“Senza ebrei la fiamma del comunismo russo non sarebbe stata tanto ardente”

Fonte: gazeta.ru; 13/04/2016; tradotto da Francesco Iovenitti; giornalista: Jaroslav Zabaluev

Leonid Parfёnov sul film “Russkie evrei” (Gli ebrei russi)

È uscito in tutte le sale russe “Russkie evrei”, primo capitolo del ciclo di documentari di Leonid Parfёnov, nel quale l’autore racconta la storia degli ebrei in Russia dal XI sec. fino alla rivoluzione del 1917. Il secondo e il terzo capitolo della serie saranno ultimati il prossimo inverno, intanto Parfёnov concede un’intervista sul film a “Gazeta.ru”.

  • Da dove nasce il tema del nuovo film?

Ho realizzato forse 150 serie di documentari sulla storia e sulla cultura russa. Chiunque si sia mai interessato alla civilizzazione russa, sa quante persone solo nominalmente di origine non russa abbiano destinato a questo paese un contributo inestimabile. Teniamo presente che il nostro Puškin, a quanto pare, era mulatto, ne consegue che un mulatto può essere un russo al cento per cento. Esistono tre popoli, i georgiani, i tedeschi e gli ebrei, che in massa e con tappe ben precise sono diventati russi a tutti gli effetti. Dalla Russia hanno appreso cultura, lingua, lavoro, carriera e hanno vissuto vite da veri russi. Si parla di milioni di persone, di alcune generazioni. Benckendorf non era un gendarme tedesco ma russo, indiscusso fondatore della gendarmeria. E anche il suo successore Dübelt. E poi in fondo i governi che sono durati più a lungo in Russia sono quelli di una tedesca e di un georgiano, che sono ancora evocati come “madre della terra russa” e “padre dei popoli”. E poi cosa è rimasto di tedesco nei vari Ernst o Graf, se non giusto il cognome? Un altro esempio è Michail Kalatozov con il suo “Quando volano le cicogne”, che non può essere considerato un film georgiano solo perché il regista è nato Kalatozišvili. Per quanto riguarda gli ebrei russi di oggi, è evidente che il settore nel quale primeggiano è il cinema. Infatti i georgiani si lamentano di non essere più i migliori. Tuttavia queste situazioni mai più si presenteranno dal momento che per tedeschi e georgiani non va più di moda diventare russi.

  • Per quale motivo?

Quando l’impero russo conquistò le montagne, decise di costruirvi delle miniere. Pёtr Klodt, altrimenti, come avrebbe fatto a scolpire le sue innumerevoli brenne e le altre belve? E Konstantin Thon, come sarebbe riuscito a costruire le cattedrali bizantine, le stazioni e il Gran Palazzo del Cremlino? Siamo soliti pensare che il cuore della Patria pulsi qui dentro di noi, invece è stato un tedesco ad averlo impiantato nell’organismo del Cremlino. E poi lo stesso Cremlino venne costruito da italiani, ma lo riteniamo russo a tutti gli effetti, perché è qui da noi che è stato costruito. Ma ora le grandi miniere sono diventate cosmopolite, internazionali e il clima di investimento in Russia è sfavorevole non solo per i capitali ma anche per le persone.

  • Ci sono dettagli che l’hanno colpita durante la ricerca dei materiali?

Non ho avuto dei veri e propri sconvolgimenti, ma di certo la realtà supera sempre la fantasia. Ad esempio non ero a conoscenza di una curiosità sul Concorso Musicale Ysaӱe del 1937 a Bruxelles, in cui il podio fu interamente sovietico. I vincitori erano tutti allievi ebrei di Pёtr Solomonovič Stoljarskij (Pinchus): David Ojstrach, Elizaveta Gilels, Michail Fichtenholz, Boris Goldstein. La propaganda era euforica: la scuola musicale sovietica era la migliore al mondo. Pinchus Stoljarskij pensava che il violino dovesse essere la base per questi ragazzi prodigio, che avrebbero poi recuperato il resto del programma scolastico. Inoltre credevo che il padre di David Ojstrach si chiamasse Teodor, invece risulta Fichel (nome ebreo). E un’altra cosa: è risaputo che il comunismo in Russia sia stato fondato da russi ed ebrei, ma non sapevo assolutamente che alla prima seduta del Partito Operaio Socialdemocratico Russo su otto delegati ci fossero cinque ebrei. La proporzione si conservò anche per la situazione opposta: dopo settant’anni, alla prima manifestazione antisovietica in Piazza Rossa, su sette presenti c’erano quattro ebrei. Loro hanno mostrato il proprio ardore, sovietico o antisovietico che fosse. Senza di esso i fenomeni del comunismo e della dissidenza russa non sarebbero stati tanto veementi. Ma tutto ciò, come si suol dire, è solo la punta dell’iceberg. Ci sono stati brillanti fisici, cineasti, compositori, parolieri, ma anche banditi e disonesti propagandisti comunisti.

  • Che ne pensa della fantomatica “questione ebraica”? Esiste tuttora?

Ma no, non mi pare proprio. Solo per la gente esaltata. Ma cosa significa poi “questione ebraica”? Riguarda le origini dei genitori? Tutti quelli che temevano per la propria pelle sono già emigrati. Quelli rimasti alla fine si sono integrati. Ora gli ebrei non hanno un impatto significativo nella vita russa. E poi qualsiasi nazionalità ha i suoi oppositori. C’è l’antisemitismo, l’antiamericanismo, così come ci sono sentimenti antirussi…I polacchi tradizionalmente non amano i russi, a livello di reazione di massa, e come dargli torto. Attualmente i cechi hanno un atteggiamento migliore verso i russi, ma senza troppo entusiasmo. In generale non ci amano molto anche i popoli che in passato ci adoravano ma con i quali ci siamo ingegnati a guastare i rapporti.

  • Ad ogni modo reputo l’antisemitismo un fenomeno più di massa.

Beh sì, ovviamente. Gli ebrei hanno un’altra religione e su questo punto bisogna riconoscere che combattono da sempre corpo a corpo con cristiani e musulmani. Ma non credo che in Russia, ad esempio, qualcuno non utilizzi Google perché il fondatore è Sergey Brin, ebreo russo emigrato in America. Sebbene forse ci sia gente a cui questo motore di ricerca susciti per quel motivo ribrezzo tale da non riuscire neanche a mangiare. E lo stesso con Facebook: è probabile che ci siano utenti antisemiti, ma anche loro superano il ribrezzo per le origini di Mark Zuckerberg. Perfino lui stesso non riflette molto sulla propria fede ebraica. Di dov’è sua moglie? È cinese?

  • Proprio così.

Io penso che il suo rabbino lo stia maledicendo per questo, ma è evidente che non frequenti alcun rabbino. E probabilmente sua moglie ha accolto l’ebraismo. Si vede che per loro è più importante vivere l’uno per l’altro, al di là della nazionalità. Ma il nostro cinema non si basa su ciò che ha diviso i nostri popoli, piuttosto su ciò che li ha uniti. Dopotutto la famigerata battaglia contro i cosmopoliti apolidi dall’aspetto bizzarro ha coinvolto personaggi molto celebri e importanti per l’Unione Sovietica. Per l’appunto nel 1948 Botvinnik si laureò campione del mondo di scacchi, era una stella assoluta. Ma nel 1951 egli dovette difendere per la prima volta il titolo giocando contro un gran maestro sovietico di nome Bronštein (ebreo). E la propaganda si dimostrò orgogliosa del fatto che in ogni caso a vincere sarebbe stata la scuola sovietica di scacchi. Ojstrach era il nostro violinista più importante. O forse è più giusto dire che non era russo? Sarebbe una menzogna. Stoljarskij istruì Ojstrach e gli altri spinto dal desiderio di renderli grandi musicisti russi e internazionali, non di certo solisti di orchestre ebraiche che suonano ai matrimoni.

  • Mi è parso che nell’episodio sul “caso Bejlis” lei etichetti i difensori dell’imputato in modo molto moderno, chiamandoli “liberali della capitale”. È stata un’attualizzazione voluta?

Per prima cosa, con lo spettatore bisogna dialogare in una lingua comprensibile, e seconda cosa, la storia si ripete. Quella fu un’azione di propaganda trita e ritrita. Da noi si ripeterà nuovamente l’episodio del 1948 non appena si discuterà ancora di cosmopoliti apolidi.

  • “Russkie evrei” è il suo primo documentario che esce al cinema e non in televisione. Qual è la vera ragione?

Semplicemente ora abbiamo a disposizione le attrezzature tali per realizzarlo anche per le sale cinematografiche. Ma le tecniche sono in tutto e per tutto quelle televisive: il presentatore viene ripreso mentre cammina e parla rivolto all’obiettivo. Nessuna vita spiata, siamo noi che arriviamo sul posto e giriamo.

  • Inoltre il suo progetto si contrappone ai film popolari che parlano di come ci governano i Rothschild e i Rockfeller…

Questa la considero una sciocchezza perché i Rothschild di oggi hanno così pochi soldi che li potremmo governare noi stessi! Possiedono solo insignificanti decine di milioni. In nessuna classifica di ricchezza troverete i Rothschild. Ma ognuno può pensare ciò che vuole. John Rockfeller era in fondo uno di quei protestanti devoti e filantropi, e il 10% del suo patrimonio era concesso alla chiesa, come insegna la particolare etica protestante.

  • Qual è il suo giudizio generale sulla televisione russa contemporanea?

Nessuno, non la guardo. È da undici anni che non ci lavoro. Io realizzo ogni documentario in un anno e mezzo, la tv li può trasmettere, dopo di che il rapporto si chiude.

  • “Russkie evrei” sarà trasmesso in televisione?

Se avverrà, sarà sempre dopo aver terminato le riprese degli altri due capitoli della serie. “Jaščik” (programma tv) non può trasmettere il primo film ad aprile e il secondo poi a gennaio. Entro dicembre completeremo la serie.

  • Su Pervij kanal (Primo canale)?

Sicuramente. Non vedo come possa essere diversamente, su questo non si discute.

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione