
Non è vero che gli europei sono pronti da lungo tempo ad accoglierci senza visto. Non lo sono adesso e tanto meno lo sono stati anche in passato. Vi sono Paesi che sarebbero felici di accettarci anche senza visto, ma ve ne sono che si oppongono all’abolizione del visto. Questi Paesi non vengono esplicitamente nominati durante i colloqui, né tantomeno sulla stampa, ma in dieci anni e più di trattative è cambiata anche la composizione nel campo degli avversari dell’abolizione del visto. Ma ciò ormai rappresenta un segreto di Pulcinella.
Ad esprimersi con maggiore veemenza contro l’abolizione del visto Schengen per i cittadini russi sono gli scandinavi: gli svedesi, i norvegesi e i danesi. Per gli scandinavi ed il loro eccessivo sistema sociale, stipendi di alto livello e prezzi altrettanto alti quasi ogni straniero può rappresentare un potenziale mangiapane ad ufo ed uno scroccone. E noi, in aggiunta a ciò, siamo per loro ancora una nazione selvaggia e arretrata, impantanata nelle precedenti fasi di sviluppo, i cui cittadini non sarebbero in possesso di valori europei perché possano sentirsi in Europa come a casa propria. Proprio per questi motivi, cioè a causa del gap civilizzatorio, si oppongono Paesi Bassi e Belgio.
Anche gli Stati baltici sono solitamente contrari. Numero uno, abbiamo sofferto, ci siamo separati dall’URSS e poi siamo entrati in Europa, non perché in seguito i cittadini russi, come ai tempi dell’Unione Sovietica, viaggino liberamente nei nostri Paesi , e come noi, europei, si spostino in Europa. Oltre a ciò, per la loro ridotta popolazione, l’incasso dovuto al rilascio dei visti ai cittadini russi rappresenta un fattore non di poco conto dal punto di vista dell’incremento del budget statale.
Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca cambiano posizione. Una volta desiderano punire la Russia per la sua aggressività ed allontanarsi quanto più possibile, loro che sono europei, da noi, non europei, ma l’altra, al contrario, pensano al vantaggio rappresentato dal turismo di massa russo. La Slovacchia solitamente si esprime a favore dell’abolizione del visto.
Non sono contrari all’abolizione del visto (con una diversa quantità di riserve presentate in tempi diversi) la metà sud dell’UE che si affaccia sul Mediterraneo: Grecia, Cipro, Italia, Spagna, Portogallo. I grandi – Francia e Germania – all’inizio degli anni Duemila si sono espressi più in favore dell’abolizione del visto, quando al potere c’erano Schroeder e Chirac, ma adesso la Germania, senza il cui assenso non è possibile discutere di alcunché con l’Unione Europea o Schengen, si è spostata nel campo degli avversari e interpreta le regole di Schengen nei confronti della Russia nel modo più rigoroso. L’Austria si è sempre espressa contro l’abolizione del visto e mantiene tuttora questa posizione. La Finlandia è invece passata dal campo degli avversari a quello dei sostenitori.
Nelle trattative con la Russia sulla questione del visto c’è ancora un’altra particolarità. L’Europa Orientale ed in particolare gli Stati Baltici ritengono che concedere ai cittadini russi il diritto di viaggiare in Europa senza visto non sia pedagogicamente corretto senza prima averlo concesso ai cittadini ucraini, georgiani o moldavi: a questi ultimi bisogna concederlo prima o contemporaneamente. Ma per l’apertura delle frontiere l’elemento più importante è sempre stato rappresentato dalla solvibilità. Il reddito pro capite russo è di alcune volte superiore rispetto a quello di questi Paesi. Bisogna quindi aspettare o che il loro reddito pro capite aumenti oppure che l’Europa Occidentale smetta di temere la loro povertà. A rigore, noi non siamo affatto ostaggi del Ministero degli Affari Esteri russo, né dei possessori del passaporto azzurro, ma dei cittadini, governi ed economie di tre ex Repubbliche sovietiche e dei loro alleati dell’Europa Orientale. In ogni caso, per la prima volta nella storia dell’Unione Europea, i risultati delle trattative sull’abolizione del visto con un Paese vengono fatte dipendere dall’abolizione del visto con un secondo ed un terzo.
Reciprocità
All’Europa converrebbe soprattutto una situazione in cui gli europei si rechino in Russia senza visto, a noi da loro con il visto, anche se con formalità ridotte al minimo. È molto piacevole viaggiare liberamente, ma fare entrare qualcuno nel proprio Paese sulla base della propria discrezionalità.. Noi stessi viaggiamo in Egitto o Marocco, quando invece per gli egiziani non sussiste e non si prevede la possibilità di visitare la Russia senza visto.
Quest’ineguaglianza si incontra più spesso tra Paesi che presentano una grande differenza nel livello di reddito, quando in ogni caso non sussistono speranze che aboliscano il visto per te, ma fare entrare i cittadini di un altro Stato nel proprio Paese ha senso dal punto di vista economico. Quando sussiste tale speranza, i Paesi solitamente finiscono per raggiungere la reciprocità. Proprio secondo queste modalità noi abbiamo abolito la necessità del visto con la Turchia.
Da noi alcuni dicono che è necessario abolire il visto per gli europei (ci portano soldi perchè vengono da noi come investitori e turisti) perché l’Europa è buona per natura ed in risposta ad un gesto tanto generoso abolirà presto il visto anche per noi. L’Europa, forse, è buona. Ma una diplomazia buona non esiste. Si tratta sempre di uno scambio. La Georgia e l’Ucraina hanno abolito il visto per gli europei, ma in Europa non esiste un dibattito a questo proposito né intenzione a tal riguardo di abolire per gratitudine il visto per gli Ucraini ed i Georgiani. Forse soltanto per i possessori locali del passaporto di servizio.
In generale, non ho nulla contro la generosità, e non ho nulla in contrario a che gli europei viaggino in Russia senza aver ottenuto preventivamente un permesso, tanto più che la visita presso un consolato russo per uno straniero non rappresenta una procedura particolarmente piacevole. Ma in qualità di ex partecipante alle trattative, sebbene non fossi tra i negoziatori principali sedevo soltanto all’estremità del tavolo delle trattative, posso affermare che questa generosità non verrà ricompensata. Le trattative per l’abolizione del visto sono un commercio, e se si regala ciò che ci si preparava a vendere, non resta più nulla da vendere. Abolire il visto per gli europei significa privarsi semplicemente dell’unica merce che gli europei vogliono da noi in queste trattative. Tutto qui. La situazione di diseguaglianza rimarrà congelata per molti anni perché soddisferà completamente una delle due parti. Se non c’è differenza, perché pagare di più?
Per la Georgia e l’Ucraina esiste tuttavia una scusa cioè che si tratta di due Paesi poveri che hanno accettato condizioni non paritetiche per attirare ospiti benestanti, giustificazione che per noi non esiste. Il livello di vita negli Stati Baltici e nella maggior parte dei Paesi dell’Europa Orientale è paragonabile a quello russo o più basso, se prendiamo Mosca come parametro di riferimento. Non vi è logica nel fatto che gente con lo stesso livello di reddito possano recarsi all’estero liberamente, mentre altri possano farlo soltanto se provvisti di permesso. Esattamente come non vi è nessuna logica nel fatto che Paesi con un livello di vita simile al nostro ed analoghi problemi e con un indicatore più alto del livello di povertà e criminalità viaggino in Europa senza visto- ad esempio, Paesi come il Messico, il Brasile ed il Venezuela.
La coerenza della visione del mondo è un’ottima cosa, ma se la difendiamo ad ogni costo, anche a costo della realtà, è senza senso pretendere da altri che prestino attenzione alla realtà, tanto più se essi la considerano al di sopra delle proprie convinzioni. Infatti, se secondo la coerente visione del mondo di qualcuno si può prendere parte ad una manifestazione soltanto dopo avere ricevuto fondi dall’estero, se l’azione dimostrativa delle Pussy Riot è stata messa a punto dal Vaticano e se i gay sono frutto di propaganda – noi non abbiamo alcun titolo per rimproverarli. Dopotutto, siamo stati noi stessi che poco fa abbiamo preferito non soltanto le nostre proprie convinzioni alla realtà, ma anche un errore commesso frettolosamente.

Fonte: Slon.ru

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa.
Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.

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