“Pravyj Sektor è una moderna SS”

La confessione di un mercenario americano sul servizio nelle file dei radicali ucraini

“Scarti della società”, così il volontario americano definisce i nazionalisti ucraini combattenti in Donbass. Gli accordi di Minsk prevedono il disarmo di tutte le unità illegali. L’organizzazione estremista »Pravyj Sektor«, proibita in Russia, non rientra tra le unità di sicurezza nazionale ucraine, eppurre continua a condurre le sue operazioni militari. L’americano ha raccontato a »lenta.ru« come ci si sente a combattere nel gruppo, tra perdite, casi di alcolismo e suicidi tra i nazionalisti in prima linea.

Per l’ideale

Tra gli ex militari americani che hanno aderito alle ideologie di estrema destra, circa due anni fa ho conosciuto John (nome di fantasia) tramite reti sociali. Già allora lo yankee combatteva contro i volontari in Ucraina. Inizialmente John serviva in una delle unità che noi potremmo chiamare »milizia privata«, dalla quale percepiva uno stipendio abbastanza irrisorio secondo criteri occidentali: 10 000 grivnie (circa 400 dollari) al mese più 1000 grivnie (40 dollari) per ogni giorno in prima linea. Successivamente ha combattuto nel distaccamento di »Pravyj sektor« (PS), proibito in Russia, dove non è stato pagato neanche un centesimo. Tuttavia, come ha ammesso lo stesso John, l’importante per lui non erano »i soldi, ma l’ideale«.

Secondo gli ex combattenti, oggi in Ucraina sta succedendo esattamente ciò che accadde durante la seconda Guerra Mondiale: »Azov« (battaglione di volontari facente parte della guardia nazionale ucraina) e »Pravyj sektor« sono una »versione moderna delle SS (formazione militare repressiva di fascisti, nota di »lenta.ru«), mentre la RPD (Repubblica Popolare di Donetsk) sono i sovietici (armata sovietica, nota di »lenta.ru«)«. Tra i due schieramenti protagonisti del conflitto, il »soldato di fortuna« si è schierato incondizionatamente con i primi. Ho proposto ripetutamente all’americano di riprendere l’intervista ma lui si è rifiutato, dicendo di non fidarsi della »stampa russa venduta«. Eppure qualche giorno prima era stato lo stesso John a mettersi in contatto con me, affinché rendessi pubblica la sua storia sotto condizioni di anonimato.

Non è la vostra guerra

“Sono arrivato a Kiev il 6 giugno di quest’anno. Lì ho incontrato i ragazzi di Pravyj sektor. Il primo giorno ci siamo soltanto divertiti, ma già dopo 24 ore eravamo in viaggio verso Krasnoarmejsk (dal 2016 rinominata Pokrovsk nella regione di Donetsk, nella parte controllata da Kiev), dove ci siamo accampati alla base di PS. Inizialmente tutto era semplicemente fantastico: rilasciavamo interviste ai giornalisti, passeggiavamo per la città, facevamo acquisti e delle belle bevute. Presto però divenni testimone di scene veramente spiacevoli. Infatti, i combattenti di “Pravyj sektor” picchiavano gli abitanti per divertimento e andavano a letto con le minorenni, a volte anche stuprandole. Questi combattenti non si comportavano come un esercito ma come, mi passi il termine, dei veri e propri tagliagole. Inoltre, questi ragazzi alzavano il gomito in maniera davvero eccessiva e ho cominciato seriamente a temere per le mie chiappe. Qualche volta, totalmente ubriachi, decidevano di sparare colpi alla cieca direttamente nella base. Uno di loro ha lasciato cadere una granata ed è saltato in aria. Tuttavia, dal 13 giugno di ubriaconi non ce ne sono più, poiché i separatisti (le autorità di Kiev e i loro partner occidentali chiamano separatisti i miliziani delle repubbliche popolari del Donbass, nota di “lenta.ru”) sono passati all’offensiva. Questo attacco ci ha presi alla sprovvista: quattro dei nostri ragazzi sono morti e undici sono rimasti feriti” ricorda John.

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I combattenti di “Pravyj sektor” durante un’azione antigovernativa a Kiev.

“Poco dopo questa disfatta, io e gli a tri stranieri fummo svegliati nel cuore della notte dall’ufficiale Igor (non ricordo il suo cognome). Ci comunicò che i combattenti del Servizio di sicurezza ucraino (i servizi segreti ucraini NdT) si preparavano ad attaccare la base e che dovevamo andarcene, dal momento che questa non era la “nostra guerra”. Ci dirigemmo verso la stazione e prendemmo un treno per Kiev. Proprio in quel momento a Kiev si stavano seppellendo i compagni caduti in un combattimento vicino a Krasnoarmejsk e ovviamente andammo a dare l’estremo saluto. Insieme a me, al funerale c’era uno dei combattenti di PS che avevo conosciuto a Kramatorsk. Mi disse che dovevamo parlare. Ci demmo appuntamento al bar “Nazional-sozialist” (non esiste nessun locale a Kiev con questo nome, è evidente che si tratta di un nome fittizio, nota di “lenta.ru”) e il mio collega mi offrì da bere. In preda alla sbornia mi disse che ero un traditore e un disertore, colpevole di essere fuggito dalla base nel momento più critico”. Alla mia obiezione, ossia che avevo soltanto eseguito gli ordini di Igor, mi rispose che bisogna ascoltare “il comandante dell’unità, non un insignificante Igor qualunque”. Ma dopo aver detto ciò, il mio interlocutore cambiò inaspettatamente espressione: “E va bene, dimentichiamoci tutto questo! Beviamoci su!”. La sera trascorse tranquillamente, ero convinto che tutto fosse a posto e che la questione fosse risolta. Peccato che la notte stessa quel ragazzo si ripresentò alla porta del mio appartamento, accompagnato da altri due membri di “Pravyj sektor”. Mi comunicarono di aver contattato il comandante, che a detta loro aveva stabilito che avrei dovuto pagare una “sanzione per tradimento” pari a 2000 grivnie (80 dollari), altrimenti mi avrebbero ammazzato di botte. Io però al momento non avevo quei soldi, allora mi presero tutto, persino la biancheria. Mi dissero poi che se volevo rimanere in vita dovevo andarmene immediatamente dall’Ucraina”. La mattina seguente mi recai al consolato americano dove dichiarai la mia situazione. I diplomatici mi comprarono subito un biglietto per gli Stati Uniti”, prosegue il testimone.

“La feccia dell’umanità”

Come riporta lo stesso John, il conflitto non si è creato solamente a causa della sua fuga dalla base. Il fatto è che, nonostante le sue idee estremamente di destra, questo americano ha sangue per metà arabo e per metà turco (sebbene non capisca una parola né di arabo né di turco). A sua detta, molti militanti di “Pravyj sektor” odiano i “čurok” (appellativo offensivo attribuito agli immigrati NdT), un termine che l’americano ha imparato, nonostante non parli né russo né ucraino. “Eppure, sei mesi fa sarei dovuto entrare a far parte della prima compagnia d’assalto di “Pravyj sektor”, ma per fortuna il mio aereo ha fatto ritardo. In seguito, dopo aver visualizzato una pagina Facebook dell’organizzazione, a chiaro sfondo razzista, gli ho comunicato che sì, ero americano, ma non bianco. Lui mi ha risposto così: “Sei fortunato a non essere arrivato da noi, ne*ro, ti avremmo spedito sotto terra!”. Quando sono arrivato alla base di PS nel giugno di quest’anno, c’erano anche i combattenti della prima Compagnia d’assalto. E sono stati proprio loro a prendersi la “sanzione”, in sostanza mi hanno rapinato!” dice indignato l’americano.

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La caserma per i membri delle unità di volontari ucraine si trova in una delle cave nei dintorni di Doneck.

Dopo tutto quello che è accaduto, John non ha intenzione di tornare in Ucraina. Questa guerra e i suoi protagonisti non gli sono apparsi minimamente come se li era immaginati. Racconta che quasi tutti i volontari stranieri in Ucraina schierati con Kiev sostengono ideali di estrema destra, ma che “nonostante ciò, tra di noi non si trovano i classici fascisti, e non crediamo che le persone si debbano ammazzare solo per il colore della pelle o la forma degli occhi”. “Purtroppo, tra i combattenti di “Pravyj sektor” ci sono molti neonazisti dichiarati che disprezzano anche le persone come me. Ma, al di là di questo, tra i militanti ci sono anche moltissimi, troppi criminali. Lo dirò in maniera brusca, ma non ho timori: questa gente è la feccia dell’umanità!” confessa John con dolore.

Ricordiamo che “il Corpo di volontari ucraino “Pravyj sektor”” si è costituito nel 2014 su iniziativa dell’omonima organizzazione nazionalista per partecipare congiuntamente alle Forze armate ucraine alle azioni belliche in Donbass contro i volontari dell’autoproclamata Repubblica popolare di Doneck (RPD). Tuttavia si deve considerare che nell’aprile 2015 per ordine del comando ATO (operazione antiterroristica, come chiamano a Kiev le azioni violente contro le repubbliche del Donbass) gli estremisti sono stati allontanati dalla linea del fronte. Il 2 febbraio 2016 il ministro della difesa ucraino Anatolij Matios ha dichiarato che il corpo di volontari ucraino “Pravyj sektor” risulta “una formazione armata illegale” sotto qualsiasi aspetto giuridico. Nella realtà dei fatti, come spiega John, è esattamente il contrario: il corpo di volontari continua a partecipare alle azioni belliche e ne subisce le perdite. I mass media ucraini parlano ampiamente dei funerali dei combattenti di “Pravyj sektor” a Kiev. Inoltre, a detta dell’americano, i battaglioni di PS sono tra le subunità più combattive tra le formazioni coinvolte nella guerra civile con l’Ucraina sudorientale.

Fonte: Lenta.ru 22/08/2016  Articolo di Igor Rotar. traduzione di Chiara Pavan

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Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.

Chiara Pavan

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.