Odessa. 2 anni

Oggi ricorre il secondo anniversario dall’inizio dei tragici eventi nella Casa dei Sindacati ad Odessa. I disordini di massa, trasformatisi in una guerra sanguinosa e culminati con l’incendio nell’edificio della Sede dei Sindacati costarono la vita a 48 persone. RIA Novosti ricorda i dettagli della tragedia e presenta un’inedita serie di immagini realizzate nel luogo degli eventi.

Fonte RIA Novosti 2/5/2016 Traduzione di Antonino Santoro

 

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI UNA GUERRA DI STRADA

I primi scontri di massa tra gli attivisti “Anti Maidan” e i nazionalisti avvennero nella zona di Piazza Greca. A fermare la mischia provarono i poliziotti e i combattenti della Forza Interna Ucraina i quali però non riuscirono a riappacificare i radicali infuriati e lo spazio tra le file delle forze dell’ordine si trasformò in un campo di battaglia.

I manifestanti si gettavano pietre e munizioni create in fretta e furia nelle retrovie di entrambi gli schieramenti: per lo più pezzi di blocchi di pietra e d’asfalto del marciapiede. Tra le mani dei guerriglieri apparvero miscele esplosive ovvero “cocktail di Molotov”. A realizzarle furono le giovani ragazze versando benzina nelle bottiglie. La zuffa si trasformò gradualmente in un vero e proprio conflitto di strada con decine di feriti.

 

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“La gioventù evidentemente non pensa al fatto che i cocktail possano strappar via la vita di qualcuno – la gioventù in modo attivo e con gioia si da alla preparazione di munizioni, riempendo bottiglie di benzina. A tale scopo ragazze ed anche donne adulte hanno il tempo di conversare animatamente e addirittura fotografarsi sullo sfondo del campo di battaglia inviando e pubblicando le foto nei social network”, scrisse il giornale ucraino “Vesti”. Sfruttando il vantaggio numerico i radicali cacciarono gli oppositori in un centro commerciale e gli attivisti di “Anti Majdan” vennero circondati da tutti i lati.

 

“Gli ultras e gli altri “patrioti” ucraini iniziarono a correre da tutte le parti con bastoni, pietre e “cocktail” di Molotov. Non si poteva fuggire da nessuna parte perché semplicemente le persone erano state messe in trappola”. – raccontò un dottore di nome Sofia.

 

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Arrivati sino in Piazza del campo di Kulikovo, i radicali devastarono e incendiarono il campeggio degli attivisti di “Anti Maidan” i quali furono costretti a trovare scampo fuggendo.

 

IL KHATYN DI ODESSA

Dopo la devastazione del campeggio, scacciati dalla Piazza Campo di Kulikovo gli attivisti “Anti Majdan” e le persone che per caso si erano trovate nell’epicentro degli avvenimenti provarono a rifugiarsi nell’edificio della Casa dei Sindacati ma gli inseguitori raggruppatisi di sotto iniziarono a colpire e centrare l’edificio con bottiglie a miscela incendiaria. Si scatenò un incendio.

Le persone, cercando di salvarsi, si arrampicarono sui cornicioni, altri ruppero le finestre per respirare un po’ di aria fresca mentre gli ambienti dell’edificio venivano avvolti da un fumo denso ed acre. Oltre ai “cocktail di Molotov” contro la Casa dei Sindacati si tentò di lanciare alcuni copertoni incendiati di automobili.

 

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Secondo le parole di uno dei presenti nell’edificio, i “cocktail erano diversi” – vi erano quelli normali, quelli a benzina, i quali scoppiavano e ardevano intensamente, e quelli “speciali” che non scoppiavano ma si attaccavano al muro ed erano impossibili da spegnere. Un’altra persona presente durante i fatti, un ingegnere di nome Igor, vide un fumo bianco-verde il quale una volta respirato faceva subito cadere le persone dalle scale.

Coloro che avevano deciso di saltare, e che erano sopravvissute, caddero nelle grinfie dei radicali assetati di violenza. Altre persone uscite dall’edificio vennero colpite da calci, da bastonate e da qualunque oggetto fosse a disposizione. La polizia non sempre aiutava a difenderli – la folla era troppo inferocita.

 

“Mi colpivano con forza, l’intera folla contro uno solo. Mi obbligavano a cantare, a gridare l’inno “Gloria all’Ucraina” – ha raccontato un collaboratore di una delle agenzie di sicurezza private locali, condividendo i propri ricordi da testimone diretto degli eventi.

 

L’uomo ha anche affermato che gli attivisti di “Euromajdan”che lo avevano picchiato non si dimenticarono di sottrargli il portafoglio e il telefono “proprio all’europea”.

 

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Molti degli aggressori riuscirono ad entrare dentro l’edificio – qualcuno riuscì ad intrufolarsi insieme ai vigili del fuoco e in una delle videoregistrazioni fatte sul luogo degli eventi si vede chiaramente la folla di gente armata di bastoni e catene metalliche e persone con caschi e passamontagna devastare la Casa. Dopo l’irruzione iniziarono a picchiare le persone sulle scale e nei locali della Casa dei Sindacati. Nell’edificio sono stati inoltre trovati dei corpi con ferite da armi da fuoco.

 

“Non mi ricordo più come riuscii a convincerli a non uccidermi. Forse si erano semplicemente stancati. Iniziarono a trascinarmi giù per le scale, per i corridoi, e c’erano dei corpi… mamma mia!”

 

UNA CONDANNA AL DIRITTO ALLA VITA

Secondo i dati ufficiali la tragedia causò 48 morti e più di 250 feriti. Sei persone morirono nello scontro nella Piazza Greca dove i partecipanti fecero uso di pietre, petardi ed armi tra cui da fuoco. Le altre 42 persone morirono nell’incendio nella Casa dei Sindacati: 10 precipitando dall’edificio (2 morirono all’ospedale), 32 morti per le ustioni e per il monossido di carbonio. Erano tutti abitanti di Odessa e dell’Oblast’ di Odessa a parte due: uno dell’Oblast’ di Mykolayiv e l’altro di Vinnycja.

Il deputato di Odessa Vadim Savenko dichiarò che Kiev aveva intenzione di nascondere il reale numero di morti. Secondo le sue informazioni durante gli avvenimenti del 2 maggio morirono 116 persone.

 

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Fin dall’inizio del processo per l’incendio alla Casa dei Sindacati le forze dell’ordine hanno incolpato gli attivisti “Anti Majdan” – secondo la tesi del Ministero degli Interni Ucraino, l’edificio venne incendiato da bottiglie con miscela incendiaria gettate dagli stessi attivisti dal tetto della Casa dei Sindacati contro i propri opponenti. A caldo l’ex Premier ucraino Julia Timoshenko definì l’attacco dei radicali verso il campeggio di “Antimajdan” una dimostrazione pacifica e l’incendio degli attivisti come una “difesa di edifici amministrativi”.

La questione resta ancora aperta. La Russia ha proposto ai membri del Consiglio di Sicurezza ONU una bozza di dichiarazione a sostegno degli accordi di Minsk e un invito ad accelerare le indagini sulla tragedia di Odessa per assicurare i colpevoli alla giustizia. Secondo le parole dell’ambasciatore russo alle Nazioni Unite questo aiuterebbe a calmare la situazione nella città alla vigilia della ricorrenza degli avvenimenti. I membri dell’organizzazione non sono però riusciti a raggiungere un consenso e il testo è stato stralciato.

 

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“Il rifiuto di indagare sui morti bruciati vivi di Odessa è l’ennesima condanna al diritto alla vita e al diritto alla giustizia a livello internazionale” così si espressa in merito Irina Jarovaja membro del Comitato Statale della Duma per la Sicurezza e il Contrasto alla Corruzione.

 

 

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Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com