“I sognatori vogliono tornare all’Impero Ottomano”

L’ex capo del Ministero degli Esteri turco commenta le prospettive delle relazioni russo-turche
Gazeta.Ru del 25/02/2016 di Aleksandr Brateskij – Traduzione di Antonino Santoro
Si è aperta a Mosca la conferenza “Il Vicino Oriente: dalla violenza alla sicurezza” organizzata dal club “Valdaj”. Uno dei partecipanti è l’ex capo del Ministero degli Esteri della Turchia Yashar Yakysh membro del partito politico “Giustizia e sviluppo”, fondato dall’attuale Presidente del paese Recep Erdogan. Yashyk ha raccontato a “Gazeta.ru” qual è secondo lui la via d’uscita dalla crisi nelle relazioni russo-turche e cosa pensa della situazione in Siria e della lotta all’ISIS.
-Le relazioni tra la Turchia e la Russia sono al momento congelate. E’ possibile un loro miglioramento nel prossimo futuro?
-Il fatto che nel passato tali relazioni siano state buone indicano che possiamo tornare ad un periodo positivo; i tempi attuali tuttavia non sembrano maturi. Dobbiamo fare un po’ raffreddare la situazione che oggi è ancora molto scottante. Quando si raffredderanno, anche se entrambi i leader non riusciranno a trovare una lingua comune per parlarsi, lo faranno le persone. I russi e i turchi sono molto vicini tra loro: in Turchia vi è un grande numero di famiglie miste e deputati di origine russa sono presenti nelle municipalità in Adalia.
Quando vi è una tale cooperazione, credo vi sia la possibilità di superare le difficoltà anche se non in tempi brevi.
– Lei come ex Ministro sta costruendo dei ponti con i suoi colleghi?
– Ognuno può avere un proprio ruolo: noi, in quanto persone che conoscono il sistema delle relazioni internazionali, ci rivolgiamo ai nostri colleghi in Russia. Sono stato invitato a Mosca dal mio caro amico Vitali Naumkin (storico ed orientalista russo – “Gazeta.Ru”), con il quale abbiamo partecipato a numerosi incontri internazionali. Io sono inoltre un membro delle riunioni degli intellettuali turco-russi che vengono svolte in Adalia.
– Molti esperti internazionali credono che la Siria sia l’Ucraina della Turchia. Lei che ne pensa?
– La Turchia rappresenta, ovviamente, l’erede dell’Impero Ottomano, ma le”ambizioni imperiali” sono andate via e noi ci siamo accordati con i cittadini siriani secondo l’accordo di Losanna (firmato nel 1923 e che di fatto determina i confini attuali della Turchia dopo la caduta dell’Impero Ottomano – “Gazeta.Ru”).
E’ possibile che vi sia chi sogna di tornare a quei tempi, ma questo è irrealistico.
– La Turchia viene continuamente accusata di non volere chiudere i confini con la Siria e questo facilita la penetrazione degli estremisti…
– La Turchia oggi presta più attenzione ai rischi provocati dalla circolazione dei clandestini che sta assumendo un carattere di massa. Negli ultimi due anni il numero di coloro che sfruttano il traffico di clandestini ha raggiunto le 7-9 mila unità. E se ognuno di questi è riuscito a far attraversare 1000 persone potete immaginarvi quanto faccia il totale. Ma adesso verso queste questioni sono state rivolte serie attenzioni e sono state prese delle contromisure. Credo che presto questi problemi saranno risolti.
– Come è possibile contrastare il traffico illegale di petrolio dalla Turchia verso la Siria, per il quale sono state spesso accusate le autorità?
– Questo petrolio viene da regioni che si trovano sotto controllo dell’ISISe che poi viene portato da intermediari nell’Iraq settentrionale e lì lavorato in impianti che appartengono ai curdi iracheni.
Dopo la lavorazione è difficile capire quale sia la provenienza del petrolio: proviene dall’ISIS oppure da una fonte legale? Dopo di che il petrolio attraverso il territorio della Turchia arriva in Israele. E quando il petrolio viene venduto a metà prezzo c’è sempre qualcuno che desidera comprare.
Probabilmente abbiamo innanzitutto bisogno di fermare il traffico di questo petrolio direttamente nei territori controllati dall’ISIS e per far questo c’è bisogno dell’aiuto della comunità internazionale.
– Nel suo discorso lei ha manifestato un certo ottimismo verso l’iniziativa russo-americana per il cessate il fuoco in Siria. Secondo lei, tale iniziativa favorirà la fine della guerra?
– Si tratta di un esempio unico in cui due grandi potenze sono riuscite ad arrivare ad un accordo che è fondamentale per la situazione nella regione. Se funzionerà o meno sarà il tempo a dirlo. La situazione è molto fragile e  anche un piccolo errore farebbe crollare tutto. Ma l’accordo tra Russia e USA rappresenta un ottimo tentativo e gli altri paesi devono appoggiarlo in ogni modo possibile.
Anche se dovesse fallire, bisogna ricominciare di nuovo.
– Gli americani dicono di avere un “piano b” il quale include una possibile divisione della Siria. Secondo voi la Siria riuscirà a conservare la propria unità territoriale? 
– Io sono un diplomatico turco che ha trascorso la maggior parte del proprio tempo nel Vicino Oriente, Siria inclusa, e so bene come questo paese abbia al suo interno diverse nazionalità e diverse confessioni: non vorrei vedere scomparire tutto questo.
Ecco quindi che invece di pensare al “piano b” bisogna insistere sul “piano a”.
Certo, la democrazia dovrà essere sviluppata e nel conservare l’unità della Siria bisognerà dare maggiori poteri locali a livello di municipalità. In tal modo molto potrà essere deciso con piccoli mezzi e non tramite la divisione del paese.

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Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com