La dimenticata professione del traduttore di propaganda

Fonte: Novaja Gazeta 29/06/2016 – Traduzione di Marcello De Giorgi

I media russi hanno comunicato che il presidente della Turchia Recep Erdogan ha chiesto scusa alla Russia per l’abbattimento del caccia nel novembre del 2015. L’addetto stampa del presidente della Turchia ha tuttavia dichiarato che Erdogan non si è scusato ma ha mostrato un profondo dispiacere nei confronti della morte del pilota.

Il giornalista tartaro di Crimea Osman Pashayev ha fatto notare che la frase “kurusa bakma”, utilizzata dal presidente Erdogan, significa “non offendetevi” e viene usata quando chi si scusa si ritiene nel giusto, mentre l’altro interlocutore, ingiustamente, si ritiene ferito.
Questo non è il primo caso nella storia e nella letteratura di difficoltà diplomatiche dovute alla traduzione.

1860 – Cina

Poco dopo la seconda guerra dell’oppio, durante la quale gli europei avevano completamente sconfitto la dinastia Qing, una giunca cinese portò gli ambasciatori stranieri lungo il fiume a accettare la resa dell’imperatore regnante. Il popolo, riunitosi sulle rive, accoglieva la nave con applausi di gioia. Sulla barca avevano scritto in ideogrammi “Portiamo le scimmie dal grande naso ad adorare il Figlio del Cielo”.

1870 Il dispaccio di Ems

Il 13 luglio del 1870 l’ambasciatore francese presso la corte prussiana, il conte Benedetti, si accostò a Re Guglielmo mentre questi passeggiava nel parco, e gli chiese di non candidare Hohenzollern al trono di Spagna. Re Guglielmo borbottò qualcosa di vago. Dopo aver ricevuto notizia di questa conversazione il cancelliere Bismarck si preoccupò. Bismarck voleva una guerra con la Francia ma la relazione sulla conversazione mostrava che il Re Guglielmo era più predisposto ad una conciliazione. Allora Bismarck modificò il testo della relazione, eliminando da esso tutte le frasi di compromesso. Dal nuovo testo appariva implicito che il conte Benedetti aveva presentato un ultimatum al Re. A questo punto il re dovette mandare all’aria l’accordo.

Così è nato il telegramma Ems: il casus belli della guerra franco-prussiana.

1941 Pearl Harbor

Conoscere le cifre del potenziale nemico è utile. Spesso decifrare la sua corrispondenza segreta serve a capire meglio le sue intenzioni, ma non sempre.

Nel novembre del 1941, un mese prima di Pearl Harbor, gli Stati Uniti, che avevano decodificato il codice dei diplimatici giapponesi, intercettarono istruzioni segrete indirizzate dal Ministro degli Esteri Togo all’ambasciatore Nomura.

In quel momento il presidente Roosevelt annunciò l’embargo totale verso il Giappone sulla fornitura di materie prime, tra cui il petrolio greggio. Questo embargo tagliò fuori il Giappone, la cui isola è povera di risorse, da tutte le fonti di materie prime. I militari,in particolare il generale Marshall e l’ammiraglio Stark, avvertirono direttamente Roosevelt che tale provvedimento avrebbe causato una guerra: il Giappone aveva riserve di petrolio sufficienti solo per due anni e, messi con le spalle al muro, non avrebbero avuto altra scelta che attaccare gli Stati Uniti.

Nel telegramma intercettato Togo aveva incaricato Nomura di trovare a qualsiasi costo un compromesso con gli Stati Uniti. Esso iniziava con la frase: “Facciamo ogni sforzo per normalizzare le relazioni tra Giappone e Stati Uniti, che sono attualmente vicine al punto di rottura”.

A quanto pare, questo tono pacifico non servì a nulla. Roosevelt portò deliberatamente gli Stati Uniti alla Seconda Guerra Mondiale ma il popolo americano non voleva assolutamente combattere. La motivazione che si prestò a Roosvelt fu l’attacco sulla pacifica e dormiente America. Al Giappone toccò attaccare gli Stati Uniti da una distanza di 5000 miglia sebbene questo attacco non fosse previsto nei loro piani di espansione nell’Oceano Pacifico. In generale tutti i partecipanti alla seconda guerra mondiale affermarono di essere stati attaccati: la Germania ha sostenuto di essere stata attaccata dalla Polonia e l’Unione Sovietica di essere stata aggredita dalla Finlandia. Ma Roosevelt, a differenza di Stalin o Hitler, era alla guida di un paese democratico e non avrebbe potuto organizzare un attacco pretestuoso sulla carta. Tale attacco doveva avvenire nella realtà.

La traduzione dei dispacci segreti sul tavolo del Segretario di Stato Hull iniziò con la frase: “Le relazioni tra gli Stati Uniti e il Giappone hanno raggiunto un punto critico, e stiamo perdendo la speranza di poterle correggere”. Nella versione dell’interprete delle istruzioni a Togo per la ricerca del compromesso “a tutti i costi” venne frainteso come sinonimo di prendere in giro gli americani.

Non è che un tipo di traduzione sia stata una delle ragioni principali per l’attacco giapponese a Pearl Harbor, ma di certo ha contribuito.

Nella letteratura. George Martin

George Martin in “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” descrive la complessità della traduzione diplomatica.

“Di a questa puttana occidentale ignorante, che il coraggio non c’entra”, – dice lo schiavista Kraznys mo Nakloz dal quale Deyneris Targaryen acquista un esercito di schiavi.

“Il buon Maestro dice che il coraggio non c’entra, vostra grazia.” traduce la traduttrice.

“Dille che apra i suoi occhi da prostituta” – continua Kraznys mo Nakloz.

“Vi chiede di guardare con attenzione,” – traduce l’ intelligente Missandei.

David Weber

In uno dei libri del popolare scrittore di fantascienza americano David Weber, l’ambizioso Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Haven, che sta cercando di far cadere il presidente, si prende la libertà di modificare i dispacci, che la repubblica invia al Regno di Manticore dopo aver concluso una tregua con esso. Alla fine il ministro inserisce in un dispaccio di fondamentale importanza la particella “non”. La questione si conclude con la ripresa della guerra galattica.

Per concludere: è stato un bene che per la storia di Putin e Erdogan ci sia stato un finale come quello cinese del 1860, e non come quello del presidente Roosevelt e del Primo Ministro Tōjō nel 1941.

 

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.