Nagorno Karabakh: chi morirà? E per cosa?

Pravda.Ru del 4/04/2016 Articolo di Ljubov’ Ljul’ko. Traduzione di Antonino Santoro

La guerra nel Nagorno Karabakh è inevitabile dato che i negoziati pacifici sono finiti in un vicolo cieco. L’Azerbaigian si è poi rinforzato e l’Armenia dovrebbe riunire il popolo in rivolta. Questo conflitto è conveniente per i politici di Turchia, USA e Russia. Non conviene solo a coloro i quali nel conflitto troveranno la morte. Ma questi non hanno voce in capitolo.

 

Storia del conflitto del Karabakh

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) ha dichiarato che  come conseguenza degli scontri scoppiati nella notte del 2 aprile nel Nagorno-Karabakh sono morte 33 persone e più di 200 sono state ferite. Secondo i numeri dell’OCHA nei centri abitati dell’area interessata dagli scontri armati vivono in tutto circa 14,4 mila persone. La tensione lungo la linea di contatto aumenta e si ha notizia di numerosi militari morti in entrambe le parti. La guerra è inevitabile?

Il Nagorno Karabakh si è dichiarato indipendente nel 1991 ma la Repubblica non è ufficialmente riconosciuta neanche dall’Armenia. Il conflitto tra le comunità dei cristiani armeni e quelle dei turchi musulmani dura da secoli. L’Impero Russo a suo tempo ha giurato fedeltà sia all’una che all’altra.

Nel 1921 il Nagorno Karabakh venne incluso nella Repubblica Socialista Sovietica Azera al fine di assicurare alla Russia Sovietica un riavvicinamento politico con la Turchia. Nel 1988 il parlamento autonomo votò per l’uscita dall’Azerbaigian e l’unione con l’Armenia. La sanguinosa guerra portò 30 mila morti e un milione di profughi.

Nel 1994 grazie all’intermediazione della Russia venne firmato un accordo sul cessate il fuoco con il quale il Karabakh e i territori che circondano l’enclave azera rimasero de-fatto sotto il controllo di Step’anakert (ovvero di Erevan). Fino ad ora il fuoco sul fronte del Karabakh non è mai diminuito ma quello attuale rappresenta il più grave scontro dal 1994.

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Le autorità azere hanno subito dichiarato di essere pronte a liberare “il territorio occupato” con ogni mezzo. Lo stesso messaggio è stato ripetuto dall’Ambasciatore azero in Russia Polad Bulbulogly.

“Da 22 anni vi sono dei tentativi di risolvere pacificamente questo conflitto. Ma è possibile? Noi siamo pronti a risolvere la questione pacificamente. Ma se non verrà risolta in modo pacifico, allora la risolveremo con la guerra” ha sottolineato l’Ambasciatore al canale radio “Govorit Moskva”. Egli ha dato che il diritto internazionale sta dalla parte dell’Azerbaigian (una risoluzione ONU ha riconosciuto la sovranità azera sul Karabakh).

Chi ha iniziato per primo?

Ad iniziare per primo le azioni militari è stata certamente Baku la quale reputa che l’ora “X” sia arrivata. Ma perché adesso? “Il tempo è con noi” ha detto a “Bloomberg” Karen Mirozjan Ministro degli Esteri del Nagorno Karabakh. “Più il tempo passa, più rinforziamo la nostra sovranità e più ci avviciniamo ad un riconoscimento internazionale della nostra indipendenza”. Questo è il primo fattore.

Il secondo è rappresentato dalla crescita economica dell’Azerbaigian e dall’aumento dei suoi armamenti. “Le spese militari azere sono aumentate di 30 volte negli ultimi decenni e nel 2015 sono state di 4,8 miliardi di Dollari ovvero più dell’intero budget dell’Armenia” scrive “Bloomberg”. Si è, come si suol dire, risvegliato l’amor proprio del paese più di successo e più ricco.

Terzo. nell’ultimo periodo è enormemente cambiata la situazione internazionale. La Russia, principale garante della sicurezza dell’Armenia, si trova adesso in una condizione difficile. Un conflitto intorno ai propri confini costituirebbe un grande fastidio per Mosca dato che la questione siriana e quella ucraina stanno consumando molte delle risorse di bilancio. In economia vi sono poi le sanzioni dell’Occidente, il basso costo del petrolio e i grandi progetti quali la costruzione del ponte di Kerc’ e la gestione del Mondiale di calcio nel 2018.

Per la Russia, diciamolo pure, è anche difficile conservare le garanzie sociali prima delle elezioni nella Duma. Ecco che quindi Mosca non si immischierà nel conflitto fino a quando la prima bomba o granata non cadrà in territorio armeno. In quel momento si dovrà però intervenire (secondo gli accordi del CSTO). E, ahi noi, il Cremlino non inizierà tanto con mosse militari quanto con misure dirette contro la diaspora azera in Russia.

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Per quanto riguarda la Turchia, si tratta di un paese che non ha più legami di amicizia con la Russia. Lo scorso novembre il Premier turco Ahmet Davutoglu ha promesso di “fare tutto il possibile per liberare i territori occupati dell’Azerbaigian”. La retorica parla da sé e i turchi non si fermeranno davanti a nulla si arriverà al punto di dover aiutare Aliyev [ovvero il Presidente dell’Azerbaigian, Nota di Russia In Translation]. Ma gli armeni, come si dice,  “non vedono l’ora” di vedere i soldati turchi apparire di fronte ai loro occhi.

Ed ecco che essi combatteranno davvero non per la vita ma per la morte con tutta la ferocia e con tutta l’aggressività che li ha contraddistinti per 101 anni. Non bisogna dimenticare che il 1915 è un anno che gli armeni ricorderanno per sempre. Gli interessi americani sono sempre presenti ovunque vi sia la possibilità di destabilizzare i paesi attorno alla Russia.

L’Armenia è più forte

Evgenij Satanovskij riguardo l’occupazione israeliana delle Alture del Golan ha detto una volta: “Che la Siria ci provi a prendersele”. Provi, quindi, l’Azerbaigian a prendersi il Karabakh. Ed è impossibile che gli azeri ne escano vincitori: il morale degli armeni è più forte e il loro esercito è meglio addestrato.

A loro vantaggio vi è anche la posizione della Cina. Ecco come si pronunciano i cinesi riguardo la contese isole del Mar Cinese Meridionale: questi accordi (sulla appartenenza territoriale delle isole) sono stati scritti quando noi eravamo deboli, adesso la situazione è diversa e quindi la giustizia storica deve trionfare: devono restituirci le nostre isole.

Ed ecco la posizione di Step’anakert. Uno dei primi obbiettivi di qualunque nuova guerra sarà la fornitura di petrolio Baku – Ceyhan che si trova a meno di 50 chilometri dal conflitto ha affermato il Ministro della Difesa del Nagorno Karabakh Levon Mnacakanjan. Viene voglia di chiedere a Baku: ma tutto questo vi serve?

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Mosca penserà ai propri cittadini. In Armenia è dislocata la 102° base militare russa, un gruppo d’aviazione di caccia “MiG-29”, un reggimento di missili anti aerei armato con sistemi “S-300”. Ecco che quindi in caso di conflitto “caldo” in Armenia la Russia reagirà e chiuderà lo spazio aereo armeno.

“L’inasprimento della situazione è utile a tutti adesso. Sia alle forze interne del paese sia a quelle esterne” ha detto a Pravda.Ru Sergej Gorodnikov Direttore del Centro studi di politica globale. “La guerra è sempre un metodo per consolidare la popolazione e per scostare l’attenzione dai problemi interni. La guerra è quindi utile sia per l’Azerbaigian, sia per l’Armenia, sia per la Turchia e ad un certo grado persino per la Russia. La guerra è utile anche per gli Stati Uniti per fare in modo che la Russia combatta in quanti più possibili fronti e per far aumentare la tensione.

Sergej Gorodnikov ritiene che il problema del Nagorno Karabakh non verrà risolto nelle attuali circostanze.

“Per risolvere il problema nel Donbass e nel Karabakh bisogna che crolli il sistema attuale, bisogna che, detta in parole povere, crolli l’ONU”.

Secondo l’esperto questa questione può essere risolta solo da una guerra globale atta anche a risolvere “in modo cinico” anche il problema della disoccupazione giovanile. Ma nessuno chiede ai giovani se loro davvero vogliano risolvere il problema in questo modo.

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com