Il formaggio e le sanzioni

Fonte Komsomolskaya Pravda 07/08/2016, Tradotto da Marcello de Giorgi

La nostra corrispondente Galina Sapozhnikova parla di come vicino a Mosca si è tenuto il primo festival del formaggio, dedicato al secondo anniversario dell’introduzione delle sanzioni economiche anti-russe

Se lavorassi come corrispondente in qualche media liberale il reportage su questa festa si sarebbe fatto con lacrime e angoscia. E visti gli ingorghi di mezz’ora su queste strade di paese e questi sentieri nella foresta, simili al flusso di persone durante l’ora di punta nella metropolitana di Mosca, avrei commentato semplicemente che alle persone manca a tal punto il parmigiano da precipitarsi in una calda giornata nel di villaggio Dubrovsky per poterlo anche solo guardare o sentirne l’odore.

Ma non è così. Per questa fiera del formaggio attesa in maniera quasi febbrile e organizzata dal famoso maestro caseario Oleg Sirota si ha una sensazione diversa, puramente gastronomica. Io la definirei “una curiosità patriottica”: in modo da identificare l’entusiasmo con cui gli amanti del formaggio da Mosca e da tutti i villaggi dell’Istrinskij Rajon hanno risposto alla chiamata di Sirota per sostenere i produttori nazionali. Pensava che alla festa sarebbero venute 200 persone e invece sono arrivati in migliaia. “Dovremo rifare la strada” – ha scherzato guardando intorno questa allegra confusione il Responsabile dell’amministrazione del distretto di Istra Andrej Dunaev. Al prossimo anniversario della imposizione delle sanzioni gli ricorderemo naturalmente queste sue parole. Alcune persone si sono spostate di decine di chilometri per un buon pezzo di formaggio.

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Oleg Sirota sulla sinistra

Siamo stati fortunati, essendo arrivati un’ora prima dell’apertura ufficiale del festival, abbiamo visto la risposta russa alle sanzioni europee in tutto il suo splendore: in decine di fantastiche forme di formaggio in fruscianti borse, nelle generose degustazioni che i produttori hanno condiviso con i clienti, ed infine nell’aroma unico che avvolgeva l’intero villaggio. Ma coloro che sono arrivati qualche ora dopo, oltre ad aver dovuto improvvisare un parcheggio su un prato, hanno trovato gli scaffali vuoti. Abbiamo mangiato tutto! Già dopo 40 minuti dall’apertura ufficiale Oleg Sirota ha chiesto al microfono di prendere solamente 300 grammi di formaggio alla volta al fine di estendere il piacere della degustazione a tutti i partecipanti ma malgrado tutto il formaggio non bastava per tutti.

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Le sanzioni hanno fatto bene a quasi tutti i segmenti produttivi del mercato alimentare russo. Abbiamo imparato i nomi dei pesci russi, che in precedenza non conoscevamo, perché in tutti i banchi del pesce si serviva salmone norvegese. La differenza tra i pomodori ungheresi con quelli di Volgograd e Krasnodar non si nota affatto, amiamo le pesche della Crimea e non abbiamo sofferto un solo giorno senza mele polacche. Ma il settore dei formaggi, naturalmente, ha sofferto più degli altri e questo si è visto chiaramente sugli scaffali dei supermercati. Anche a Mosca, per non parlare della provincia. Ognuno ha cercato di risolvere questo problema in modo diverso: alcuni sono tornati con gli zaini pieni da vacanze e viaggi all’estero, altri hanno cercato di farsi il formaggio da soli. Ammetto che in famiglia abbiamo provato entrambe le soluzioni. Ed infine abbiamo optato per una terza: abbiamo cominciarono a visitare e sperimentare caseifici intorno alla regione di Mosca per studiare gli audaci esperimenti dei casari locali. Due anni fa le aziende dove si trovava un pezzo di formaggio decente si contavano sul palmo di una mano, ora sono decine. “Gli scaffali vuoti in un primo momento sono stati riempiti da coloro che hanno saputo far decollare rapidamente il volume della produzione” – ha confermato alla tavola rotonda “per il movimento appassionato di produttori di formaggio” il sommelier caseario Alexander Krupeckov. “Si è capito che le sanzioni proseguiranno a lungo e che questa è un’ottima zona di investimento”.

Ma a livello nazionale non è sufficiente, abbiamo ancora pochi formaggi di qualità ed i prezzi che i nostri casari danno alle loro opere d’arte rimangono alti. Dare 2500 rubli per tre piccoli pezzi di formaggio non francese o italiano è sbagliato. Forse è per questo che il 99 per cento dei produttori di formaggio russi sottolinea costantemente che il proprio formaggio è il risultato di una produzione artigianale che in Francia si è persa da tempo e che è tornata in vita soltanto grazie a loro. Decine di formaggi “Camembert” e “Dor Blu” di fabbricazione russa sono stati lanciati sul mercato dei consumi come fossero palline di plastica identiche. “Non comprate solamente perché è popolare, cercate un percorso più difficile ma unico!” è il consiglio ai produttori di formaggio del direttore del mercato di prodotti agricoli di Petrovsk Andrej Aver’janov vestito come, Oleg Sirota, con una camicetta.

La vera nazionalità dei formaggi è stata sottolineata solo dall’organizzatore del festival e proprietario del caseificio, “Russkij Parmezan(parmigiano russo, Ndr) ed è anche per questo motivo che al suo banco si è formata una lunga coda. “Prima della rivoluzione – ha detto Sirota – la Russia produceva molti formaggi ricevendo anche medaglie a mostre internazionali”. Dobbiamo lavorare per tornare a quei livelli. Non arriveremo forse a quelli della Svizzera, ma possiamo raggiungere Argentina e Tunisia (paesi di orientamento nel mondo del formaggio).

Il problema principale, come si è scoperto alla “tavola rotonda”, non è l’assenza in Russia di prati alpini, ma la qualità del latte nazionale, che ai produttori di formaggio non piace categoricamente. Adatto per il formaggio è il latte svizzero nella regione di Kaluga si ottiene dallo svizzero Hanspeter Michel. Come? Lui sorrise con modestia, ma alla sua conferenza stampa ha assistito una folla di giornalisti ed è stato fotografato ripetutamente mentre passava tra decine di persone.

“Chi sono tutte queste persone che si sono precipitate alla conferenza stampa con registratori e notebook? E come mai vedo brillare gli occhi dei miei colleghi giornalista?” – a quanto pare, ho pensato ad alta voce.

Mi allontano senza dare nell’occhio, sentendomi come uno straniero in questo campo. Stare fianco a fianco con loro e non produrre formaggio è quasi una vergogna. La situazione è a loro favorevole: le sanzioni, come sappiamo, verranno estese fino al 31 dicembre 2017.

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.