La Cina investe in Kazakistan più della Russia

Fonte: Nezavisimja Gazeta del 2/06/2016 Articolo di Vladimir Skocyrev. Traduzione di Antonino Santoro

A giugno il Presidente Vladimir Putin visiterà la Repubblica Popolare Cinese. Alla vigilia del viaggio si è tenuta a Mosca una conferenza dedicata alle relazioni russo-cinesi. Durante il forum, alle domande del commentatore di “NG” Vladimir Skosyrev ha risposto il professore Li Juncjuan’ direttore dell’Istituto della Russia, dell’Europa Orientale e dell’Asia Centrale dell’Accademia delle Scienze Sociali della Repubblica Popolare Cinese.

– Tutta una serie di esperti russi, facendo riferimento alla pressione a cui sono esposte la Russia e la Cina da parte degli USA, esortano ad aumentare il livello delle relazioni tra i nostri paesi fino alla creazione di una unione. Lei che ne pensa?

– Non sono pochi quelli che, sia in Russia che in Cina, si dichiarano in tal senso. Per la creazione di una unione sono necessarie alcune condizioni. Bisogna avere un nemico comune, un’unica ideologia, essere pronti a rinunciare a una parte di sovranità. È per questo che l’accordo tra l’URSS e la Repubblica Popolare Cinese del 1950 si è rivelato insostenibile. Oggi la Russia all’interno del territorio post-sovietico avrebbe la possibilità di concludere degli accordi riguardo una unione con i nuovi stati. Ma non avviene, proprio a causa dei fattori che ho detto.

Quest’anno sarà il 15° anniversario dell’accordo russo-cinese di buon vicinanza, amicizia e cooperazione. E le potenzialità di questo accordo sono ben lungi dall’essere esaurite. Vi è ancora grande spazio per aumentare tale interazione. Sono convinto che una gran parte della élite russa è d’accordo con tale approccio.

– Anche in Cina solo una minoranza si dice a favore della creazione di una unione?

– I cinesi non sono contrari ad un allargamento della cooperazione con la Russia. Ma essi vogliono sapere in primis se di tale unione vi sia bisogno o no. E in secondo luogo se sia fattibile o meno.

– La Russia ha proclamato una svolta verso l’Oriente. Secondo voi, questo slogan verrà concretizzato o resterà solo sulla carta?

– Molto è stato scritto dai giornali su questa svolta verso l’Oriente; la Russia è un paese europeo. L’élite russa è orientata verso l’Occidente e non verso l’Oriente. È possibile spiegare la svolta verso l’Oriente come un ribilanciamento della politica estera alla luce della pressione da parte dell’Occidente. C’è tuttavia un concreto contraccolpo derivante da tale svolta. Si tratta della situazione del mercato energetico. Proprio grazie alla collaborazione con la Cina la Russia ha realizzato un enorme progresso nella diversificazione dell’export delle risorse energetiche.

– In Cina si sono complicate le relazioni con gli USA e con il Giappone a causa del problema del Mar Cinese Meridionale. Mosca non si è espressa in modo chiaro su questo argomento. Pechino è soddisfatta della sua posizione o vorrebbe che la Russia dichiarasse il proprio sostegno alla Repubblica Popolare Cinese?

– Io sono soddisfatto della posizione della Russia. La Russia è un nostro partner strategico e capisce bene il nocciolo della questione. Non serve nient’altro. La Russia sa come esprimere la propria posizione e come sostenere la Cina. La questione del Mare Cinese Meridionale è artificiosa. Qui si sta giocando una grande partita geopolitica. Esistono dei regimi i quali senza nemici non possono vivere. Se non c’è un nemico, allora bisogna crearlo. Questa questione viene utilizzata per contenere la Cina.

– Durante i festeggiamenti per il 70° anniversario della Vittoria sulla Germania, la Russia e la Cina si sono accordati su una giunzione tra l’UEE [Unione Economica Eurasiatica, nota di RIT] e la Cintura Economica della Via della Seta. Questo ha fatto sorgere delle speranze sul fatto che la Cina possa aiutare a sollevare l’economia russa. Un anno dopo è diventato chiaro che non è così. Perché la Cina investe malvolentieri in Russia?

– In primis il documento, firmato l’8 maggio 2015 è un documento di natura strategica. Per la sua concretizzazione è necessario lavorare molto. Il punto principale è che la struttura economica della Russia e quella dei paesi UEE sono identiche. Tra di loro non vi è una reciproca complementarietà. La struttura economica cinese e l’economia UEE sono invece reciprocamente complementari. La struttura economica e quella di produzione nei paesi UEE non cambia. Riformare la loro economia è molto difficile. Sono necessari alcuni fattori esterni. La giunzione è appunto uno di questi fattori esterni.

Nonostante le difficoltà, tutto dipende dalla volontà politica. E anche da questa si creano o meno in Russia le condizioni favorevoli per gli investitori. Persino gli stessi investitori russi investono poco nell’economia russa.

– Gli esperti russi ritengono che la Cina preferisce avere a che fare con i paesi che fanno parte dell’UEE. E non con una organizzazione che ha un carattere amorfo..

– La Cintura Economica della Via della Seta è una iniziativa che mira alla collaborazione. Ma essa esiste al di fuori dei confini della Cina. Il percorso della Via della Seta non è definito. Esso verrà definito dai progetti. Quando vi saranno progetti congiunti e reciprocamente vantaggiosi allora questa iniziativa verrà realizzata. È necessaria una giunzione della strategia di sviluppo. Solo successivamente vi saranno dei progetti concreti.

– Ma la Cina ha già investito grandi risorse in Kazakistan. Perché non lo fa anche in Russia?

– È vero, tra la Cina e il Kazakistan è in atto una cooperazione. Se la memoria non mi inganna vi sono già 52 progetti cinesi in Kazakistan. Un terzo di essi viene realizzato. Nursultan Nazarbaev [Presidente del Kazakistan, nota di RIT] ha elaborato una strategia. Si chiama “Sentiero luminoso”. Il suo contenuto assomiglia molto alla Cintura Economica della Via della Seta. Il Kazakistan vuole migliorare le infrastrutture e guadagnare lo status di corridoio tra Asia e Europa.

– E con la Russia i progetti vengono discussi ma nella pratica non vengono realizzati. La situazione è questa?

– Questo è il vero problema. Dobbiamo lavorare su progetti concreti. Il fattore più importante è la fiducia politica. Maggiore sarà la fiducia, maggiore sarà il livello di cooperazione. Il livello di reciproca fiducia tra i nostri stati è alto. Ma non è abbastanza alto per la realizzazione di grandi progetti. Diciamo, nell’Estremo Oriente russo si percepisce una preoccupazione per l’espansione cinese e si parla di minaccia cinese. Io credo che se la Russia si preoccupa per queste cose allora non può creare le condizioni per gli investimenti.

Anche da parte nostra ci sono delle difficoltà. Noi non possiamo  controllare in modo ferreo il processo migratorio illegale. Ma tutti questi problemi possono essere risolti.

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com