Serve all’Europa “South Stream”? A due settimane dall’inizio della costruzione in Italia ed Europa si avvertono sentimenti contraddittori.

Fonte: expert.ru 16/03/2012 – Evgeny Utkin Traduzione di Gregorio Baggiani

Serve all’Italia e agli altri Paesi “South Stream”? Tali interrogativi sono emersi per tutta la scorsa settimana, grazie alle contraddittorie dichiarazioni di alcuni politici italiani ed europei. Lo scorso giovedì, il Centro Russo per la Scienza e la Tecnica di Roma ha tenuto persino una conferenza dal titolo “Il dialogo energetico russo-italiano: nuovi compiti e opportunità” durante la quale la maggior parte dell’attenzione è stata dedicata al tema “South Stream”.Gli esperti russi, tra i quali io, hanno operato opera di persuasione sui presenti (erano presenti i rappresentanti diplomatici tedeschi, turchi, ungheresi, serbi etc. collaboratori del Ministero degli Affari Esteri italiano e di compagnie energetiche come ENEL e Lukoil) sull’importanza di questo progetto per l’Europa. Questo è il progetto per il quale la Russia non chiede finanziamenti agli europei (ma per il progetto “non concorrenziale” Nabucco sono già stati invece spese alcune centinaia di milioni di euro) ma che al contrario creerà per alcuni anni migliaia di posti di lаvoro, genererà crescita economica e, soprattutto, assicurerà l’affidabilità delle forniture energetiche dirette, escludendo così il problema rappresentato dai Paesi di transito. Del resto, anche i partecipanti italiani si sono mostrati d’accordo con quanto affermato. Come ha osservato il Deputato del Parlamento italiano e membro della Grande Commissione interparlamentare russo-italiana Ugo Lisi , “South Stream” è “ un progetto che rappresenta un reciproco interesse ed un’uguale reciproca dipendenza del fornitore e dei consumatori”.

Durante la realizzazione del progetto “South Stream”, l’Italia è stata più vicina alla Russia di altri Paesi che partecipano al progetto, anche se non dal punto di vista della vicinanza geografica. “Noi lo abbiamo sempre considerato soprattutto reciprocamente vantaggioso”, ha detto il parlamentare. 

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Evgeny Utkin ed il deputato del Parlamento italiano Ugo Lisi, il vicedirettore del Centro Russo per la Scienza e la Cultura Denis Gubarez, il Consigliere dell’Ambasciata russa in Italia Igor Bogdascev. Foto:Evgeny Utkin

Ma il fatto che esso sia vantaggioso,lo sanno anche gli stessi italiani. Oltre a quanto già detto, la parte più difficile del progetto sottomarino, di più di 900 km di lunghezza e posto ad una profondità superiore a 2 km, sarà con tutta probabilità portato a termine dalla azienda italiana Saipem (divisione dell’ENI). Essa ha già posato i tubi per un progetto simile “Blue Stream” (attraverso il Mar Nero fino in Turchia) e per il progetto “ North Stream” e sebbene la gara d’appalto non si sia ancora svolta ed al mondo esistano diverse aziende in grado di realizzare il progetto, gli italiani hanno comunque molte probabilità di aggiudicarsi il progetto. Ma ciò rappresenta non meno di un miliardo di euro nel salvadanaio della compagnia e dell’Italia.

Ma, poiché ENI, insieme a Gazprom, sono stati anche i promotori di “Blue Stream” ( ma adesso la compagnia italiana possiede il 20%, la francese EDF e la tedesca possiedono ciascuna il 15% delle azioni, mentre a Gazprom è rimasta la metà della quota azionaria) esse sono le compagnie più impegnate nelle trattative per abbassare i prezzi. Non a caso che il 12 novembre l’Amministratore Delegato dell’ENI Paolo Scaroni è volato a Mosca per accordarsi con l’Amministratore Delegato di Gazprom, Alexei Miller (in sostanza per ottenere nuove concessioni), e che due giorni dopo a Milano, nell’ufficio del già citato ENI, il consorzio South Stream Transport abbia preso la definitiva decisione di investimento, anche con grande sorpresa, a dire la verità, per Gazprom. I partecipanti stranieri del progetto si sono riservati “il diritto di uscire dal progetto, se determinate condizioni economiche non troveranno adempimento in futuro”, nel caso dovessero sorgere dei problemi con l’Europa a causa del Terzo Pacchetto energetico o il mercato europeo non dovesse crescere. Però, Paolo Scaroni si è sempre dimostrato un interlocutore difficile per Gazprom, innervosendo i vertici aziendali già da alcuni anni, una volta con la proposta di unire “South Stream” e “Nabucco” in un unico progetto, un’altra tirando in lungo le decisioni. Tuttavia, questa postilla post-contrattuale sarebbe tranquillamente accettabile (i partners si cautelano contro i rischi commerciali ed esiste il rischio che la costruzione della parte sottomarina pesi sulle spalle del gigante russo) se non esistesse un piccolo problema… E’ chiaro (e pienamente ragionevole) che la Russia si affretti ad iniziare ufficialmente la costruzione di “Blue Stream” il 7 dicembre, data dell’entrata in vigore del Terzo Pacchetto energetico europeo. Ed è abbastanza evidente che l’Italia, il Paese più impegnato tra i partner esteri del progetto, potrebbe, se non esercitare la sua influenza sull’uscita di “Blue Stream” dal quadro di questa legislazione (si sono già verificati casi analoghi), almeno prendere una posizione neutra a questo riguardo. Ma la scorsa settimana il vice Ministro dello Sviluppo Economico (In Italia non esiste un Ministero per l’Energia, ad occuparsi di questa tematica è preposto proprio il suddetto Ministero) Claudio de Vincenti ha dichiarato: “L’Italia condivide la posizione UE che ritiene che, al tratto onshore, vadano applicate le regole europee, come l’accesso a terzi”. Ed è proprio l’esclusione da questa regola che Gazprom cerca di ottenere. Lo ha detto oggi con riferimento al gasdotto South Stream il sottosegretario alla Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, precisando che “c’è una trattativa in corso che vede da un lato la UE, supportata dall’Italia e dai Paesi di transito, e dall’altra Gazprom per risolvere il nodo chiave delle regole da applicare”. Parlando con i giornalisti a margine di un convegno alla Luiss sulla governance dell’energia, de Vincenti ha inoltre affermato che per quanto riguarda il tratto offshore del “South Stream” “siamo favorevoli al fatto che ci sia Eni, un’ulteriore garanzia per l’approvvigionamento del gas”, ma che comunque la priorità del Governo italiano è il gasdotto Tap, “importantissimo perché differenzia le fonti di approvvigionamento dall’area del Mar Caspio”.

La UE, ha annunciato de Vincenti, prenderà una decisione sul South Stream nel corso del prossimo Consiglio Energia, in programma il 3 dicembre: “L’Italia punta a una decisione comunitaria e univoca per quella data”, ha dichiarato il sottosegretario. Staremo a vedere che regalo ci farà l’Europa.

Traducendo in linguaggio semplice, il politico ha detto: “a noi “South Stream” non serve (abbiamo il nostro “beniamino”), non vogliamo portare avanti un’azione di lobbying per assicuracelo, ma, al contrario, se desiderate fare a cornate con l’Unione Europea, prego, accomodatevi. E, forse, non è proprio un caso che la più importante azienda televisiva del Paese, la RAI, abbia declinato il gentile invito di “Gazprom” alla solenne inaugurazione della costruzione del tratto sottomarino di “Blue Stream”e che i funzionari italiani non abbiano stabilito quale dovesse essere il rango istituzionale degli ospiti da inviare e che la stessa “Gazprom” abbia ridotto le quote dei giornalisti italiani? Come osserva l’esperto di questioni energetiche Matteo Verda,  “L’avvio dei lavori del “South Stream” del 7 dicembre rappresenta una mossa nella più ampia partita che Gazprom sta giocando sul suo tavolo più importante, il mercato UE. Sebastian Sass, il portavoce del consorzio, ha già chiarito che i lavori per la tratta sottomarina non inizieranno prima del 2014.
Avviare subito però risponde a due esigenze della strategia di Gazprom: la prima è quella di bruciare il tempo all’eterno rivale, il Nabucco. Quest’ultimo, nella versione ridotta Nabucco West, è ancora in lizza per portare il gas azerbaigiano in Europa orientale e centrale: una partenza anticipata del “South Stream” ridurrebbe considerevolmente le chances che Nabucco West si faccia.
La seconda ragione per cui a Gazprom interessa partire subito, almeno formalmente, è quella di rafforzare la propria posizione nei confronti della Commissione Europea nella partita per ottenere l’esenzione dall’obbligo di accesso a terze parti. Si tratta di una partita difficile, che riguarda anche l’indagine per intralcio alla concorrenza avviata dalla Commissione per le attività russe in Europa orientale. C’è tanta carne al fuoco e l’equilibrio è complesso, anche perché a differenza di Gazprom, la Commissione Europea è fatta di diverse DG con diverse priorità e diversi indirizzi politici.
Le condizioni del mercato sono difficili e a spingere per far partire in qualche modo il South Stream subito sono arrivate soprattutto da Mosca. I partners europei (Eni, Edf e Basf) sono stati più tiepidi e hanno accettato di assecondare Gazprom, ma è facile immaginare che abbiano chiesto in cambio di concessioni da parte dei russi e soprattutto della garanzia di non essere coinvolti, qualora qualcosa nel progetto andasse storto. Gazprom si sta esponendo parecchio con il “South Stream”: sicuramente il 2015 è una data molto ottimistica per l’inizio delle operazioni e 63 miliardi di metri cubi a regime non sono affatto pochi, date le difficoltà del mercato europeo. Tuttavia, ritardando la realizzazione del progetto e guardandolo da un’ottica di lungo periodo, potrebbe rivelarsi una buona strategia, soprattutto se alcune delle tendenze in atto si riveleranno più passeggere di quanto attualmente previsto”. Da parte nostra (parlo della conferenza) abbiamo provato a segnalare il fatto che la Russia non desidera che vi siano dei trattamenti preferenziali, ma desidera che vi sia un approccio non discriminatorio nei confronti dei suoi progetti. A questo proposito, i Paesi di transito ricevono dei soldi per il pompaggio del gas attraverso il loro territorio e non pochi. Alla conferenza non ha partecipato alcun rappresentante del Ministero dello Sviluppo Economico, ma soltanto del Ministero degli Affari Esteri italiano, dove oggi si svolge una conferenza “L’importanza del fattore energetico nella politica estera dell’Italia”. A questo proposito, ancora giovedì scorso nel programma erano presenti Ministri azerbaigiani (azeri) ed ucraini, e nessun Ministro russo (del tutto casualmente, ovviamente). Ma, forse, le parole da noi pronunciate a proposito di un’ “approccio non discriminatorio”, sono state sentite. Nel programma di oggi sono presenti soltanto italiani. Non erano più presenti né russi, né ucraini,né azeri (in modo del tutto casuale, ovviamente).

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