L’esumazione dello scandalo

Il tribunale britannico accusa la Federazione Russa per la morte di Alexander Litvinenko

Fonte: Kommersant 22/01/2016. Traduzione di Marcello De Giorgi

Ieri Londra ha annunciato i risultati delle indagini sulla morte dell’ex ufficiale dell’FSB Alexander Litvinenko, morto nel 2006 a Londra dopo essere stato avvelenato con il polonio-210. Gli investigatori guidati dal medico legale Robert Owen hanno concluso che dietro all’eliminazione di Litvinenko siano i servizi speciali della Federazione Russa e che il Presidente Putin “possa aver approvato” questa azione. Una fonte di Kommersant presso gli organismi statali della Federazione Russa ha assicurato che Mosca “non accetterà il verdetto di tali procedimenti”, e ha assicurato che le dichiarazioni di Londra “non saranno senza conseguenze per le relazioni bilaterali”. Nel Regno Unito si discute sulla possibilità di introdurre nuove sanzioni contro la Federazione russa, come nel caso del “Magnitsky Act” americano, con cui gli Stati Uniti risposero dopo la morte nel 2009 dell’avvocato del fondo Hermitage Capital.

L’accusa

“È possibile che l’operazione sia stata approvata da Nikolaj Patrušev (capo del FSB nel 2006 – nota Kommersant) e dal presidente Putin,” – ha detto in un comunicato il medico legale britannico Robert Owen. Il rapporto afferma che nell’avvelenamento non sono coinvolti né servizi di sicurezza britannici né l’oligarca Boris Berezovskij (questa era l’ipotesi espressa in precedenza da Mosca). “Sono sicuro che Lugovoj (un ex dipendente dei Servizi Federali di Difesa russi – nota Kommersant) e Kovtun (suo socio in affari – nota Kommersant) hanno aggiunto il polonio-210 nel bollitore del Pine Bar dell’hotel Millenium il 1 novembre 2006,” – ha detto in conclusione.

Tra le possibili cause dell’omicidio di Alexander Litvinenko la relazione indica come fosse “considerato dall’FSB come un traditore”, fosse stato associato a Boris Berezovsky e Akhmed Zakayev (uno dei leader dei separatisti ceceni) e abbia lavorato per l’intelligence britannico MI6. Il motivo potrebbe essere il fatto che Litvinenko avesse alcune informazioni segrete.

Nel documento si parla dell’assenza di “materiali disponibili per udienze pubbliche”: gli investigatori si appoggiano su segreti del governo britannico, che non possono essere resi pubblici.

La reazione

La fonte di Kommersant presso gli organi statali della Federazione Russa ha assicurato che: “la parte russa non accetterà alcun verdetto di tali procedimenti.” Tanto più che, ciò che risulta dalla “fuga di notizie” è una “indagine pubblica” fatta sulla base di prove prima facie, che sono apparse tanto sufficienti all’apertura del caso quanto mancanti e quindi sufficienti alla sua chiusura. In altre parole, è stato “violato il principio della presunzione di innocenza, sconfinando anzi nel campo delle relazioni bilaterali”.

Il segretario del presidente Dmitrij Peskov ha detto in precedenza che il rapporto britannico non è di alcun interesse. Il fatto che sia possibile “l’apertura di un’inchiesta pubblica basata su servizi di intelligence senza nomi o dati personali” deve essere attribuita secondo il signor Peskov, “all’elegante humour britannico.” Andrej Lugovoj ha definito assurdi i risultati del procedimento. “Non c’era motivo di aspettarsi che la relazione finale di un processo politicamente impegnato e per nulla trasparente, indirizzato in precedenza verso un risultato desiderato, si trasformasse in obiettiva e imparziale, – ha detto la rappresentante del Ministero degli Esteri russo Maria Zacharova.- dispiace che un caso puramente penale sia stato politicizzato e abbia offuscato l’atmosfera delle relazioni bilaterali “.

Per il Comitato investigativo della Russia già nel luglio 2014 era apparso chiaro che “l’inchiesta sulla morte di Litvinenko si era spostata dal diritto penale al piano politico”. Poi è stata rinviata e l’inchiesta del medico legale ha portato alla cosiddetta inchiesta pubblica. “Non è mai stata così (pubblica – nota Kommersant) – ha dichiarato il Comitato. Dopo che il giudice ha dichiarato che le riunioni a porte chiuse gli permettono di capire meglio la questione della responsabilità della Russia tramite il materiale inviato dai servizi speciali, è apparso chiaro che i colpevoli sono stati stabiliti fin dall’inizio”. In seguito, notano al Comitato investigativo, sono comparse “prove segrete” che non saranno mai di pubblico dominio. Pertanto il Comitato investigativo non ha ritenuto opportuno partecipare ad un “processo politicamente impegnato”.

La fonte del Kommersant presso gli organi statali della Federazione Russa ha detto che la decisione di rinunciare ad un’inchiesta aperta è stata fatta nel bel mezzo del peggioramento relazioni russo-britanniche, sullo sfondo della crisi in Ucraina. “È difficile giudicare la decisione di Londra in altro modo, se non come un tentativo in questo contesto di chiudere il caso con il massimo danno per le nostre relazioni bilaterali, e a nostre spese,” – ha concluso la fonte del Kommersant.

Dal dicembre 2006 le forze dell’ordine russe hanno condotto le proprie indagini sull’omicidio di Alexander Litvinenko. Secondo la fonte del Kommersant essa è stata ampiamente ostacolata, dato che il Regno Unito ha rifiutato di fornire il materiale richiesto da Mosca. Tuttavia, ora l’indagine è nelle fasi finali ed giunge a conclusioni direttamente opposte a quelle fatte da Londra. In ogni caso, Andrej Lugovoj e Dmitrij Kovtun già nel dicembre 2011 sono stati riconosciuti dal Comitato investigativo russo come vittime di avvelenatori sconosciuti.

Il Segretario di Stato per gli affari interni Theresa May ha annunciato di essersi rivolta al capo pubblico ministero con la richiesta di prendere ulteriori interventi: l’estradizione di Lugovoj e Kovtun ed il congelamento dei loro “patrimoni criminali”. In conformità con la Costituzione la Russia non consegnerà Lugovoj e Kovtun. Se Londra darà a Mosca materiali per quanto riguarda il loro possibile coinvolgimento nel crimine, conformemente alla Convenzione europea di estradizione del 1957 il Comitato investigativo russo può, “se necessario”, svolgere le proprie indagini su di loro. Tuttavia esse sono già state svolte dal comitato nell’ambito di una causa penale.

Le conseguenze

“La conclusione che l’omicidio sia stato approvato al più alto livello della Federazione russa, è estremamente preoccupante, – ha comunicato ieri l’ufficio del Premier britannico – l’omicidio non deve essere adottato in qualsiasi paese, per non parlare dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.” Il primo ministro David Cameron non ha escluso “azioni punitive” contro la Russia.

A Londra si è discusso attivamente sulla possibilità di imporre sanzioni contro la Russia. Il leader dell’opposizione liberaldemocratica esorta l’introduzione di un pacchetto di misure restrittive. Il suo capo Tim Ferron ha esortato ad introdurre in relazione al caso Litvinenko l’equivalente britannico della “Magnitsky Act” americano (il revisore russo Sergej Magnitskij morì nel carcere “Matrosskaja Tišina” nel 2009). Alle sanzioni ha invitato anche la vedova di Alexander Litvinenko, Marina – lo ritiene necessario per congelare i beni di tutti i soggetti coinvolti nella morte di suo marito, ed impedire loro di entrare Gran Bretagna.

Si sono uniti alle critiche anche membri del partito conservatore di Cameron.

Ad un’altra posizione si attiene per ora il Foreign Office. Come precedentemente riportato dal quotidiano The Guardian, il Ministero degli Esteri cerca di evitare l’imposizione di nuove sanzioni contro la Federazione russa. I diplomatici britannici, in particolare, citano la necessità di lavorare insieme per creare un fronte unito contro lo “Stato islamico” (non riconosciuto in Russia). “Il Foreign Office ed il ministro dell’Interno Theresa May faranno tutto il possibile affinché l’indagine (sul caso Litvinenko.- nota Kommersat) sia indipendente dal governo e non diventi una azione politica,” – ha il Guardian.

Tuttavia, negli Stati Uniti ieri ha messo in chiaro che dopo la relazione sulla morte di Alexander Litvinenko potrebbero essere presi provvedimenti contro la Russia. “In futuro non escludo passi in tal senso” – ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Ernest.

 

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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