I Decabristi sognavano di spezzare la Russia, ma Nicola I non glielo permise

Fonte: Komsomol’skaja Pravda, 25/07/2016, scritto da Edvard Česnokov, tradotto da Irene Achilli

Esattamente 190 anni fa, il 25 Luglio 1826, nella fortezza di Pietro e Paolo furono giustiziati cinque decabristi: Murav’ev-Apostol, Bestužev-Rjumin, Kachovskij, Ryleev, Pestel’.

E ancora, nello stesso mese, si festeggia il compleanno di colui che diede l’ordine di agire contro i ribelli: 220 anni fa, il 6 Luglio 1796, nasceva il futuro zar di Russia Nicola I. Ma chi era lo zar: l’“assassino della libertà” o il salvatore della Dinastia? Quale destino hanno preparato per la Russia gli stessi Decabristi? Di questo ha parlato in diretta dalla radio “Komsomol’skaja Pravda” la poetessa e ricercatrice Marina Kudimova.

Sovrano per forza

Marina Vladimirovna, di Nicola I si parla male o… molto male. Ha giustiziato i decabristi, ha oppresso Puškin…

– Iniziamo da lontano. Proprio come nelle favole, Paolo I aveva tre figli. Alessandro, il più grande, ricevette la corona dopo l’uccisione del padre e soffrì di questa cosa fino alla propria morte. Il figlio di mezzo era Costantino e il più giovane Nicola. Nel 1819 Alessandro I, non avendo figli legittimi, incorona zar il fratello Nicola. In risposta, il ragazzo di soli 23 anni scoppiò a piangere. Già capiva che il potere è una croce pesante

Nel 1825 Alessandro morì.

– Io direi: “se ne andò”, in quanto esperti grafologici hanno confermato l’autenticità della scrittura dello zar e dell’eremita Fëdor Kuz’miča, morto a Tomsk nel 1864; ma questa è un’altra storia… Nicola era consapevole che la corona è una croce pesante e fin da subito rinunciò al diritto al trono in favore del fratello mediano Costantino (il quale, in linea generale, era l’erede al trono). Il fratello, tuttavia, rifiutò, facendo riferimento al proprio matrimonio morganatico (tra stati sociali diversi) con una contessa polacca. Resta il fatto che Nicola non ambiva al trono. D’altronde, di questo vuoto di potere durante il quale si sono organizzati i decabristi Nicola non è colpevole.

Ha impedito ai decabristi di spezzare la Russia

Ammutinamento? Non una rivolta?

– È’ difficile parlare di tradimento. Così come dell’intenzione di uccidere lo zar e tutta la sua famiglia. Potete leggere i manifesti dei capi dell’ammutinamento. Cosa hanno preparato per la Russia? Murav’ev-Apostol voleva sciogliere l’esercito e convertire lo stato in una federazione composta di 13 “nazioni” – di fatto voleva far crollare lo stato centrale. Pestel’ per combattere il dissenso sognava di avere a disposizione 133 mila gendarmi. Andando avanti, posso dirvi che quando Nicola fondò il Terzo Reggimento (spionaggio politico) nel 1826 vi lavoravano solo 16 persone.

16 mila?

– 16 persone. Entro la fine del suo regno il personale della Terza divisione è aumentato a 50 dipendenti. Organizzò il Corpo dei Gendarmi contando poco più di 4 mila persone. Ecco costituita una modesta polizia politica su tutta la grande Russia.

Torniamo ai decabristi.

– Condussero la loro rivolta sulla piazza del Senato. Il “condottiero” della rivolta avrebbe dovuto essere il principe Trubeckoj, ma ebbe paura e non si presentò. Per tutto il giorno i decabristi non furono in grado di scegliere un nuovo comandante, non misero insieme un piano, alla fine fuggirono dopo i primi spari, lasciando i soldati feriti a morire nella neve. Inizialmente la corte condannò a morte 36 ribelli. Lo zar decise di abbassare questo numero a 5 e per tutta la vita fu tormentato da questa perdita molto ridotta se basata su una scala storica di crudeltà. Faccio notare che nella “civilissima Europa”, a Parigi, nel corso della rivoluzione del Giugno 1848 in tre giorni furono fucilate 11 mila persone. In proposito, Nicola vietò ai funzionari di punire per la partecipazione alla rivolta le famiglie dei decabristi, occupandosi dell’educazione dei figli dei ribelli: le ragazze vennero mandate a spese pubbliche in istituti per nobili fanciulle, i ragazzi a scuola di ufficiali.

Il primo fuochista russo

E cosa pensa del marchese de Kustin col suo libro di saggi “La Russia nel 1839”?

– Sì, la sua opera è diventata un bestseller, in tutta Europa sono stati venduti 200 mila esemplari. Beh, ci credo! Nel libro si legge tra le righe di un “paese di schiavi” e del “dispotismo di Nicola”. È stata la prima guerra mediatica vincente dell’Occidente contro la Russia.

Perché combatteva contro di noi?

– Qualunque tipo di rafforzamento della Russia per l’Occidente significa morte. Sotto Nicola per noi è iniziata la prima industrializzazione. In gioventù viaggiò in Inghilterra, chiese della costruzione di una ferrovia all’ingegner Stephenson, salì su una locomotiva, lanciò una po’ di carbone nella caldaia e fece un giro su quella macchina miracolosa. Sentiva di voler restare lì per sempre, lavorare come meccanico sulla locomotiva di Stephenson. Sotto Nicola I iniziò la costruzione delle strade asfaltate: da Mosca a Pietroburgo, Irkutsk, Varsavia. Fu fondato l’istituto tecnico di Pietroburgo. Posarono la prima strada ferrata (ferrovia). In 30 anni del regno di Nicola il volume dei macchinari produttivi costruiti aumentò di 30 volte! Il PIL triplicò, la popolazione urbana raddoppiò. Ci fu un’evoluzione scientifica e artistica: fu aperto l’osservatorio di Pulkovo e il museo pubblico più grande del tempo, il Nuovo Ermitage.

E lo zar aveva anche qualche difetto?

– Ovviamente. Era patologicamente onesto, vedeva soltanto il buono nelle persone, non sempre era in grado di inquadrare chi aveva intorno. Lo circondavano la mediocrità del ministro degli affari esteri Karl Nesselrode (per colpa sua la Russia lasciò un segno nella storia al tempo delle guerre di Crimea) e luminari come Michail Speranskij. Quest’ultimo era liberale e legato ai decabristi, tuttavia Nicola si arrischiò affidandogli la creazione di un nuovo corpo di leggi. Naturalmente Nicola in molte occasioni ha fallito. Tre volte ha tentato di liberare i servi della gleba, ma la classe dirigente ha dimostrato di non essere ancora pronta.

Ha pagato i debiti di Puškin

– Ma la guerra di Crimea, come si dice, ha “mostrato l’arretratezza del regime”.

– Piace sempre parlare di quel fallimento, dimenticando che alla fine degli anni 20 dell’800 Nicola vinse due intere campagne: contro la Turchia e contro la Persia. Riuscì a occupare Costantinopoli, ma non vi rimase a lungo, essendo un cavaliere nel senso medievale del termine. Rispettava sempre (a volte anche a scapito di sé stesso) gli impegni presi. Ad esempio, per tre anni abbiamo di fatto combattuto contro tutto il “mondo civilizzato”, tuttavia le perdite russe furono meno numerose rispetto a quelle degli avversari, i quali alla fine del conflitto lasciarono ingloriosamente la Crimea.

Quindi Nicola non ha neanche oppresso Puškin? Lo zar stesso si prese carico della censura delle opere del poeta.

– Commentare questo delirio è semplicemente ridicolo: è sufficiente guardare le cifre pagate dal sovrano per saldare i debiti del poeta e rileggere in modo imparziale la biografia di Puškin. Per quanto riguarda la “censura personale” di Nicola, provate a citare il titolo di una sola opera che l’imperatore abbia proibito!

Qual è la conclusione?

– Nicola è stato il primo dei nostri governanti a pronunciare la formula: “Dove verrà innalzata una sola bandiera russa, là non deve mai essere abbassata”. A lei l’interpretazione.