I politologi sul conflitto tra Russia e Turchia: prima o poi per Ankara si metterà male

Traduzione di Debora Pierozzi

La Turchia ha seminato il caos in Medio Oriente, ma l’Occidente ha chiuso un occhio sulla politica del Presidente Erdoğan, dicono gli esperti. Adesso gli Stati Uniti difficilmente gioiranno del posizionamento del sistema missilistico di difesa russo S-400 in Siria, in conseguenza dell’attacco al Su-24.

MOSCA, 30 novembre – RIA Novosti. L’Alleanza atlantica, che si è affrettata a prendere le parti della Turchia nell’incidente relativo all’attacco al bombardiere russo Su-24, rischia di essere attirata da Ankara in un confronto estremamente pericoloso e indesiderato con Mosca, scrive il direttore dei programmi di ricerca del Medio Oriente presso il Centro internazionale “Woodrow Wilson”, Henri Barkey, per il periodico The American Interest.

Anche se si suppone che il Su-24 sia realmente penetrato nello spazio aereo turco, è difficile credere che una “violazione” così insignificante possa essere il motivo dell’attacco al velivolo, ritiene l’analista.

«Ironia vuole che nel 2012 Damasco abbia abbattuto un velivolo dell’Aeronautica Militare turca, anch’esso sospettato di violare le frontiere aeree, e Recep Tayyip Erdoğan, l’allora primo ministro della Turchia, non esitò a indignarsi. Egli disse che «una breve violazione dei confini non può essere considerata in nessun caso pretesto per un attacco». Allora, in che cosa si differenziano queste due situazioni?» dichiara perplesso l’esperto.

Il pubblicista turco Ümit Kıvanҫ osserva che nel settore dell’aviazione militare esistono delle procedure da adottare prima di abbattere un velivolo; per esempio, lo si può scortare fino all’uscita dallo spazio aereo. Tuttavia, le misure precauzionali necessarie quando si prende una decisione così importante e gravida di conseguenze, sono state ignorate da Ankara e le autorità hanno fatto quello «che è necessario compiere in ultima istanza». Inoltre, sia Kıvanҫ che Henri Barkey ricordano che tali incidenti avvengono spesso anche tra la Turchia e la Grecia: la pubblicazione Al-Monitor ci informa di circa 1.017 “violazioni” simili.

«L’accaduto è lontano dalla naturale reazione di uno stato, il cui spazio aereo è stato violato. Si ha la sensazione che la decisione sia stata presa in anticipo e che sia stata di natura estrema: si cercava un’occasione adatta, è stata creata la situazione giusta», ritiene Kıvanҫ.

Ankara era preoccupata per il crescente “consenso post-parigino”, che avrebbe potuto unire le forze di Mosca e dell’Occidente in una campagna unitaria contro il Daesh (ISIS, vietato in Russia – N.d.R) e rimuovere il presidente siriano Bashar al Assad dall’epicentro del conflitto in Medio Oriente, osserva Henri Barkey. Secondo un altro esperto, Steven Cook, collaboratore del dipartimento di ricerca del Medio Oriente e dell’Africa presso il Consiglio per le relazioni internazionali (CFR), in una lotta su larga scala contro l’ISIS la Turchia, e in particolare il suo presidente Recep Tayyip Erdoğan, non sarebbe un partner affidabile. Essa infatti dimostra di essere un problema considerevole e non parte della coalizione che cerca di risolvere questa questione.

«A metà del 2012, in seguito all’attacco a un aereo da ricognizione turco, la Turchia ha ripetutamente chiesto a Washington di intervenire in Siria e di rovesciare il regime di Assad. Questo è stato un altro errore di calcolo: Barack Obama non aveva la benché minima intenzione di dislocare le sue truppe in Medio Oriente» scrive Cook in un articolo per il “Politico”. Una volta che la politica siriana di Ankara ha fallito e nel momento in cui è difficile contare sul sostegno degli Stati Uniti, la Turchia ha trovato l’unico modo per combattere contro Bashar al Assad: l’addestramento di un certo numero di “teppistelli” radicalizzati, che avrebbero condotto il jihad contro Damasco.

Nel corso del tempo, l’estremismo è diventato uno strumento fidato della politica turca. Ankara, insieme a un altro “alleato problematico” degli Stati Uniti, Riad, ha supportato i militanti della brigata “Ahrar al-Sham”, i quali, a loro volta, aiutavano il gruppo armato “Fronte al-Nusra”, aggiunge il politologo. Per quanto riguarda il flirt della Turchia con i combattenti del Daesh, anche qui i critici di Erdoğan sottolineano che la cooperazione con loro è vantaggiosa per Ankara, poiché l’ISIS è in conflitto sia con il governo siriano che con i curdi. «Ankara continuerà a seminare il caos fino a che Washington non la chiamerà a risponderne» scrive Steven Cook.

«La Turchia potrebbe presto rendersi conto di aver tirato troppo la corda» aggiunge Henri Barkey. Con le sue azioni, il presidente turco sta provocando una crisi inutile a tutti: difficilmente Ankara avrebbe immaginato le sanzioni economiche da parte di Mosca, e Washington, il partner della Turchia nella coalizione occidentale in Siria, sicuramente non sarà lieto delle notizie circa l’arrivo dei sistemi russi di difesa missilistica S-400 nella base di Hmeimim.

Fonte: RIA Novosti

Collaboro al progetto di RIT spinta dalla passione per la lingua russa e dal forte interesse per il contesto post-sovietico

Debora Pierozzi

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