Chi è contro la nuova centrale nucleare bielorussa?

Fonte: Nezavisimaya Gazeta 28/04/2016 – Tradotto da: Francesco Tamburini – Articolo di: Anton Khodasevich

87-6-2La Bielorussia ha recentemente promesso al Sudan supporto nello sviluppo del settore nucleare. A dispetto di tale promessa, la realizzazione della centrale nucleare in fase di costruzione in Bielorussia si trova a rischio: a minacciare infatti di bloccare il compimento di tale progetto è la Lituania.

La disponibilità di Minsk nel supportare il Sudan nell’uso dell’energia nucleare per scopi civili è stata comunicata ieri dal Ministro dell’Energia bielorusso Vladimir Potupchik. I bielorussi sono pronti ad occuparsi della formazione dei tecnici sudanesi, della creazione delle infrastrutture necessarie e persino dell’ideazione dell’intero programma di sviluppo dell’energia nucleare in Sudan. La dichiarazione del Ministro è stata però una sorpresa per l’opinione pubblica, in quanto la stessa Bielorussia sta incontrando numerosi problemi nello sviluppo del nucleare. Bisogna infatti ricordare che nella città Astravets della regione di Hrodna – a soli 20 km dal confine lituano – è in fase di costruzione una centrale nucleare. Di tale progetto si occupa la compagnia russa Atomstroyeksport – controllata dall’impresa statale Rosatom – con costi attorno ai 10 miliardi di dollari sostenuti dal bilancio statale russo. La potenza prevista dell’impianto è di 2,4 mila MW. La prima unità generatrice è stata commissionata per il 2018, la seconda per il 2020.

Contro la costruzione della centrale si sono però schierate l’opposizione locale e il governo lituano. Ogni anno in occasione dell’anniversario dell’incidente della stazione nucleare di Chernobyl l’opposizione infatti conduce una marcia della memoria a Minsk. Sin dalla partenza dei lavori per la nuova centrale questa marcia viene organizzata sotto lo slogan “No alla costruzione della centrale nucleare”. Lo scorso martedì (26 aprile, ndr) la marcia si è svolta nuovamente, ma questa volta con una rinnovata componente anti-russa: alcuni partecipanti reggevano striscioni con scritte “Fermati Russia, smetti di distruggerci” e “No alla minaccia nucleare russa”. Ad una recente conferenza a Minsk dedicata al trentennale dell’incidente di Chernobyl, l’economista bielorusso Leonid Zaiko ha chiamato la nuova centrale “un progetto marcatamente russo”. L’esperto ha ricordato come la decisione di costruire la centrale fosse stata presa ai tempi delle controversie energetiche tra Russia e Bielorussia sui prezzi di gas e petrolio. “I russi allora vendevano il petrolio a 420 dollari alla tonnellata, e noi ne acquistammo dal Venezuela al prezzo di 800. In quel momento la costruzione di una nuova centrale era stata vista come una sfida alla Russia e un modo per respingere l’influenza di Mosca nel settore energetico bielorusso. In questo momento la situazione sui mercati energetici è cambiata e questo progetto è obsoleto, ma purtroppo la Bielorussia non ha potere decisionale” ha affermato l’esperto. Secondo lui, la Bielorussia dovrebbe sviluppare politiche energetiche di piccola portata e non occuparsi di progetti mastodontici come questo.

Mentre gli economisti sottolineano l’insostenibilità economica del progetto, del suo impatto ambientale a livello regionale e della mancanza di domanda per una tale quantità di energia discutono gli ecologisti e gli esperti in campo energetico. L’uomo della strada, scottato dall’amara esperienza di Chernobyl, si preoccupa semplicemente della sua vita e della salute. Il peso della memoria è poi amplificato da alcune dichiarazioni recentemente rilasciate da ufficiali bielorussi, i quali giustificavano il comportamento durante la crisi di Chernobyl delle autorità sovietiche che decisero di non informare la popolazione diretta alla manifestazione del 1 maggio della catastrofe avvenuta e dei rischi per la salute che essa avrebbe comportato. Un atteggiamento non estraneo alle autorità bielorusse, le quali tutt’ora rifiutano di riconoscere la crisi economica in corso ormai testimoniata anche delle statistiche ufficiali, che fornisce terreno fertile al timore che, nell’eventualità di problemi alla nuova centrale, la popolazione ne sarebbe tenuta nuovamente all’oscuro. È proprio per questo motivo che la stessa proposta di costruire una nuova centrale è stata accolta fin da subito con resistenza.

Benché l’influenza dell’opposizione sulle decisioni prese dal presidente Aleksandr Lukashenko sia minima, molti analisti suggeriscono ad avere un effetto concreto potrebbero essere le lamentele della vicina Lituania. Vilnius si era già rivolta nel 2013 al Comitato di attuazione della Convenzione Espoo (Convenzione sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero), che aveva dichiarato il progetto della centrale di Astravets non conforme ai requisiti stabiliti dalla convenzione. Nel marzo di quest’anno alcuni esperti dell’organizzazione hanno poi proposto di intervenire nella controversia in qualità di commissione tecnica internazionale. Anche la Commissione Europea si è inserita nella gestione del caso: a metà aprile il Ministro dell’Ambiente lituano, Kestutis Treciokas, si è incontrato con il commissario europeo per l’azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Canete. Stando al resoconto dell’incontro, il commissario si è detto d’accordo con la posizione della Lituania e ha promesso il più ampio supporto relativo a controlli di sicurezza per la centrale bielorussa. Alcuni esperti si spingono persino a suggerire che l’opposizione di Vilnius potrebbe bloccare la costruzione dell’impianto.

Inoltre, la posizione lituana potrebbe avere conseguenze a livello economico anche nel caso in cui i lavori di costruzione venissero ultimati. “A noi non piace avere rapporti di cooperazione in cui la centrale di controllo si trova a Mosca. La Russia potrebbe influire sulla fornitura e sul consumo di energia elettrica, e questa prospettiva non è priva di rischi” ha affermato ai giornalisti bielorussi il deputato del Seimas (Parlamento nazionale lituano, ndr) Linas Balsis. Per questo motivo, secondo il deputato, la Lituania sta preparando l’uscita dal sistema energetico di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Lettonia ed Estonia per connettersi a quello europeo. Il compimento di questo piano secondo gli esperti metterebbe a repentaglio le speranze di Minsk di esportare elettricità nella regione, e in virtù dello scarso livello dei consumi interni la produzione energetica della nuova centrale rischierebbe quindi di rivelarsi infruttuosa.

Storico, traduttore, blogger. Laureato nell’aprile 2016 in Relazioni Internazionali alla LUISS di Roma con una tesi sulla politica estera russa ed i rapporti con la NATO da Gorbachev a Putin.

Francesco Tamburini

Storico, traduttore, blogger. Laureato nell'aprile 2016 in Relazioni Internazionali alla LUISS di Roma con una tesi sulla politica estera russa ed i rapporti con la NATO da Gorbachev a Putin.