Due anni sotto sanzioni: come vive il primo produttore di parmigiano in Russia

Fonte: Ria Novosti 5 agosto 2016, Articolo di Viktorija Sal’nikova, tradotto da Simona Fonti

Ria Novosti continua il ciclo di pubblicazioni a proposito di storie di persone che hanno messo su un’impresa in Russia.1472966124

Il caseificio di Oleg Sirota, ex specialista informatico di Mosca, funziona da circa sei mesi. Nel 2014, quando la Russia è stata colpita dall’embargo produttivo, egli ha venduto le proprietà ed è andato in un villaggio per occuparsi del business dei sogni, la preparazione del formaggio.

Ora o mai più

Il caseificio “Parmigiano Russo” si trova nel paese di  Dubroskoe della regione dell’ Istra nella cintura di Mosca.  Nell’azienda la costruzione non si ferma mai: Oleg vuole ampliare la produzione, costruire una stalla per le mucche e un museo del formaggio russo. Lui solo vive negli stretti locali dedicati al riposo, qui collocati. L’imprenditore agricolo ha venduto il suo appartamento moscovita.

“Ho sempre sognato di occuparmi di agricoltura e dopo la scuola mi sono iscritto alla facoltà d’agraria ma l’ho abbandonata al terzo anno. Allora non vedevo prospettive nell’agricoltura e il lavoro in un kolchoz per duemila rubli non mi soddisfaceva per niente. Mi sono riqualificato in quel segmento che si stava sviluppando velocemente, l’informatica. Alla fine avevo una compagnia abbastanza grande, nella quale lavoravano circa 30 persone. I nostri uffici erano distribuiti fra Mosca e Minsk e  io guadagnavo molto bene”, ha raccontato Oleg.

Tuttavia non ha mai rinunciato al sogno dell’agricoltura. Oleg desiderava comprare della terra ma risparmiare la somma necessaria risultava qualcosa di irrealizzabile. Quando in Russia hanno imposto l’embargo alimentare ha capito che era necessario agire. “Andai dal capo del distretto  Andrej Dunaev con tre fogli di business plan: uno per la stalla, uno per il caseificio, il terzo per la parte turistica. Dissi onestamente di non avere denaro per la terra ma che avrei costruito tutto io stesso.  Lui mi promise di aiutarmi. Io non credevo che sarei riuscito ad avere qualcosa ma in un anno son riuscito ad ottenere in affitto un lotto di terreno per 49 anni. È terra municipale che ho preso in condizioni ottime, il tutto per 8 mila rubli all’anno”, ha raccontato l’imprenditore agricolo.

Ha venduto la sua azienda, l’appartamento, due automobili, tutto quello che aveva. È riuscito a raccogliere 12 milioni, ma i soldi sono serviti per la costruzione del caseificio. A dicembre dello scorso anno i mezzi economici son terminati.

1472966192“In una qualsiasi start up ci si avvia verso una situazione in cui i soldi prima o poi finiscono.  Ero nella mia camera, il 7 dicembre, il giorno del mio compleanno. Ho raccolto le mie forze e ho lanciato un progetto con l’aiuto del crowfunding: ho iniziato le preordinazioni di formaggio. Il primo giorno 50 persone hanno ordinato la produzione. Il secondo assegno era fra i 6 e gli 8 mila rubli. Era molto per il crowfunding. Mi ordinavano il formaggio le persone più diverse, gli abitanti della zona, gli imprenditori, i moscoviti. Si sono ricordate due ragazze del Ministero delle Finanze, hanno fatto la colletta in tutti i settori del ministero e mi hanno ordinato due forme di formaggio. Come risultato ho guadagnato 8 milioni di rubli, con i quali ho anche potuto concludere il progetto“, ha raccontato Oleg.

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Due problemi da formaggiaio

Oleg per ora non ha ancora la sua stalla perciò a lui il latte giunge da altri contadini. Eppure in Russia si è rivelato difficile trovare il latte della qualità necessaria.

“Mi è capitato di non riuscire a fare più tonnellate di formaggio perché il latte non era adatto. L’igiene e la salute della mucca si notano immediatamente nel formaggio, le qualità più solide non vengono bene.  C’erano volte in cui andavo dal contadino e dicevo che mi serviva una certa qualità di latte e la risposta era: “Che cosa combini? Da noi comprano formaggio armeno e Danone e tu pensi alle sciocchezze”. In Russia non vi è la cultura del produrre formaggi duri e, dunque, del latte adeguato”, ha detto Oleg.

“È possibile acquistare in leasing delle attrezzature tecniche al 2-3%, il bestiame a uno e mezzo. In questo modo prenderò le mucche. E ora le banche iniziano a offrirmi tassi di credito al 23%, fa ridere. Molte di queste in generale si rifiutano di parlare con me, anche se la redditività del mio progetto è evidente. Per i piccoli imprenditori agricoli è difficile ottenere del credito e i sussidi statali di norma vengono dati a grandi aziende agricole. Un mio amico che si occupa di agricoltura in Germania mi ha raccontato di avere un tasso di credito dell’1,5% e che per lui è costoso! Da noi c’è molta terra ma servono grandi investimenti,” ritiene Oleg.

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Per il prolungamento dell’embargo

Oleg si batte attivamente per il prolungamento dell’embargo alimentare. Pianifica di aumentare il volume produttivo ma, se le sanzioni verranno eliminate, la domanda di formaggio calerà.

“Noi abbiamo in mente di aumentare di dieci volte la produzione di formaggio nel corso di otto mesi. Ora produciamo circa cento chilogrammi di prodotto al giorno, vogliamo una tonnellata. Questo richiederà dieci tonnellate di latte. La richiesta del nostro prodotto è alle stelle. Noi per ora non possiamo produrre tanto quanto ci viene chiesto. Qui ogni giorno è prezioso e se improvvisamente eliminano le sanzioni noi non saremo più di alcuna utilità per nessuno”, ha detto Oleg.

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L’imprenditore ha anche registrato un video appello per la linea diretta con Vladimir Putin ma non ha raggiunto il Presidente.

“Io e gli altri imprenditori agricoli chiediamo di non cancellare le sanzioni. Molti ora ricevono prestiti e creano business plan. Tutti i progetti sono legati al fatto che le sanzioni continuino. Molti ci criticano e dicono che la produzione di latte in Russia non cresce ma non si ottiene tutto subito. Solo un anno per prendere la terra, un altro anno per costruire e due per lanciare il progetto. Servono minimo cinque anni. È facile cancellare, ma lungo e difficile rinnovare”, ritiene il formaggiaio.

La tradizione casearia in Russia

1472954796Oleg ha molti piani. Prima della fine dell’anno progetta di produrre 400 chilogrammi di formaggio al giorno, aprire una sala di degustazione, lanciare la stalla e finire di costruire il museo. Voglio elevare la tradizione casearia russa. Per questo motivo costruirò un museo. Pochi sanno che cento anni fa l’impero russo esportava il formaggio Cheddar in Inghilterra, l’Emmental in Svizzera e il Tilsiter in Germania. Si dice che da noi a causa delle condizioni naturali non si potesse produrre formaggio ma è una sciocchezza. L’impero russo esportava 20 mila tonnellate di prodotto ogni anno! Ora la cultura della produzione è andata perduta. Per il nostro paese il ventesimo secolo è stato una tragedia”, ha detto Oleg. In passato il formaggio russo più famoso era il Mešerskij ma durante la rivoluzione è stato ucciso l’ultimo formaggiaio che ne conosceva la ricetta.

“Il formaggio Mešerskij si produceva nella regione di Tversk. È uno dei tipi di formaggio Emmental. È addirittura possibile discutere con gli svizzeri su chi l’ha prodotto per primo, noi o loro. Ma la ricetta è andata perduta. Hanno bruciato l’ultima persona che lo produceva insieme con il suo caseificio. Tra le buone notizie: ho trovato il suo discendente in Svizzera e abbiamo ripristinato la ricetta”, ha detto Oleg.

La produzione casearia in Russia è stata sviluppata soprattutto nelle regioni occidentali ma in seguito alla Seconda guerra mondiale si è praticamente fermata.

“Io conosco un vecchio veterano dell’Istria. Nel 1941 si trovava a Smolensk con l’Armata Rossa. Ad oggi ancora ricorda quel formaggio con i buchi, l’Emmental. Ora ha 90 anni e mi ha detto: “Guarda, io mi ricordo il gusto di quel formaggio, verrò e verificherò””, ha aggiunto Oleg.

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Oleg utilizza solo attrezzature russe nella produzione in quanto economiche. Molti imprenditori agricoli che hanno comprato macchinari in Europa sono andati in rovina, coperti di debiti.

“Io non voglio nulla di estraneo. Io ho anche tutta l’attrezzatura nostra. Le caldaie sono prodotte a Mosca, il generatore di vapore a Orël. Tutto russo tranne due pompe, un tubo e il frettazzo.  Mi vergogno a dirlo ma il frettazzo è danese perché l’industria del paese può fare aerei e carri armati ma non un frettazzo. L’apparecchiatura del mungitoio, a tal proposito, pensavamo di ordinarla dalla società Kalashnikov”, ha detto Oleg.

Vicini contrari

Non proprio tutti gioiscono per il successo di Oleg. Alcuni abitanti del paese nel quale è collocato il caseificio scrivono regolari lamentele.
“È un villaggio russo con tutto ciò che ne deriva. Ci sono persone che aiutano, ad esempio un vicino mi ha regalato un carretto. Ma ci sono anche coloro che invidiano. La storia della mia famiglia è nota a tutti: il bisnonno è stato espropriato dei suoi beni nel ’33 e arrestato nel ’37. Il nonno è morto di tubercolosi in un lager e mia madre è nata in quello stesso lager. Le repressioni sono state terribili ma qualcuno ha scritto circa tre milioni e mezzo di delazioni. I discendenti di queste persone vivono accanto a noi e come in precedenza scrivono scrivono e scrivono”, ha detto Oleg.

Secondo le parole di Oleg la maggior parte delle delazioni è pura fantasia. I vicini, ad esempio, si lamentano del fatto che lui ha riempito di pietre la sorgente.

“Io non ho il recinto ma scrivono che blocco loro il passaggio verso la sorgente. Secondo quanto scrivono, le mie vacche imbrattano la sorgente ma in questo momento io non possiedo bestiame. È evidente che sono loro a sporcare con rifiuti quotidiani, quali bottiglie. Io ancora, e si vede, semino il panace. Ma tutti i contadini in Russia affrontano dei nemici. È normale”, ha raccontato il formaggiaio. Il contadino fa difficoltà a instaurare rapporti con i vicini. Così il 6 agosto ha fatto una grande festa del formaggio, festeggiando i due anni dall’embargo. Gli hanno fatto visita contadini di altre regioni e paesi. Oleg ha anche aggiunto che aspetterà come ospiti tutti coloro che lo vorranno.

 

 

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com

Simona Fonti

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com