Il capo della Chiesa Russa Ortodossa si congratula su FB con padre Fotija per la vittoria a “The Voice”

Fonte: Komsomol’skaja Pravda, 26/12/2015. Traduzione di Sydney Vicidomini

Il patriarca ha augurato al monaco di affrontare con dignità la fama rovesciatasi su di lui.

Affettuose le parole scritte dal patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill in occasione della vittoria del monaco Fotija nel programma televisivo Golos (titolo russo del format di The Voice, ndr). Gli auguri sono stati fatti dal rappresentante della Chiesa Russa Ortodossa sulla sua pagina di Facebook.

“Mi congratulo con padre Fotija per la vittoria nel concorso The Voice. Fin dall’inizio la sua partecipazione  non solo ha fatto parlare ma, mi sento di dire, ha anche costituito un pericolo per il monaco. Questo perché la carriera musicale e la vocazione monastica non sono conciliabili”, ha detto il leader religioso.

Il patriarca Kirill ha augurato a Fotija di conservare “la semplicità del comportamento, la modestia propria della vocazione monastica”.

“Conserva nel cuore ciò che ti auguro in questo momento difficile che dovrai affrontare dopo la vittoria del concorso. Ti auguro anche di ricordare che la strada che hai scelto, quella monastica, supera la vittoria che hai ottenuto, sia nello scopo che nel significato. Infatti molti hanno votato non soltanto la voce, ma anche il vestito”, ha sottolineato il capo della Chiesa Russa Ortodossa.

otets Fotija

 

Sydney Vicidomini

Insegnante, traduttrice, poliedrica. Curiosa del mondo e appassionata divulgatrice. Autrice di Russaliana - appunti russi di un'italiana su russaliana.me sydney.vicidomini@gmail.com

0 pensieri riguardo “Il capo della Chiesa Russa Ortodossa si congratula su FB con padre Fotija per la vittoria a “The Voice”

  • Gennaio 8, 2016 in 11:52 pm
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    Povera Italia che si vergogna della sua propria lingua: Голос si traduce con Voce. Punto e basta.
    “Образ” è immagine, no vestito, con il senso teologico, in questo caso, nella bocca della Sua Santità il Patriarca, di “immagine e somiglianza”…
    Quando si traduce (ho il testo originale sotto gli occhi, no quello della stampa!) si deve sforzare di rendere senza manipolare, il testo dell’autore .

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    • Gennaio 9, 2016 in 9:16 am
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      David, il tuo commento solleva diverse questioni, annose e non, del mestiere del traduttore e del linguista.

      La prima questione è quella della “vergogna della propria lingua”. Per quanto mi riguarda, pur non essendo una purista sfegatata, amo molto la mia lingua, e pur sapendo come si dice голос in italiano, so che in Italia esiste un format televisivo che si chiama proprio The Voice, in inglese, e questo non è colpa mia, e non lo posso cambiare, come non posso cominciare a chiamare la soap opera Beautiful “Bello”, Friends “Amici”, Sex and the City “Il sesso e la città” e Will and Grace “Guglielmo e Grazia”.

      La seconda questione è quella, mi pare di capire, della scelta tra una traduzione letterale e quindi fedele, e una non letterale e quindi infedele. Sarebbe riduttivo ripetere la solita solfa, che “tradurre è tradire”, perché la materia del tradurre è molto vasta e complessa e studiosi come Umberto Eco ti giustificherebbero questo tradimento in mille modi, portandoti esempi (uno a caso, “Gli esercizi di stile” di Queneau) in cui il tradimento è proprio necessario per conservare l’intenzione, la forma stilistica e l’accessibilità del testo nella lingua di arrivo.

      Tornando all’esempio pratico che mi riporti, quello della parola образ, so ovviamente che significa immagine, e avrei benissimo potuto fare il volo pindarico provando a entrare nella psiche del patriarca, e immaginando che lui con “immagine” si riferisse a una parte di “immagine e somiglianza”, ma anche se avessi pensato così, avrei subito saputo che a quella frase mancava qualcosa e che il messaggio non sarebbe stato accessibile al lettore italiano, che questo volo pindarico non l’avrebbe fatto. Votare un monaco per l’immagine? Quale immagine? In questo senso quando si parla di immagine si pensa al taglio di capelli e ai piercing, non alla tunica.
      Invece conosco espressioni russe di uso comune come образ жизни (stile di vita) che suggeriscono che la parola образ non si riferisca soltanto all’esteriorità, ma anche al comportamento, e in questo caso, alla funzione, all’aspettativa di comportamento. Senza voler manipolare o mettere in bocca parole non dette al patriarca, cosa che non ho motivo di fare, ho pensato che fosse più opportuno rendere l’idea trasmessa nell’originale, che chi ha votato non ha valutato soltanto la voce, ma si è lasciato affascinare dalla funzione religiosa del concorrente. In italiano l’immagine di sé che presenta il religioso si chiama vestito, o magari, e qui avrei potuto essere più precisa, abito, come in “l’abito non fa il monaco” dove la parola è usata appunto per distinguere l’immagine, forma esteriore, dalla sfera privata.

      Giustificate le mie scelte, che saranno comunque sempre discutibili, visto che si tratta di una traduzione di un testo che ha dietro di sé tanti ipertesti, e non di un’equazione di matematica, mi devo dire un poco sorpresa. Hai trovato da dire sul titolo della trasmissione e sull’abito del monaco, ma non sullo “scopo” e il “significato” della vocazione monastica, e questa cosa mi lascia perplessa: infatti era proprio quello il punto della traduzione che mi ha lasciata titubante e sul quale ho agito con più libertà. Come tradurre значение e смысл? “Significato” e “senso”? E che significa in italiano? A cosa voleva riferirsi esattamente il patriarca quando ha usato questi due sinonimi insieme? Forse si riferiva lontanamente a teorico del linguaggio Gottlob Frege? Nonostante, da linguista, mi venissero queste associazioni, mi è sembrato giusto non fantasticare troppo.

      Mi dispiace che il lavoro ti sia sembrato di cattiva qualità o che ti sia passato che provasse a manipolare il testo originale, perché non era assolutamente questa la sua intenzione.

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