Nazionale russa da rifare

Preoccupa lo stato del calcio russo in vista dei mondiali casalinghi del 2018

La spedizione fallimentare della nazionale di calcio russa ai campionati europei di Francia ha provocato accesi dibattiti tra i tifosi, sulla stampa e persino ai piani alti dell’amministrazione pubblica. In questo contesto la domanda cruciale che risuona non è “chi sono i colpevoli della catastrofe?”, quanto piuttosto “cosa si può fare?”, per non assistere nuovamente a un’altra vergognosa esibizione ai mondiali di Russia del 2018.
A poche settimane dalla decisiva disfatta della Russia a Euro 2016 ad opera dalla nazionale gallese (0-3), che aveva già ottenuto risultati più che dignitosi a livello continentale, si stanno analizzando letteralmente da cima a fondo i risultati della spedizione della nazionale guidata da Leonid Sluckij. Come aveva preannunciato “Naša Versija”, l’allenatore della nazionale, che era riuscito a combinare il ruolo di selezionatore con il lavoro al CSKA Mosca, per prima cosa si è scusato per l’addio prematuro ai campionati europei, e poi si è assunto la responsabilità e ha rassegnato le dimissioni che, del resto, erano una pura formalità. Non tutti i giocatori sono riusciti a condividere pubblicamente insieme all’allenatore l’amarezza della débâcle. Solo qualche calciatore del CSKA Mosca come Igor’ Akinfeev, Vasilij Berezuckij e Roman Širokov ha riconosciuto di non essere sceso in campo nella forma migliore. Altri come, ad esempio, Pavel Mamaev, si sono nascosti dietro le proprie “dolci metà”: sulla sua pagina Instagram Alana, l’agguerrita partner di Mamaev, ha mandato a quel paese tutti i critici della nazionale in perfetto stile russo, aggiungendo che il marito “individualmente ha giocato bene e ha dato tutto quello che poteva dare”. D’altronde gran parte della squadra ha preferito prudentemente tacere e, fatte rapidamente le valigie, partire per delle vacanze lontane dal paese natio, visti gli stipendi milionari percepiti dai club che permettono loro di raggiungere nei “momenti critici” gli stati e i continenti più esotici…

La squadra più anziana

Tuttavia, mentre la gran parte dei calciatori che ha disonorato la maglia russa riposa tranquilla sulle spiagge, una domanda sorge spontanea: chi è che andrà a giocare in nazionale tra due anni ai prossimi mondiali in casa?
Tra i ventitré calciatori convocati da Sluckij per Francia 2016, otto hanno attualmente almeno 30 anni e altri sei li avranno compiuti per l’inizio del 2018. Nella rosa, il più giovane tra i restanti nove calciatori è Aleksandr Golovin, che ha compiuto 20 anni, ma non ci sono altri giocatori con la stessa età o poco più grandi: Oleg Šatov, Aleksandr Kokorin e Georgij Ščennikov gli passano cinque anni, e hanno quindi già raggiunto la maturità come calciatori. Nonostante le critiche a suo tempo rivolte agli allenatori stranieri della nostra nazionale Dick Advocaat e Fabio Capello, per non aver convocato in rosa dei calciatori giovani, abbiamo poi notato come anche Sluckij non abbia affatto puntato sui giovani di prospettiva, bensì sull’usato sicuro, che alla fine, con l’allenatore stesso, è caduto tanto ingloriosamente sui campi francesi. Dopotutto, si può pensare che se ci fossero stati dei ragazzi un po’ meno esperti a raggiungere risultati non troppo buoni agli europei, la situazione non sarebbe parsa tanto fallimentare: i giovani avrebbero comunque potuto imparare…Cosa potrà mai insegnare invece questa vergogna europea al 36enne Sergej Ignaševič o al 34enne Širokov?
Avranno ragione quelli che sostengono che il calcio russo è diventato estremamente avaro di talenti e Sluckij, Capello e Advocaat semplicemente non avevano possibilità di scelta? Allora come la mettiamo con i titoli dei campionati europei delle categorie giovanili che i nostri calciatori hanno vinto negli ultimi anni? Inoltre, poco meno di un anno fa i russi appassionati di calcio gioivano assieme alla nazionale giovanile, guidata da Dmitrij Chomuchoj, medaglia d’argento ad Euro 2015 nella categoria Under 19. E due anni prima praticamente la stessa identica rosa con il medesimo allenatore aveva vinto il campionato europeo Under 17. E ancora, l’anno precedente la nazionale russa Under 17 aveva conquistato il bronzo al forum europeo. Per quale motivo questi ragazzi non sono stati chiamati in nazionale maggiore? In fin dei conti non c’è stato neanche un tentativo di Sluckij e del suo staff per portare gli under 19 a lavorare con i calciatori russi attualmente migliori.

Talenti russi ostacolati dal tetto stranieri

Bisogna raccontare anche un’incresciosa tendenza dei nostri giocatori. Se si parla di successi a livello giovanile, siamo costretti a constatare che, raggiungendo l’età della squadra principale giovanile, l’Under 21, i russi cedono praticamente sempre e palesemente agli avversari. Nella storia dei tornei continentali giovanili le nostre selezioni non hanno mai conquistato premi negli ultimi 25 anni. Mentre a Euro 1990 trionfò l’allora nazionale dell’Unione Sovietica ancora unita.
È piuttosto difficile dire cosa succeda ai nostri calciatori tra i 19 e i 21 anni. È possibile che non abbiamo allenatori capaci di far sviluppare le qualità dei giocatori che solo da poco tempo si sono messi in luce in Europa (sebbene l’esempio dello stesso Chomuchoj tenderebbe a dire il contrario). Eppure il sistema di limitazione del numero degli stranieri vigente nella Premier League russa preserva da sempre i giovani talenti nazionali. Ma in realtà, a causa di questo famigerato “tetto”, le migliori squadre russe si danno letteralmente battaglia per ogni giocatore russo più o meno decente, sottoscrivendo contratti con stipendi da capogiro. E capita che questi soldi facili e veloci possano rovinare i calciatori dalle fondamenta, trasformandoli da potenziali stelle a banali e avidi mercenari su un terreno di gioco. Resta pochissimo tempo prima dei campionati mondiali del 2018: se non vengono presi i provvedimenti necessari, ai mondiali casalinghi la nazionale russa rischia di fare un fiasco non meno imbarazzante di quello di Euro 2016.

Fonte: Naša Versija, 27/06/2016; tradotto da Francesco Iovenitti; giornalisti: Dmitrij Ledašin, Viktor Kruščev.

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Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione