Il buio in Crimea

Il blocco energetico ha ridotto la dipendenza della penisola nei confronti dell’Ucraina.

Era stato chiaro fin dai primi momenti dell’unione della Crimea alla Russia: la sfera della penisola più vulnerabile alle pressioni di Kiev è quella della fornitura dell’energia elettrica. Al picco dei consumi la Crimea ha bisogno circa 1,1 – 1,3 mila MW. La produzione locale garantisce meno di un terzo del fabbisogno. Circa il 70% dell’energia richiesta proviene dal territorio ucraino tramite quattro linee principali di trasmissione.

Kiev ha sfruttato questo vantaggio anche l’anno scorso azzerando i flussi in determinati momenti della giornata. Tali limitazioni sono state interrotte solo dopo il raggiungimento di un accordo sulle forniture di carbone e energia elettrica dalla Russia all’Ucraina in cambio del rifornimento ininterrotto di elettricità in Crimea. Tuttavia dopo alcuni mesi i benefici economici derivati dall’accordo sono stati sacrificati in onore della logica politica dei radicali ucraini e dei tartari di Crimea. Questi hanno dapprima bloccato le forniture di generi alimentari verso la penisola e poi, il 20-22 novembre, sono stati fatti saltare in aria i piloni degli elettrodotti che portavano energia in Crimea per mano ufficialmente di ignoti (la cui appartenenza ai radicali è stata messa in discussione da pochi). I sostenitori del blocco non hanno consentito l’accesso verso quei siti ai tecnici riparatori. Kiev ha da tempo fatto finta di non vedere quanto sta succedendo dimostrando un tacito consenso alle azioni degli attivisti.

Dall’inizio del black out, nella penisola è stato introdotto uno stato di emergenza. Si è iniziato pesantemente a risparmiare energia elettrica: è stata fermata l’attività di molte aziende, negozi e ristoranti, interrotta la circolazione dei filobus ed è stata di molto diminuita la circolazione dei treni elettrici. Nei primi giorni dopo l’interruzione delle forniture, tre quarti degli abitanti della Crimea sono rimasti senza luce e dopo l’introduzione di un razionamento l’energia è tornata nelle case per alcune ore al giorno. L’accensione di tutte le fonti di riserva ha aiutato ad aumentare la produzione di energia elettrica permettendo di assicurarla alle strutture socialmente significative, ma tutto ciò non è bastato.

In risposta al blocco le autorità russe hanno interrotto le forniture di carbone verso l’Ucraina e hanno accelerato la costruzione di un ponte energetico per unire la centrale elettro nucleare di Rostov con le reti in Crimea. La luce è tornata in tutti i centri abitati della penisola e il riscaldamento ha iniziato ad essere a pieno regime. Una seconda linea della prima fase è entrata in funzione il 15 dicembre. Ulteriori 200 MW hanno permesso quindi di far ripartire le aziende in Crimea. Non sono stati evitati gli eccessi: il ponte energetico ha operato in eccesso di capacità nominale, le reti non hanno retto la tensione e si sono bruciate, si sono rotte le stazioni e i trasformatori, ma tutti i guasti sono stati riparati in modo operativo.

L’Ucraina ha in parte riattivato le forniture solamente l’8 dicembre quando su uno dei quattro precedentemente operativi elettrodotti è iniziato un flusso di 160 MW. All’inizio le autorità della Crimea si erano rifiutate di accettare energia elettrica dallo stato confinante ma il Centro federale ha deciso diversamente e non solo ha permesso l’import di energia elettrica ma anche ristabilito le forniture di carbone verso l’Ucraina. Tuttavia risulta chiaro che i precedenti schemi russo-ucraini non sono più applicabili. E’ in pianificazione di far avviare in tempi celeri, prima dell’estate 2016, una seconda fase del ponte energetico la quale permetterà di aumentare i flussi con la Russia continentale fino a 850 WH. A parte questo, nel corso di qualche anno si ha intenzione di realizzare nella penisola due centrali termoelettriche con potenza di 940 WH. Le conseguenze psicologiche del blocco sono evidenti: i cittadini della Crimea si sono infatti rinforzati nella loro scelta di unirsi con la Russia. Ecco che quindi il blocco non ha fatto altro che accelerare il passaggio della Crimea verso una completa autonomia dall’Ucraina.

Fonte: NG.ru 30 /12 / 15 Traduzione di Antonino Santoro

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com

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