Ci sarà meno petrolio anche senza accordo con i paesi OPEC

Fonte Kommersant 15.04.2016 –  Traduzione di Federico Soragni

Secondo le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’energia (IEA), la diminuzione dell’estrazione ai livelli di gennaio da parte dei principali esportatori, tra cui Russia e Arabia Saudita che si incontreranno domenica a Doha, non avrà un forte impatto sull’offerta di greggio. Tuttavia, tenendo in considerazione la riduzione del numero di estrazioni compiute al di fuori del cartello OPEC, il mercato raggiungerà il pareggio tra domanda e offerta già nella seconda metà dell’anno. Questa previsione è stata rafforzata dall’aumento del prezzo del BRENT oltre i 44 $ al barile.

A differenza dellOPEC, che aveva previsto una diminuzione della crescita della domanda di greggio (la previsione era stata ridotta di 50mila barili al giorno fino a 1,2 milioni di barili al giorno) alla IEA si aspettano che resti stabile (1,2 milioni a fronte di un aumento fino a 1,8 milioni del 2015) giustificato dal fatto che il calo della domanda della Cina viene compensato dall’India, che è praticamente l’unica grande importatrice di greggio che ha fortemente incrementato l’acquisto a seguito del calo dei prezzi, facendo registrare un aumento dell’8% di import nel 2015. La causa della contrazione dello squilibrio tra domanda e offerta, secondo la IEA, è da ricercare nel calo dell’estrazione di shale oil negli Stati Uniti, -160mila barili al giorno in un anno. Soltanto l’estrazione fatta dai paesi non OPEC si è ridotta di 690mila barili; a marzo è calata di 180mila barili rispetto a febbraio. L’incremento dell’offerta si è ridotto rispetto a marzo 2015 fino a 200mila barili al giorno (a febbraio 2015 erano 1,7 milioni di barili al giorno).

In Russia il volume di estrazione resta a livelli record: 10,9 milioni di barili al giorno. L’OPEC nello stesso periodo ha ridotto i propri volumi: nonostante l’aumento di estrazioni da parte dell’Iran (80mila barili in più per un totale di 3,3 milioni e con l’obiettivo di raggiungere i 4 milioni), l’indice è sceso a marzo di 90mila barili fino ad attestarsi sui 32,47 milioni di barili al giorno, a causa del calo di fornitura da parte di Nigeria, EAU e Iraq. L’Arabia Saudita ha lievemente calato la sua produzione di 30mila barili, per un totale 10,19 milioni di barili al giorno.

Tuttavia, le perdite registrate dai paesi del Golfo persico a seguito del calo dei prezzi sono state molto più forti rispetto a quelle russe: secondo i dati dell HSBC, il surplus dell’Arabia Saudita è calato in un anno del 18% rispetto al PIL (in Russia è aumentato del 2%), mentre il bilancio ha fatto registrate perdite del 21% rispetto al PIL (in Russia del 2%)

“Durante la caduta del prezzo del greggio il rublo è sotto attacco, mentre la maggior parte dei paesi esportatori hanno valute dal cambio fisso, tuttavia ciò permette di limitare le perdite di bilancio rispetto ai paesi del Golfo persico” ha spiegato lo strategist di valute mondiali della HSBC, David Bloom.

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Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa.
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