Il primo tra “I severi”

Tahir Salahov alla Galleria Tret’jakov. Alla Galleria Tret’jakov è stata inaugurata una retrospettiva del classico dell’arte ufficiale degli anni 1960, 1970 e 1980, di uno tra i principali artisti dello “stile severo” ed importante figura nella politica artistica sovietica – Tahir Salahov. Racconta Marina Anziperova.

Sembra che la riabilitazione del patrimonio sovietico all’interno dell’arte figurativa sia diventata un trend. Dopo la mostra “Il realismo romantico” al Manege, la Galleria Tret’jakov procede nella stessa direzione: all’inaugurazione della mostra di Tahir Salahov la direttrice della Galleria Zelfira Tregulova ha detto che la rivalutazione è indispensabile e ha paragonato “Fortezza Il’ič” ai film di Antonioni. In questo ambito Tahir Salahov diventa una parte di una linea intera che presenta un nuovo sguardo sui principali artisti sovietici compresi quelli ufficiali. Secondo il programma a marzo sarà inaugurata la mostra di un altro rappresentante dello “stile severo” e segretario dell’Unione degli artisti dell’URSS, Geliy Korzhev.

La mostra di Tahir Salahov si chiama “Il sole allo zenit” e vi convergono le connotazioni dei soggetti nazionali, dell’altezza degli incarichi ufficiali e della produttività del percorso creativo. Il titolo della mostra sembra sia stato influsso dall’opera del manifesto dell’avanguardia russa “La vittoria sul sole”. Ma se l’avanguardia cercava di chiudere con il classico, creando un uomo nuovo, e il realismo socialista aveva interpretato ex novo il classico in un’arte cerimoniale, e senza problemi, degli anni 1940 e 1950, Tahir Salahov, come comunemente si crede, ha invece offerto una risposta adeguata all’epoca. Nelle proprie interviste l’artista cita spesso le parole di Majakovskij il quale affermava che per un nuovo contenuto serve una nuova forma. Il fenomeno dello “stile severo” è legato alla fine del periodo di Stalin con l’intenzione di abbellire la realtà e con il suo stile degli applausi. Per questo anche i soggetti tradizionali venivano interpretati dagli artisti in modo più personale ottenendo sfumature diverse da quelle di prima. Il merito dello “stile severo” consiste nel fatto che con il suo aiuto si è riusciti a poter portare nell’arte sovietica le tradizioni estere degli anni 1920 e 1930. Tutto questo dimostrano le opere di Tahir Salahov che non solo cambia il grado della felicità verso un sentimento negativo nel contenuto dei suoi quadri realistici ma inserisce anche parafrasi sui suoi artisti preferiti del modernismo tra cui Cézanne e Van Gogh vietati nell’arte sovietica prima del 1950. Egli appartiene alla successiva tappa del cosiddetto stile severo il quale si era già diviso in diverse correnti – la variante di Salahov presenta non solo gli operai ma anche gli intellettuali (ad tal proposito, in particolare, alla mostra si può vedere il ritratto del compositore Kara Karaev), essa dimostra la purezza e la severità della gamma cromatica, a paragone con altri artisti dello “stile severo”, e per certi versi anche un allontanamento rispetto alla fisicità che rappresentava una importante caratteristica per il realismo socialista; essa si muove poi verso l’arte dei manifesti.

Al nome di Salahov è legato non solo disgelo nella pittura: l’artista ha condotto importanti riforme nell’Unione degli Artisti, ha difeso i nonconformisti, ha portato in Russia Robert Rauschenberg, Francis Bacon, Jean Tinguely e Giorgio Morandi. Con la mostra attuale la Galleria Tret’jakov ha intenzione di iscrivere Tahir Salahov nella storia internazionale dell’arte figurativa il che non sembra molto evidente se si ricordano i lavori dei contemporanei: Ljusen Frejd, i ritratti di Gerhard Richter, i più tardi di Piter Doj e di Elisabeth Peyton. Una mostra ideale avrebbe forse mostrato questo contesto complesso se fossero state presenti almeno le opere di Yankilevskij, Kabakov o dello stesso Rauschenberg che avrebbero potuto essere collocate al posto delle videoproiezioni dei cerchi solari sulle pareti.

Tahir Salahov è il più esponibile artista della sua generazione. Persino le mostre degli artisti canonici dello “stile severo” quali Popkov e Andronov vengono organizzate più raramente. Tale interesse suscitato dal principale artista dell’ex Repubblica Socialistica Sovietica Azera è legato non solo alle sue alte mansioni nell’Unione degli Artisti ma anche al successo nella madrepatria e all’estero: le opere di Salahov sono tra le più costose tra gli artisti degli anni 1960 (nel dicembre dell’anno scorso il ritratto di sua figlia Aidan Salahova è stato venduto da Sotheby’s per £269.000). Inoltre Salahov, a differenza degli artisti dello stesso stile, non si chiude nel proprio studio ma continua ad insegnare. L’artista sta lavorando su nuove mostre e sta collaborando con le gallerie d’arte contemporanea: così lo si poteva vedere alle mostre anniversarie presso l’ex galleria di sua figlia Aidan.

Mettendo a fuoco la storia di un artista concreto i curatori presentano una mostra minuziosa con rime e postfazioni selezionate per quasi ogni quadro, con la suddivisione precisa in generi. Qui vi sono gli schizzi classici per i quadri, i motivi ripetuti in diverse tecniche (come ad esempio motivi di melograni, motivi del Canale Grande di Venezia dipinti a distanza di 15 anni), la serie spagnola, la serie sentimentale dei ritratti di sua madre dipinti dallo stesso scorcio ma a distanza di 2 anni con la sedia vuota dopo la sua scomparsa. All’inaugurazione Tahir Salahov ha detto che oggi per i giovani sono aperte tutte le porte e tutte le correnti artistiche sono benvenute, sottintendendo la censura dei propri tempi. Sotto le condizioni dell’arte ufficiale Salahov è riuscito a lavorare su un fenomeno unico (“lo stile severo”) e ad allargare i limiti di questo fenomeno che magari non avrà un legame evidente con la storia internazionale dell’arte figurativa ma che è inseparabile dalla successiva storia dell’arte russa.

Fonte:Kommersant 25/01/2016 Traduzione di Valeria Mordashova

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