Ucraina e Occidente non hanno più bisogno di “Minsk II”

Fonte: Naša Versija, 11/07/2016; tradotto da Francesco Iovenitti; giornalista: Aleksandr Artiščenko

La Russia viene così esclusa dalle negoziazioni per il Donbass

Il Ministero degli Esteri russo continua a ripetere inutilmente il solito ritornello sul fatto che non vi sia alternativa al processo di negoziazione di Minsk. E invece l’alternativa già esiste: d’ora in avanti il destino del Donbass non sarà più determinato da Mosca, Berlino e Parigi con la partecipazione di Kiev, bensì vedrà uno scenario internazionale totalmente differente, costituito dai “grandi cinque” (Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia) e dall’Ucraina. In questo modo la Russia non verrà semplicemente accompagnata all’uscita, ma letteralmente buttata fuori. E ai diplomatici russi che avevano promosso “Minsk II” come la panacea di tutti i mali, non rimane altro che asciugarsi le lacrime.

La maggior parte degli esperti non si era mostrata seriamente fiduciosa riguardo le infinite trattative di Minsk: “Minsk II” era stato necessario solo provvisoriamente per eliminare del tutto “la preminenza del fattore russo” nel Donbass. Naturalmente Kiev non si è neanche impegnata per attuare le risoluzioni di “Minsk II”, che i diplomatici russi credevano l’unica via possibile. In generale, grazie all’accordo “Minsk II” l’Ucraina ha rafforzato il suo confine sud-orientale, concentrandovi un raggruppamento militare di 100 mila soldati ben armati, ostacolando così qualsiasi ulteriore sviluppo della “Primavera russa”. Alla fine Mosca si è ritrovata nella posizione per nulla invidiabile di un ingenuo stolto imbrogliato.

Cosa hanno intenzione di attuare a Kiev in questo nuovo scenario dei “grandi cinque” più l’Ucraina? Come primo punto, nell’ambito del nuovo scenario di negoziazione verrà stilata una “tabella di marcia” per l’implementazione delle condizioni di “Minsk II”, in particolare di quelle che competono all’Ucraina. Il confine passerà sotto il controllo della missione operativa OSCE e non ci sarà in ballo solo il confine tra Ucraina e Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk, ma anche il territorio russo al confine con le stesse repubbliche non riconosciute. L’opinione di Mosca in questo contesto non è neanche richiesta.

Nella “tabella di marcia” verranno elencate delle condizioni che obbligheranno i ribelli a consegnare i massicci armamenti in luoghi ben precisi sotto il controllo dei rappresentanti della missione operativa dell’OSCE. Gli inviati di questa missione, neanche a dirlo, saranno muniti di armi da fucilieri e anche di armi automatiche. In seguito, secondo la “tabella di marcia”, verranno indette le elezioni, in conformità con la legislazione ucraina e con la partecipazione dei partiti politici ucraini. Le elezioni avranno luogo presumibilmente nel mese di ottobre. Non vi sarà alcun voto o consultazione con Lugansk e Donetsk, che verranno semplicemente poste di fronte al fatto compiuto, come anche la stessa Mosca.

L’estromissione della Russia dalla messa a punto della “tabella di marcia”, sebbene possa sembrare solo una mossa astuta, ha delle basi, – chiarisce l’esperto Anatolij Nesmijan:

“Mosca ha sottolineato continuamente di non aver mai preso parte al conflitto in Donbass. Ci hanno presi in parola e ci hanno detto: visto che non avete preso parte al conflitto, continuate a starne alla larga”.

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione