Le scuole moderne puntano a istruire i genitori insieme ai figli

Fonte: Moskovskii Komsomolet 25/09/2016, articolo di Svetlana Tsikulina, Traduzione di Irene Achilli

I genitori di oggi spesso si rallegrano per le vacanze più dei propri figli. Scherzi a parte, ogni sera dopo il lavoro i genitori aspettano gli esercizi non fatti, sui quali bisogna sgobbare con tutte le forze possibili. Nella corsa alle valutazioni più alte, le scuole cercano in ogni modo di convincere che far andar bene i propri figli è compito di mamma e papà.

Fino a che punto si debbano aiutare i figli nello studio prova a spiegarcelo il corrispondente di “MK”.

ABITUDINE ALLO STUDIO

Dal primo settembre in poi la vita di molti genitori moderni si trasforma rapidamente in un inferno. Le mamme e i papà iniziano già a sognare di notte infiniti progetti, relazioni e esercizi impossibili. È proprio come perdersi in un sogno, infatti in ogni momento potrebbe di nuovo squillare quel maledetto telefono, chiedendo di risolvere un problema di matematica o un progetto che analizza il problema di dipingere il mondo attraverso gli occhi di una cavalletta. E essere “irresponsabili” non funziona, in ogni classe c’è sempre il sapientone che ha già finito tutto prima e meglio degli altri.

Quando leggo il forum dei nostri genitori, mi viene una sorta di “complesso del voto troppo basso”” racconta Iulia, mamma di uno studente del terzo anno. “Io al massimo posso controllare che mia figlia abbia fatto tutti i compiti, e in ogni caso non lo faccio sempre. Ma non mi siedo a fare i compiti con lei, ho già studiato quello che dovevo. Lo stesso vale per una mia amica, la cui figlia va a scuola in un’altra regione. In ogni classe ci sono sempre più genitori per i quali lo studio del bambino diventa lo scopo della vita. C’è chi passa le ore a svolgere i progetti dei ragazzini, chi non porta il figlio a scuola per esercitarsi da casa. A cosa serve? Per caso qualcuno dubita che la zia adulta sia in grado di risolvere esercizi del 3° anno?”

A causa della follia dei genitori per i progressi dei loro figli anche molti insegnanti molti insegnanti sono a loro volta spaventati dalle esigenze dell’amministrazione scolastica e dall’urgenza di aumentare il rendimento scolastico in classe.

Quest’anno mio figlio ha cambiato insegnante di inglese” racconta Aksana. “Quasi subito ha punito il ragazzo assegnandogli un tre per aver risposto in modo sbagliato. Alla riunione con i genitori io ho chiesto con calma alla signora se non fosse il caso di aspettare ancora un po’ prima di assegnare i brutti voti, affinché i ragazzi facessero in tempo a riprendersi dalle vacanze estive e ad abituarsi alla scuola. La domanda innocente ha scatenato una predica dell’insegnante sul fatto che era colpa mia se mio figlio aveva preso un brutto voto, in quanto i voti dei figli sono essenzialmente i voti dei genitori. Ecco, questa è una novità! È mai possibile che gli insegnanti siano tutti così?”

Senza dubbio l’attenzione sempre crescente allo studio dalla parte dei genitori è frutto del nostro sistema di istruzione. Ascoltando la maggior parte dei direttori scolastici, i discorsi più frequenti sono prediche senza fine sul ruolo della scuola nell’assegnazione dei voti, dei giudizi e dei diplomi. Raramente i dirigenti si soffermano sul fatto che nella loro scuola gli studenti possono semplicemente studiare in tranquillità indipendentemente dalle loro capacità.

NON DIVENTARE COME EINSTEIN

Secondo la psicologa infantile Anna Albertova, questa corsa per il successo provoca sempre più spesso gravi lesioni alla psiche dei bambini e degli adolescenti. Dopo tutto, se il tuo bambino non è Einstein nessuno può farci niente.

Aiutare i primini nello studio è necessario, naturalmente. I bambini di quell’età ancora non sono concentrati, per loro è difficile abituarsi alla nuova vita, ma è importante che il supporto non si trascini per anni” spiega la psicologa. “Molti bambini, i cui genitori mostrano un eccessivo interesse per i voti e per il processo di apprendimento, involontariamente iniziano a fare di tutto per essere sempre migliori. Il risultato è che il bambino prende 3 in un compito importante, non tanto perchè non sa le risposte corrette, ma per la paura di lavorare senza l’aiuto di un adulto. Inoltre il cerchio inizia a chiudersi, il ragazzo si innervosisce per il voto, soffre perché ha deluso le aspettative dei genitori premurosi. E ci ritroviamo poco lontano da seri problemi nervosi.

Secondo il ministero della salute, ogni anno a Mosca aumenta il numero di bambini con problemi psicologici e problemi in generale legati al sistema nervoso. Purtroppo, a oggi solo in poche scuole si trovano buoni psicologi infantili che realmente si occupano delle diagnosi al fine di individuare i problemi nelle loro prime fasi. La maggior parte degli psicologi nelle scuole svolge solo un dovere formale per soddisfare i requisiti per l’insegnamento. Gli stessi specialisti raramente sono preparati per andare a lavorare nelle scuole e preferiscono più semplicemente occuparsi di consulenza individuali.

Il sostegno più importante per la psiche di un bambino è di nuovo quello dei genitori” conferma Anna Albertova. “Non serve fare tutto al posto del bambino, serve insegnargli come fare da solo. Come nell’infanzia insegniamo ai nostri bambini a rifare il letto o a lavarsi i denti, allo stesso modo nel periodo scolastico bisogna insegnare al bambino che gli esercizi e i portfolii sono obbligatori e in ciò non c’è nulla di terribile. La scuola è una parte fondamentale della vita, ma non è la sola: accanto ad essa ci sono la famiglia, gli amici, il tempo libero e la vita non è basata solo sui successi nello studio. In una famiglia dove i problemi si discutono in tranquillità i bambini spesso raggiungono risultati migliori. Inoltre i genitori non possono essere anche gli insegnanti del bambino, non è il loro ruolo. Un esempi semplice: insegnare le tabelline è compito della scuola, ma insegnare a contare i soldi per pagare al negozio e pianificare il proprio budget è compito dei genitori. In ciò sta la differenza tra i due ruoli.”

COSA PENSANO GLI ESPERTI

Irina Trumanova, insegnante di lingua russa e letteratura con 35 anni di esperienza:

I bambini di oggi hanno molta meno indipendenza di quanta non ne avessero i loro genitori. Se prima lasciar andare il bambino a scuola da solo già dalla prima classe era la normalità, oggi lo si porta per mano anche fino alla quinta classe. Questo purtroppo spesso si riflette nel modo in cui il bambino si relaziona allo studio. La cosa più triste che vedo nelle scuole è che la maggior parte dei bambini semplicemente non sa studiare, cosa che dovrebbe essergli insegnata dagli insegnanti della scuola elementare. E proprio in ciò i genitori dovrebbero aiutare gli insegnanti. Insegnare a studiare durante l’adolescenza è molto più difficile di quanto non sia quando il bambino ha 7/10 anni, in alcuni casi è addirittura impossibile. Naturalmente, la partecipazione del genitore nello studio del figlio durante la scuola elementare dipende in gran parte dalla capacità e il carattere del bambino. A qualcuno basta un aiutino per risolvere i problemi più difficili, qualcun altro va controllato sistematicamente. La cosa importante è insegnare subito al bambino che fare gli esercizi è il suo dovere, la mamma e il papà ne hanno altri più da adulti. Aiutare e studiare insieme, talvolta addirittura al posto del bambino è semplicemente inammissibile. Infatti i bambini che vengono aiutati in modo eccessivo dai genitori molto spesso imparano molto alle elementari, ma poi perdono posizioni in confronto ai loro compagni.”

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