In Russia lo stato è una minaccia per la democrazia

Fonte: Vedomosti, 07/09/2016; tradotto da Francesco Iovenitti; giornalista: Michail Skovoronskich.

L’orientalista Michail Skovoronskich sulle ragioni del deterioramento delle istituzioni politiche

In un suo recente articolo Martin Wolf ha messo in dubbio il fatto che il binomio democrazia liberale-capitalismo globale, fondamento della società occidentale moderna, risulterà ancora sostenibile in futuro. La questione è molto più che scottante, infatti negli ultimi anni stiamo notando segni di autoritarismo in una lunga serie di paesi del “mondo libero”: dagli USA al Giappone, fino all’Ungheria e alla Polonia, sullo sfondo di una globalizzazione dilagante. Tuttavia, si discute già da qualche millennio del problema del deterioramento delle istituzioni politiche, in questo senso le cause possono essere ricercate non solo nel mutamento dell’ambiente e dello stile di vita, ma anche in noi stessi.

Il mito del peccato originale del Vecchio Testamento è uno dei più antichi esempi di come una persona, collocata, così sembrerebbe, in un ambiente istituzionale ottimale, lo distrugge per proprie colpe. Sant’Agostino affermava che era stata la superbia a spingere Adamo ed Eva verso il peccato originale. In altre parole, nella natura umana il vizio è rimasto finora dentro di noi nella forma del peccato originale. Nel suo “Stato”, Platone faceva notare come persino l’ordine politico ideale, con i re-filosofi al potere, avrebbe portato con sé il pericolo di una graduale corruzione per le caratteristiche dell’animo umano, che ha una natura predisposta alle tentazioni della tirannia. La tradizione filosofica confuciana ha percorso una strada simile, affermando che le perfette istituzioni pubbliche dell’età dei primi imperatori Yao e Shun degenerarono gradualmente, dando il via alle guerre, alle carestie e alla ricerca filosofica per il ritorno al secolo d’oro.

In “La democrazia in America” Alexis de Tocqueville descrisse in dettaglio i pericoli che minacciavano le istituzioni democratiche. Egli reputava che il passaggio dall’aristocrazia alla democrazia fosse stato determinato da un’inevitabilità storica, ma non poteva garantire che quest’ultima non si sarebbe poi trasformata in una tirannia di un uomo solo o di una maggioranza. Per difendersi da quel tipo di degenerazione Tocqueville proponeva l’autogoverno locale, la libertà di culto e anche la conservazione di alcune istituzioni “aristocratiche”, come l’antico sistema giuridico inglese. La tradizione orientale risolse il problema del deterioramento attraverso l’istruzione: ad esempio il filosofo neoconfuciano Zhu Si credeva che per conservare le istituzioni ideali dell’antichità fosse necessario organizzare un sistema generale di istruzione umanistica fondata sul canone confuciano. Nella prefazione all’antico trattato “Grande Studio”, Zhu Si scriveva che fu proprio questo sistema a garantire prosperità politica e mitezza dei costumi nel lontano passato.

Va da sé che la teoria politica, in Occidente come in Oriente, abbia legato spesso il degrado delle istituzioni all’inclinazione della natura umana, incapace di preservare a lungo persino i migliori ambienti istituzionali, che sia l’aristocrazia platonica, la democrazia di Tocqueville o il fiorente assolutismo dei cinesi confuciani. Questi pensatori cercarono dei modi per prevenire o rallentare il processo di corruzione delle istituzioni politiche che reputavano ideali, e convennero che non esistesse istituzione peggiore della tirannia o, usando un’espressione contemporanea, della dittatura. Curioso che gli odierni regimi autoritari o tendenti all’autoritarismo (spesso consapevolmente, a volte no) distruggano energicamente tutto ciò che potrebbe rappresentare una cura per la degenerazione in dittatura delle loro società.

In Russia, ad esempio, sono ormai compromesse da tempo le basi dell’autogoverno locale tanto care a Tocqueville, con le quali egli immaginava di salvare i cittadini dalla tirannia del centro federale. A quel tempo, agli inizi del XIX sec., egli parlava della giovane repubblica federale chiamata Stati Uniti d’America, ma anche oggi le sue parole si dimostrano attuali relativamente alla Federazione Russa. La libertà di culto, tanto apprezzata da Tocqueville, è stata anch’essa presa di mira: dopo che la Duma ha approvato il cosiddetto pacchetto antiterrorismo Jarova, è iniziata un’offensiva al diritto di espletamento e diffusione dei culti religiosi, garantito dalla Costituzione. Intanto Tocqueville intuiva che per natura è propria dell’uomo la tendenza al culto, ma che allo stesso tempo l’oggetto di tale culto può essere tanto un dio trascendentale quanto uno stato del tutto reale e onnipotente.

Un’ulteriore barriera difensiva in grado di rallentare o prevenire il deterioramento delle istituzioni politiche può essere il sistema di sviluppo dell’istruzione umanistica, così almeno dichiarava Zhu Si. Tuttavia i giri d’affari, l’ideologizzazione e la clericalizzazione dell’istruzione russa provocano serie preoccupazioni. La recente nomina alla carica di ministro dell’istruzione di una persona nota per le posizioni conservatrici e legata alla Chiesa Ortodossa russa, la crescente pressione sulle personalità della scienza e della cultura, senza dimenticare la tendenza a promuovere pubblicamente le professioni tecniche a danno delle “inutili” umanistiche, testimoniano l’indebolimento di questa barriera.

Wolf ha assolutamente ragione quando indica la globalizzazione come pericolo nel processo di “conservazione della legittimità […] dei sistemi democratici”. E ancor di più Tocqueville e i pensatori antichi, probabilmente, concorderebbero con le sue conclusioni. Tuttavia, mi sembra che nel contesto russo si debba nuovamente focalizzare l’attenzione della società sull’annientamento mirato, da parte dello stato, di quelle barriere istituzionali in grado di prevenire o di interrompere il deterioramento delle istituzioni politiche. Tanto più che molti teorici della politica tendono a spiegare questo deterioramento non soltanto attraverso cause esterne, quanto con il carattere della stessa natura umana.

 

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Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione