Umanitario significa di primo piano

Il Direttore del consiglio russo sugli affari internazionali Andrej Kortunov su come organizzare l’assistenza alla popolazione civile in Siria

Il conflitto siriano è già durato più a lungo della seconda guerra mondiale. Sarà quest’anno un punto di svolta nella ricerca di una soluzione pacifica? Gli avvenimenti degli ultimi tempi – i colloqui di Vienna, il dialogo su un’azione all’interno della Siria, il riavvicinamento delle grandi potenze sulla transizione politica – danno motivo di cauto ottimismo. Tuttavia, anche gli ottimisti più convinti non possono credere che si giunga ad una soluzione politica in Siria e attorno ad essa nel 2016. Essa richiederà molti anni di sforzi persistenti e consistenti.

Nel frattempo, gli aspetti umanitari del conflitto siriano risultano urgenti. Le guerre civili sono particolarmente dure e senza compromessi; nelle guerre di questo tipo la distinzione tra gruppi armati e la popolazione civile diventa condizionale e spesso del tutto indiscernibile. Il conto delle vittime civili del conflitto siriano arriva centinaia di migliaia di vite. Non meno di mezzo milione di siriani vivono sotto assedio e non in senso figurativo ma nel senso letterale della parola. Già all’inizio dell’anno ci sono stati casi di fame di massa nelle città Madaya, Kefrayya e Fua.

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha ripetutamente adottato risoluzioni per la prevenzione di una catastrofe umanitaria in Siria. Nell’ultimo di tali documenti, approvato all’unanimità nel dicembre dello scorso anno, il Consiglio di Sicurezza ha invitato le parti in conflitto a “consentire alle organizzazioni umanitarie un accesso immediato, rapido e sicuro in tutta la Siria, con percorsi diretti e senza ostacoli” e a lasciare la possibilità di portare aiuto ai bisognosi. Purtroppo, questi appelli in molti casi rimangono solamente appelli. Di conseguenza, durante anni di guerra il flusso di profughi dalla Siria ammonta a più di 4,5 milioni di persone, e non c’è ragione di credere che, in un prossimo futuro, il flusso sarà invertito.

Non è giusto accusare il governo russo di ignorare la dimensione umanitaria del conflitto siriano, come spesso si fa in Occidente. Mosca contribuisce al lavoro del Comitato Internazionale della Croce Rossa, dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali. Il Ministero delle situazioni di emrgenza ha compiuto decine di voli verso la Siria ed i vicini Libano e Giordania, portando più di 600 tonnellate di materiale umanitario. Solamente l’anno scorso, la Russia ha fornito alla Siria 100.000 tonnellate di frumento.

La popolazione civile resta la principale vittima del conflitto siriano. Il coinvolgimento militare di forze esterne nel conflitto rende ancora più difficile il problema: le parti si accusano a vicenda di attacchi aerei sui civili, gli aiuti umanitari sono un campo della guerra di propaganda, fornire assistenza umanitaria immediata ai bisognosi diventa tecnicamente più difficile e rischioso.

Il crollo delle infrastrutture sociali ed economiche del paese, la continua frammentazione dei gruppi in conflitto, la trasformazione della vita in una lotta costante per la sopravvivenza per milioni di siriani – tutto questo mina le speranze per il rilancio dello stato siriano in qualsiasi forma. Allo stesso tempo, rafforza la posizione dei più radicali, delle forze estremiste che sono pronte a lottare per la Siria fino”all’ultimo siriano”. La dimensione umanitaria del conflitto siriano dovrebbe essere una priorità per tutti coloro che cercano di risolvere la crisi. Questo richiede non solo le considerazioni morali ed etici di base, ma anche calcolo politico.

Giovedì’a Londra ad una conferenza dei donatori per Siria parteciperanno i leader mondiali, rappresentanti del settore privato e della società civile oltre banche di sviluppo per iniziare la raccolta di fondi per gli aiuti umanitari in Siria. La partecipazione della Russia alla conferenza potrebbe essere un punto di svolta nella pianificazione a lungo termine di un’azione coordinata multilaterale per affrontare la crisi umanitaria in Siria e nei paesi circostanti. Nessuna meno importante è la partecipazione alla conferenza di Londra alti funzionari da Cina e Iran.

Naturalmente la questione non dovrebbe trasformarsi in una divisione di miliardi in ambiziosi progetti dalla contabilità opaca e dall’efficacia discutibile. La portata e la profondità della crisi siriana richiede fondamentalmente nuove tecnologie sociali, formati innovativi di partenariato pubblico-privato, un livello di qualità nel coordinamento tra donatori, operatori e beneficiari degli aiuti. Se la Siria oggi ha purtroppo dimostrato di essere un banco di prova ideale per i molti nuovi armamenti, per operazioni di combattimento di diversa portata e complessità, potrebbe domani essere un banco di prova ideale per la realizzazione di complessi meccanismi internazionali, per progetti di ricostruzione e di sviluppo post-conflitto.

Il successo della comunità internazionale nel rilancio della Siria, se si è ancora in grado di raggiungere, sarebbe di grande rilevanza per altre situazioni di conflitto. Questo varrebbe per intere regioni. In particolare un programma di sviluppo di aiuti umanitari e socio-economico a lungo termine è essenziale per l’intero Medio Oriente. Tale programma dovrebbe comprendere la riduzione della attuale dipendenza della regione dalle esportazioni di energia, investimenti su larga scala in infrastrutture sociali, la creazione di nuove opportunità per le piccole e medie imprese, la promozione dell’innovazione ed il dischiudersi del potenziale della società civile. Senza l’attuazione di una nuova strategia di sviluppo della regione essa entrerebbe inevitabilmente in una lunga striscia di crisi sistemiche che darebbero origine a numerosi problemi e sfide per il mondo intero, compresa la Russia.

Autore Andrej Kortunov – Direttore Generale del Consiglio russo per gli affari internazionali

Fonte: Vedomosti 03/02/2016 – Traduzione di Marcello De Giorgi

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.