L’invasione delle pommes de terre: la vera storia delle patate in Russia

Fonte: Argumenty i Fakti, 26/08/2016, articolo di Konstantin Kudrjašov, tradotto da Alessia Bianco

Malgrado le leggende, la patata comparve sulle tavole dei russi prima che venisse utilizzata in Olanda, in Francia e in Svezia e i piatti nazionali a base di patate erano molto più vari e gustosi.

246 anni fa, il 26 agosto 1770, a Pietroburgo fu pubblicato l’ennesimo numero degli Atti della Società Imperiale per la Libera Economia. A quell’epoca il famoso almanacco scientifico usciva tre volte all’anno già da cinque anni. Tuttavia, proprio questo numero d’agosto suscita un fortissimo interesse fino ad oggi. Il motivo è semplice: vi era pubblicato un articolo dello scrittore e naturalista Andrej Timofeevič Bolotov “Nota sulla patata, o pomme de terre“.

Le patate in Russia sono amate e da tempo non si può immaginare di vivere senza, ma la consueta versione dei fatti sulla loro comparsa nel paese risulta essere una spudorata bugia dalla prima all’ultima parola. Tra l’altro, il vero percorso e destino della patata in Russia sono degni, se non di un film, almeno di un serial.

PIETRO IL GRANDE?
Innanzitutto è ora di dimenticare l’assurda leggenda sul ruolo di Pietro I nella diffusione della patata in Russia. Solitamente si racconta questo: “Pietro, essendo stato a Rotterdam, assaggiò molte pietanze a base di patate. Così ordinò di comprare al mercato della città un sacco di semi selezionati al fine di inviarli in Russia e di coltivarli n diverse zone”. Tutto ciò risulta verosimile e coerente alle orecchie di un non esperto: è noto infatti che lo zar-falegname portò tutte le innovazioni dall’Olanda.

Louis XVI et Parmentier
Louis XVI et Parmentier

Ma c’è un punto che in un solo battito di ciglia cancella la bella favola sui “progrediti olandesi” e sui “russi arretrati”. In effetti, il mercato di Rotterdam era severamente controllato. Gli avari e pedanti borghesi tenevano conto di tutto: chi e cosa comprava, chi e cosa vendeva e quali erano le merci nuove. Le patate in queste annotazioni sono menzionate per la prima volta solo nel 1742. A quel tempo Pietro era morto già da 17 anni. È del tutto evidente che durante il tempo in cui visse lo zar, in Olanda neanche iniziarono a sfruttare le patate.

Non convince neanche la versione svedese. Secondo quest’ultima, le patate giunsero in Russia in seguito alla Guerra del Nord, che terminò nel 1721 e a causa della quale le province svedesi sul Baltico passarono in possesso della Russia. Qui a quanto pare da tempo si coltivava il benefico tubero.

Ciò non poteva essere per un semplice motivo: a quel tempo gli svedesi non conoscevano la patata. Gli scettici possono visitare la città Alingsås, nella cui piazza principale si erge il monumento al nativo del luogo Jonas Alströmer. Per quali meriti gli spetta una tale ammirazione? Gli annali della città lo dicono chiaramente: nel 1734, tredici anni dopo la fine della guerra con la Russia, questo commerciante e imprenditore per primo portò in Svezia le patate.

TARTUFEL‘ PER TUTTI (nome in cui veniva indicata la patata, poi divenuto kartofel’, nota del traduttore)
Intanto in Russia a quel tempo le patate erano già piuttosto conosciute. Ad ogni modo, alla corte di Anna Ioannavna, che regnò dal 1730 al 1740, le pietanze a base di patate erano note e assolutamente non come una stravaganza d’oltremare. Sulla tavola del favorito dell’imperatrice, il noto malversatore Ernst Johann Biron, la patata era all’ordine del giorno: un qualcosa di gustoso, interessante, ma non di più. Poco più tardi, anche sulla tavola di Anna Leopoldovna, reggente del minorenne imperatore Ivan VI, le patate comparivano regolarmente, anche se non tutti i giorni ma relativamente spesso e in abbondanza. I resoconti della cancelleria di palazzo registrano quanto segue: “Al banchetto del 23 luglio 1741 è stata servita mezza libbra di tartufel‘ a persona.” Oppure: “Al pranzo del 12 agosto 1741 è stata servita una libbra di tartufel‘ a persona”. 400 grammi circa sono abbastanza anche per una porzione odierna. Inoltre le patate non spettavano solo agli zar e all’aristocrazia: iniziava la sua diffusione, lenta ma indubbia. Così nello stesso 1741 agli ufficiali del reggimento Semënovskij, in occasione di una festa, fu servito a pranzo un quarto di libbra di tartufel‘.

Non molti nell’Europa del XVIII secolo potevano vantarsi di una simile situazione. È certo che in Olanda e in Svezia a poco a poco si scorgevano i primi tentativi di coltivazione delle patate, ma in Francia, paese che aspirava al ruolo di arbitro delle mode, tra cui quella culinaria, nel migliore dei casi le patate erano date di tanto in tanto ai maiali. Nel 1748 fu completamente vietato coltivare patate basandosi sul fatto che “la coltivazione di tale pianta provoca terribili malattie, come ad esempio la lebbra”. Ai francesi, estimatori delle patate, servì un quarto di secolo per riabilitare l’amato tubero. Solo nel 1772 la Facoltà di Medicina di Parigi riconobbe le patate commestibili.

D’altra parte si può valutare quanto fossero commestibili le patate, preparate secondo le raccomandazioni dei “principali dietologi” dell’Europa del tempo, sulla base di un’autentica ricetta: “La patata bisogna tagliarla a pezzi e asciugarla. Macinandola con la farina si ottiene un pane non peggiore di quello dei signori”. Come risultato, si ricavava una sostanza grigia, molto densa e non gustosa che lontanamente ricordava il pane. Non c’è da stupirsi: era tutto amido. Gli agronomi di quel tempo lo capivano e se la cavavano con delle “brillanti” raccomandazioni: “Questo pane si digerisce con difficoltà, tuttavia l’indigestione non nuoce ai rudi stomaci dei contadini, al contrario questi sentono più a lungo il senso di sazietà”. A paragone con questi effetti, la bieta dei russi e la corteccia di pino, che si mescolavano alla farina negli anni delle carestie, sembrano varianti molto più salutari e naturali.

DIREZIONE NORD!
In Russia non si conoscevano tali bruttezze. All’incirca negli stessi anni il generale-luogotenente Jakob Sievers si occupava della diffusione della patata. Ci ha lasciato delle curiose osservazioni. Si mette in chiaro che nei governatorati meridionali i rapporti con le pommes de terre erano più che freddi. O meglio completamente ostili. Invece nelle province settentrionali era tutto al contrario: “I contadini di Novgorod la coltivano di buon grado. La mangiano lessandola, come una pietanza a parte, oppure la mescolano alla minestra di cavoli, oppure ne ricavano un ripieno per un certo tipo di paste. Quello che Jakob Efimovič intendesse per “paste” non è ancora chiaro. Molto probabilmente erano šan’gi o kalitki: focaccine tonde, aperte a forma di vatruški (si tratta in tutti e tre i casi di focaccine aperte, ripiene di ricotta, patate, marmellata, nota del traduttore) . Le regioni settentrionali della Russia a quel tempo adottarono correttamente la patata. I tentativi di fare del pane con le patate, anche se furono intrapresi, rimasero nel lontano passato. Questo prodotto non era più insolito, entrò saldamente nella cucina locale e arricchì l’arte culinaria nazionale. Non si potè raggiungere ciò in nessun modo con le misure autoritarie e ancor più con la costrizione, malgrado tutto il rispetto per il talento amministrativo del general Sievers. Per questo ci volle un decennio.

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DAL MAR BIANCO?
A giudicare da tutto, fu così. Dimostrarlo con dei documenti alla mano risulterà difficile: semplicemente non esistono annotazioni corrispondenti. Tuttavia non si esclude la possibilità che le patate siano arrivate in Russia attraverso un percorso inaspettato: dal Mar Bianco. Gradualmente si diffusero non da sud a nord, come in tutta Europa, ma da nord a sud. Ciò sarebbe successo cent’anni prima di quanto è comunemente stabilito.

All’inizio del XVII secolo il commercio della Russia con l’Europa avveniva attraverso un unico porto marittimo: Archangel’sk. I principali partner commerciali dei mercanti russi erano inglesi. A quel tempo loro sapevano perfettamente cosa fossero le patate e per di più prosperavano nella coltivazione di questo tubero. In effetti, la patata appartiene alle piante che hanno bisogno di luce, cosa non sorprendente, in quanto il Perù è considerato la sua patria. In Spagna e in Italia si adattò perfettamente. Quindi gli inglesi dovettero sudare, ma gli sforzi furono coronati dal successo: comparve la patata che si abitua benissimo alle estati fredde. Si adattava del tutto ai contadini di Novgorod, senza alcun turbamento, semplicemente come una verdura di accompagnamento.

La storia della rivolta delle patate sarebbe una conferma indiretta di ciò. A metà del XIX secolo per alcuni anni di fila ci fu una cattiva raccolta di cereali. Il governo di Nicola I cercò con tutte le sue forze di calmare la situazione. In sostituzione del pane furono offerte le patate. I contadini le rifiutavano testardamente. Iniziarono disordini e anche interventi armati. Tutto si svolse così, ma solo al sud dell’impero e in Siberia. Le province settentrionali accolsero i consigli del governo circa l’uso delle patate in maniera sorprendentemente serena. D’altra parte, se si considera la versione dell’importazione delle patate dalla Gran Bretagna, non ci si deve stupire: la Russia del Nord conosceva già le patate.

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.