Visita di Kerry a Mosca: ritorno al “bipolarismo”

Fonte Pravda, 24.03.16, Tradotto da Antonella Primo, Autore Galina Tyčinskaja

A Mosca sono iniziate le trattative tra il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il Segretario di Stato americano John Kerry. Cosa ci si aspetta da queste trattative e dalla visita di Kerry in generale? Quali obiettivi persegue Mosca? E quali compiti dovrà affrontare Washington? Qual è il vero equilibrio di potere nella questione siriana? Di tutto questo ne parla per Pravda.ru il politologo Leonid Krutakov.

L’agenda della visita di John Kerry

  • Si è saputo della visita di Kerry solo da una settimana. I temi dei negoziati sono noti ma alcuni loro aspetti creeranno una certa suspense.

 

  • I motivi e i temi da discutere sono tanti. Percorrono tutta l’agenda. Penso che, prima di tutto, si parlerà della questione siriana, della tregua, dell’Ucraina, di altri problemi di ordine globale e ovviamente anche della questione delle relazioni bilaterali. Nel complesso è un ordine del giorno molto ampio, e in più c’è l’ennesimo inasprimento degli attacchi terroristici.

 

  • È possibile che la questione ucraina, come concordato dalle parti, verrà archiviata a tempo indeterminato e Washington, Bruxelles e Mosca cambieranno solo occasionalmente i propri obiettivi e fermeranno i tentativi di Poroshenko di abolire lo status quo?

 

  • Sì, non è da escludere. Naturalmente, durante i negoziati si discuterà assolutamente di questa questione. Ma d’altro canto, non servono i negoziati per fermare il conflitto. Basterebbe solo l’influenza degli Stati Uniti sull’Ucraina. Se avessero assecondato questa opzione, la quale è prevista negli Accordi di Minsk, allora il conflitto sarebbe già stato congelato, nessuno sarebbe andato lì e l’Ucraina avrebbe continuato a vivere tranquillamente come l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. Dal momento che questo non sta succedendo, allora c’è bisogno di una qualche risposta da parte della Russia oppure di “commerciare” su altri fronti. Credo che ora nessuno degli aspetti di questa problematica verrà affrontato separatamente. Sono sicuro che tutti i problemi verranno affrontati nel complesso, perché sono interconnessi, non solo con l’evento ma anche sul piano sociale, politico ed economico. È tutto estremamente intrecciato, e la crisi della governance globale, stabilita dopo la Conferenza di Yalta, è talmente profonda e sistemica che risulta impossibile focalizzarsi sulle sue singole manifestazioni. Le questioni principali devono essere affrontate con il precedente formato bipolare delle due superpotenze: Stati Uniti e Russia. Oggi torniamo a quel vecchio formato perché non ne esiste uno nuovo. Esiste un giocatore forte, la Cina, che è il principale concorrente degli Stati Uniti; ma per quanto riguarda le questioni politiche la partita si gioca tra Stati Uniti e Russia. L’Unione Europea non è un attore globale. In Europa le questioni economiche e di sicurezza vengono affrontate su scala nazionale. È evidente, inoltre, la crisi delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dato che alcune iniziative degli Stati Uniti sono bloccate dalla Russia e viceversa. L’ONU si è trasformata semplicemente in una tribuna per dibattiti ed esposizione di lamentele e non per affrontare concretamente i problemi. Quindi, a quanto pare, torneremo al vecchio formato.

 

Il gioco geopolitico

  • Gli Stati Uniti hanno una posizione chiara riguardo al futuro della Siria?

 

  • Gli Stati Uniti hanno risolto il 70% dei problemi che volevano risolvere in Siria. Hanno distrutto il tandem Russia-Turchia, danneggiato il riavvicinamento della Turchia alla SCO (Organizzazione di Shangai per la Cooperazione) e ai BRICS e la costruzione del “South Stream” che è diventato “il turco”. Ora si attacca la seconda linea del “North Stream”. E penso che uno dei compiti principali degli Stati Uniti fosse, in primo luogo, non fare integrare l’Europa con la Russia a livello energetico e mantenere la tensione per la fornitura di energia attraverso l’imprevedibile Ucraina. Hanno quasi raggiunto questo scopo, rimane soltanto da distruggere la “North Stream 2”, il ché per loro non costituisce un grande problema. In questa parte dell’agenda hanno raggiunto dei risultati. Altro discorso è che non sono stati fatti progressi sul cosiddetto gasdotto sunnita dal Kuwait attraverso la Giordania, l’Arabia Saudita, la Siria e sul fondo del mare in Europa. Anche la Russia ha raggiunto i suoi scopi in Siria. Non è tanto utilitaria, ma più globale. Abbiamo mantenuto lo stato siriano. Il presidente Bashar al-Assad ha resistito, sebbene fosse sul punto di cadere. Abbiamo l’amicizia della Siria e possiamo includere delle trattative nell’ordine del giorno; la Russia non ha intenzione di negare il suo sostegno alla Siria. USA e Russia si sono “tirati per i capelli” e si sono fermati. Ognuno, inoltre, ha raggiunto alcuni dei propri risultati, che non sono, tuttavia, definitivi e non hanno creato un’agenda positiva. Hanno vinto in negativo, mostrando ognuno  la propria forza, scoprendo le carte principali, si sono scontrati e hanno capito che è necessario negoziare. È proprio questa la questione principale all’ordine del giorno. E le crisi, di Siria e Ucraina, di cui tanto si parla nelle notizie si risolveranno da sole se ci si accorderà su un’agenda globale. Credo che si discuterà di globalizzazione. Perché gli Stati Uniti hanno la forza di punire le banche europee che cooperano con la Russia, nonostante le sanzioni, di trovare operazioni discutibili tra Blatter e Michel Platini, ma apparentemente non hanno abbastanza forza per trovare e fermare i flussi di finanziamento illecito dello “Stato islamico”. Non ci credo. Quindi, non appena si acconsentirà a tagliare i flussi di finanziamento e la fornitura di armi allo “Stato islamico” si risolveranno automaticamente anche le altre questioni. Il conflitto in Medio Oriente, secondo le recenti stime dell’agenzia internazionale, produce sul mercato mondiale un surplus di 800 mila barili al giorno. Questi arrivano sul mercato, ma non sulle statistiche perché arrivano illegalmente. E non è un problema bloccare tali forniture, ma se queste esistono significa che servono a qualcuno. La presenza di qualsiasi tipo di petrolio illegale fa crollare i prezzi. Da qui deriva un eccesso di petrolio e dei prezzi bassi. Ci sono forze politiche e multinazionali che da questo conflitto traggono enormi vantaggi. Questo è il problema. E finché non si arriverà ad un accordo non verrà emesso alcun provvedimento.

 

Attentati di Bruxelles e terrorismo internazionale

  • Alla luce degli eventi di Bruxelles, tenendo conto delle possibilità di Washington e della determinazione di Mosca, è possibile arrivare ad  un compromesso tra Russia e Stati Uniti per quanto riguarda la cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo?

 

  • A parole e a livello di dichiarazioni nessuno dirà di no, ma in realtà non c’è cooperazione perché non ci sono interessi comuni. Gli interessi politici, economici e sociali sono talmente diversi che risulta impossibile accordarsi su delle azioni coordinate, non solo contro il terrorismo ma anche per altri problemi. Le dichiarazioni, ovviamente, le faranno. Gli attacchi terroristici di Bruxelles hanno inferto un durissimo colpo all’Unione Europea, la quale, non solo non si è presentata come centro politico e finanziario globale, ma neanche come regione sicura e stabile. E oggi la politica di sicurezza occupa il primo posto. Tutti i problemi politici ed economici nascosti sono emersi nel campo dei conflitti militari che, per il momento, grazie a Dio, è marginale.  Non c’è alcun conflitto diretto tra le due controparti. Ciò compromette notevolmente la posizione dell’Europa e costringe i paesi europei o a dividersi e iniziare un nuovo processo di integrazione, che comporta enormi rischi e perdite, oppure a cadere nelle braccia degli Stati Uniti, i quali possono garantire loro il livello di sicurezza necessario. Anche in questo caso si hanno enormi contraddizioni. Questo di fatto spinge l’Europa verso gli Stati Uniti, ma l’economia europea è strettamente legata alla Russia e alla Cina. Russia e Stati Uniti hanno interessi diametralmente opposti sul piano europeo. Perciò il loro atteggiamento nei confronti di questi attentati, quello non dichiarato, sarà esattamente opposto. Stati Uniti e Russia, quindi, devono giungere a degli accordi globali. Mi auguro che gli Stati Uniti arrivino a capire che non serve soffocare la Russia con le sanzioni. Pertanto è necessario negoziare. Così gli Stati Uniti si renderanno conto che è necessario fare ancora alcuni sacrifici per la Russia, la Cina, l’India, il Brasile e gli altri Paesi in via di sviluppo. I paesi del BRICS vogliono una maggiore partecipazione nella politica internazionale. Non si può creare un mondo pan-americano dove tutti verranno inglobati. Ci stanno provando strenuamente, questo è evidente. I loro sforzi, però, mostrano che non hanno abbastanza risorse politiche, economiche e militari.

Studentessa di interpretariato e traduzione, appassionata di cinema, cultura, letteratura e spettacolo. Mi sono unita da subito al gruppo di RIT per dare al pubblico italiano una panoramica sul punto di vista della stampa russa.
antonella_primo@hotmail.it

Antonella Primo

Studentessa di interpretariato e traduzione, appassionata di cinema, cultura, letteratura e spettacolo. Mi sono unita da subito al gruppo di RIT per dare al pubblico italiano una panoramica sul punto di vista della stampa russa. antonella_primo@hotmail.it