Verso il passato: che fine ha fatto l’arte sovietica ufficiale

Fonte: RIA Novosti, 17/08/2016, scritto da Anna Kočarova, tradotto da Diana Loreti

Ogni giorno a Mosca milioni di persone scendono nella metropolitana, probabilmente uno dei principali simboli dell’epoca staliniana, specialmente nelle stazioni centrali. Gli incredibili atri e corridoi giganteschi e sfarzosi non ricordano più quasi a nessuno il terribile regime staliniano. Per gli abitanti di Mosca si tratta semplicemente di un comodo mezzo di trasporto. Per i turisti è una delle attrazioni moscovite.

1474505162
Pannello del mosaico nella stazione metro Majakovskaja. Autore del disegno Aleksandr Dejneka.

A volte, come riemergendo dal ritmo frenetico della vita nella megalopoli, rivolgiamo l’attenzione ai capolavori sotterranei. A me piace alzare il viso e osservare i mosaici di Dejneka alla stazione Majakovskaja. Mi abbaglia col suo oro quasi inappropriato per una stazione metro la Komsomol’skaja, grazie alla quale il pittore Korin e l’architetto Šusev (quest’ultimo post mortem) ricevettero il premio Stalin di secondo grado. Con grande interesse sfoglio i cataloghi di pittura sovietica per mostre che, col passare del tempo, provocano dibattiti sempre più accesi all’interno della società.

In effetti l’arte sovietica ufficiale non è scomparsa, ma continua ad accompagnarci nella vita di tutti i giorni: nei mosaici della metro, nell’architettura cittadina, negli enormi bassorilievi sulle case.

1474504503
Scultura “L’operaio e la kolchoziana”

Passando accanto al celebre monumento “L’operaio e la Kolchoziana” di Vera Muchina, difficilmente ci fermiamo a pensare all’epoca e alle condizioni in cui fu creato questo lavoro. Era il 1937 e il marito della stessa Muchina, un famoso medico, era prigioniero in un campo di lavoro, dove poi morì. Per noi questo monumento oggi non è altro che una celebre scultura, simbolo del Mosfil’m (uno dei più importanti studi cinematografici russi, n.d.t.). Del resto, quando ammiriamo le cattedrali gotiche, non ci mettiamo a pensare che in quei tempi gli eretici venivano bruciati sul rogo.

Oggi si incontrano sempre più spesso persone che collezionano oggetti del grande stile sovietico. Recentemente mi sono trovata nello studio di un famoso avvocato. Nel moderno edificio di una delle torri di Moskva-City (quartiere di affari di Mosca, n.d.t.), intorno a me c’erano mobili in stile retro, una copia del quadro di Gerasimov “Stalin e Vorošilov al Cremlino”, un ritratto di Brežnev. Tuttavia il proprietario dello studio è ben lontano dal culto del regime politico del passato; semplicemente questi oggetti un po’ gli ricordano la sua infanzia sovietica e un po’ gli permettono di seguire le ultime tendenze.

Come spesso accade, la moda degli oggetti sovietici è nata nei circoli bohémienne. Quando le statue sovietiche furono demolite, quando le basi del realismo socialista furono relegate alle scorte dei musei, quando i mobili sovietici furono buttati nella spazzatura per fare spazio alla ricostruzione italiana, proprio allora, all’inizio degli anni ’90, il pittore e collezionista Aleksandr Petljur “decantò” tutti i cimeli e le cianfrusaglie di quei tempi. Insieme alla sua modella preferita Pani Bronja, fece dell’arte sovietica una tendenza artistica.

Dieci anni dopo, questa moda divenne universale. Le persone all’improvviso vedevano il valore dei vecchi mobili sovietici, dei quadri del realismo socialista, degli oggetti quotidiani. Forse perché queste cose erano sparite troppo velocemente dalla nostra vita. O forse perché tutto il mondo si appassiona allo stile retro. Ma solo da noi questa passione ha trovato una sfumatura ideologica.

1474506358
Interno della stanza di una casa sovietica.

Si dice che gli antiquari talvolta usino il concetto di “lingua nativa” in riferimento ai dipinti utilizzati nelle riproduzioni dei manuali scolastici di lettura e letteratura. Per chi se lo ricorda, alla fine dei manuali (sovietici, n.d.t.) c’erano degli inserti con riproduzioni di quadri, dal realista russo Šiškin al realista socialista Pimenov e il suo quadro “Nuova Mosca”. Si ritiene che i collezionisti di oggi basino le proprie scelte su queste riproduzioni, reminiscenze dell’infanzia, selezionando inconsciamente cose simili.

1474508229
Riproduzione del quadro “Nuova Mosca” del pittore Jurij Ivanovič Pimenov.

Oggi, un quarto di secolo dopo la caduta dell’URSS, sembra che sia già stata percorsa quella distanza temporale che ci permette di osservare da fuori l’arte sovietica. Di comprendere quali lavori fossero scadenti e imposti e quali invece fossero oggetti di pittura e scultura di valore. Tradizionalmente studiamo la storia dell’arte per punti: capolavori che, superando la prova del tempo, non solo ci raccontano un’epoca, ma hanno un gran valore di per sé.

Sembrava l’arte creata nei 70 anni del potere sovietico avesse ormai fatto il proprio tempo. Mostre di questo tipo venivano organizzate in Russia e all’estero negli anni ’90. Ma nell’ultimo anno ce ne sono state almeno altre due: “Realismo romantico” al Maneggio di Mosca e la mostra di Aleksandr Gerasim al Museo della Storia. Le reazioni della comunità professionale sono state le più varie e i social network si sono riempiti di discussioni circa il valore da attribuire oggi a questi slanci dei responsabili. Risulta evidente che il passato non è ancora superato del tutto.

1474507453
Visitatori davanti al quadro “Chudožniki na dače Stalina” (Pittori alla dacia di Stalin) alla mostra di Aleksandr Gerasimov a Mosca.

Probabilmente, per le vecchie generazioni questi ricordi non saranno mai relegati nel passato. Ma anche coloro che oggi collezionano arte sovietica senza particolari emozioni non dovrebbero comunque dimenticare cosa si cela dietro le parole “vivere è diventato più bello, vivere è diventato più allegro” (celebre frase-slogan pronunciata da Stalin in riferimento alla vita nell’Unione Sovietica, n.d.t.).

Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano.

dianalor330@gmail.com

Diana Loreti

Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano. dianalor330@gmail.com