La decomunizzazione al contrario: Google promette di restituire i nomi alle città della Crimea

Fonte: Ria Novosti, 28/07/2016, tradotto da Simona Fonti

Mosca, 28 luglio‒ Ria Novosti. Google ha deciso di reinserire nelle proprie mappe i nomi dei centri abitati della Crimea modificati su indicazione delle autorità ucraine, questo è quanto è stato comunicato a Ria Novosti nell’ufficio stampa della compagnia.

In precedenza il servizio Google Maps aveva cambiato i nomi dei centri abitati della penisola che rientravano nella legge sulla “decomunizzazione”. Così la città di Krasnoperekops’k era diventata Jany Kapy, Krasnogvardejskoe era diventata Kurman mentre Kirovskoe era diventata Isljam-Terek.  Tali cambiamenti avevano riguardato tanto la versione russa quanto quella ucraina del servizio.

Lavoro nel genere fantasy

All’iniziativa dell’azienda la Crimea ha reagito bruscamente. Google Maps ha di fatto ingannato gli utenti, rifilando loro un prodotto propagandistico al posto di mappe reali del territorio con nomi veri, ha affermato il Presidente della Crimea. Ha sottolineato come le persone abbiano bisogno non di una “geografia politica”, ma di un aiuto concreto per orientarsi sul territorio.

“Se il servizio cartografico prova a creare una propria realtà personale, allora vuol dire che non adempie alle proprie funzioni. Farebbe forse meglio a riqualificarsi e a lavorare nel genere fantasy?”, ha scritto Anksenov sulla sua pagina Facebook.

Secondo le sue parole, dietro la “decomunizzazione” Kiev cela “una trogloditica russofobia e il tentativo di eliminare tutto ciò che ricorda in generale la storia dei popoli dell’Ucraina e della Russia”.

Valutazione giuridica

Secondo le parole del procuratore della Crimea Natal’ja Poklonskaja gli organi di controllo hanno reagito ai cambiamenti di toponomastica sulle mappe Google.

“Qualunque distorsione dei fatti storici della nostra storia riceve una valutazione”, ha aggiunto. Secondo la sua opinione, con il tentativo di “decomunizzazione” le autorità ucraine hanno dimostrato in modo evidente la loro “stupidità” per l’ennesima volta.

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“Si sono appropriati di fatti inventati solo per fare qualcosa di negativo, cattivo, distruggere o mettere in discussione, dimenticare la loro storia”, ha terminato il procuratore.

Un passo poco lungimirante

Hanno criticato tale decisione della compagnia anche al Ministero delle Comunicazioni russo.

“Credo che questa politica sia poco lungimirante e spero che questo errore sarà corretto”, ha affermato il capo del ministero Nikolaj Nikiforov in un’intervista al canale Rossija 24. Egli ha ricordato che è necessario rispettare la legge di ogni paese.

“Se la compagnia Google si è relazionata con così poca cura nei confronti della legislazione russa vigente e dei cambiamenti di toponomastica dei centri abitati, io ritengo che questo non permetta alla compagnia di fare in maniera efficace del business sul territorio russo”, ha aggiunto Nikiforov.

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Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com

Simona Fonti

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com