Boicottaggio premeditato delle elezioni

Fonte: Gazeta.ru , 19.09.2016, articolo di Anton Linnik (Kiev), Egor Paromnyj (Kharkov), Dmitrij Kirillov (Donbass), Traduzione di Chiara Pavan

Ai russi in Ucraina che desideravano esprimere il proprio voto alle elezioni della Duma è stata negata di fatto questa possibilità. Il Governo di Kiev ha comunicato inizialmente che le elezioni russe non si sarebbero svolte su territorio ucraino, né che sarebbero stati riconosciuti i risultati della Crimea. Questa serie di provocazioni non ha fatto altro che mettere in rilievo la necessità politica di sabotare il voto di 80 mila cittadini russi in Ucraina.

Secondo i dati della TASS, in Ucraina hanno espresso il loro voto soltanto 369 persone. Di questi, 155 a Kiev, 38 a Lvov, 120 a Odessa, 56 a Kharkov. I russi che detengono il diritto di voto e che risultano registrati regolarmente in Ucraina sono 80 mila.

Le elezioni a Kiev sono state praticamente boicottate. Secondo i dati del Consolato russo della capitale ucraina, degli aventi diritto al voto sono riusciti a esprimerlo solo un centinaio di elettori. Il momento più tranquillo sembra essere stato la mattina presto.

Due ore e mezza dopo l’apertura dei seggi, rappresentanti del partito di estrema destra “Svoboda” hanno iniziato a radunarsi presso l’edificio del Consolato russo nella capitale ucraina, iniziando a demolire le recinzioni e aprendosi un varco nell’area. La polizia ha arrestato repentinamente due attivisti.

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I disordini presso l’edificio della prospettiva Vozduchoflotskij si sono perpetrati per tutta la giornata. Gli attivisti ucraini hanno ripetutamente sbarrato l’ingresso a chi intendeva andare a votare, gridando negli altoparlanti e accusandoli di essere complici delle ingiustizie nei confronti dell’Ucraina. Hanno inoltre mostrato un cartellone indicante la scritta “Morte alla Russia”, mentre uno di loro indossava una maschera raffigurante il presidente russo Vladimir Putin.

Le provocazioni organizzate presso l’ufficio del Consolato non sono una novità. “Il Presidente ha incaricato il ministro degli Affari Esteri di informare Mosca sull’impossibilità dello svolgimento delle elezioni russe su suolo ucraino” – ha comunicato il portavoce del presidente ucraino, Svjatoslav Tsegolko.

Nella notte del 17 settembre circa 20 persone si trovavano al Consolato russo di Kiev. Ignoti hanno lanciato nell’area dei petardi fumogeni, dopodiché si sono messi a sparare una batteria di fuochi d’artificio. La polizia sta svolgendo delle indagini a riguardo.

Il Consolato ha quindi deciso di prepararsi in vista del 18 settembre. Le finestre dell’edificio sede dei diplomatici sono state protette con sbarre di ferro, l’area recintata da filo spinato ed è stata garantita protezione da circa 300 collaboratori della guardia nazionale ucraina, che a più riprese sono riusciti a respingere dall’ingresso le persone in protesta, dando così la possibilità ai votanti di poter entrare.

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Eppure non è stato possibile scongiurare definitivamente le provocazioni. Un russo che era giunto al seggio per votare è stato picchiato. La polizia sta cercando il responsabile. Un altro attivista ancora ha lanciato un uovo a un’altro russo che aveva appena espresso il proprio voto alle urne nel Consolato. Le grida dai megafoni e l’atmosfera generale hanno costretto le persone, che si erano recate all’edificio per votare, a rinunciare ai loro piani.

In tutto le forze di sicurezza hanno arrestato quattro persone, che sono state però rilasciate subito dopo essere state denunciate. Intorno alle 18.00 i contestatori hanno terminato l’azione di protesta, interrompendo il “transennamento” davanti all’edificio.

A Odessa simili disordini sono stati organizzati presso il Consolato russo dall’organizzazione estremista “Pravyj sektor” (illegale in Russia. – “Gazeta.ru”).

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La Crimea non è valida

Il voto in Crimea, entrata a far parte della Russia nel 2014, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica ucraina. Le attuali elezioni della Duma di stato sono le prime per la Crimea.

Il presidente ucraino Petr Poroshenko ha insistito sull’illegittimità dei risultati del voto in Crimea. A sostegno della sua posizione si sono schierati i leader occidentali, dopo aver dichiarato che il passaggio dell’allora penisola ucraina sotto il controllo russo non è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite.

L’attuale procuratore della Crimea Natalja Poklonskaja ha ribadito che gli osservatori ufficiali dei Paesi membri dell’Unione Europea hanno boicottato le elezioni in Crimea. “Fin dall’inizio hanno espresso le loro valutazioni in merito al referendum, alla vita della Crimea. Vogliono che tutti qui ora siano infelici, non vengono in Crimea, non sono contenti del fatto che noi, abitanti di Crimea, siamo a casa, che siamo felici, che amiamo e siamo fieri della nostra patria, la Russia”, – ha detto.

Poklonskaja ha aggiunto che gli osservatori internazionali vogliono assistere allo sfacelo della Crimea e che non si accorgono che “ciò che sta succedendo a Kiev è illegittimo”.

Come ha già detto a “Gazeta.ru” il membro della Camera Civica della Repubblica di Crimea Denis Baturin, il voto di 2 milioni di elettori crimeani, che Kiev non vuole riconoscere, corrisponde al 2% della composizione del Parlamento russo. “Secondo esperti ucraini, ciò avanzerebbe dei dubbi sulla legittimità della Duma “, – ha concluso.

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L’unica notizia scandalo che ha gettato un’ombra sul voto in Crimea è stata la dichiarazione del rappresentante della commissione elettorale in Crimea Michail Malyshev, secondo il quale è stata spedita, a nome del suo dicastero, una lettera falsificata a scopo di garantire risultati concreti sull’affluenza.

A sua detta, questa lettera sarebbe comparsa in 22 delle 27 commissioni elettorali della regione. L’indirizzo e-mail dal quale è stato effettuato l’invio, sempre secondo Malyshev, sarebbe diverso dalla casella di posta della commissione elettorale di Crimea “solo per un punto”. Inoltre, la lettera falsificata sarebbe stata stampata sopra una carta intestata non valida che veniva utilizzata nel 2014.

Malyshev ha aggiunto che nel testo della lettera è contenuta l’indicazione di garantire l’affluenza ad ogni seggio presente in Crimea non inferiore al 70%, così come la percentuale dei voti per ogni partito. “La quantità di voti per “Russia Unita” non è inferiore al 60%, per il Partito liberaldemocratico 15%, per il Partito comunista 10% e per gli altri partiti dipende dalla situazione”, – ha detto il funzionario.

“Dichiaro ufficialmente che la commissione elettorale della Repubblica di Crimea non ha alcun rapporto con la suddetta lettera e ritiene il presente fatto una provocazione”, – ha comunicato Malyshev.

Per il resto le votazioni in Crimea si sono svolte in maniera pacifica. In tutto sul territorio della penisola si sono formati tre collegi uninominali, a Sebastopoli uno. Il diritto di voto è detenuto da circa 1,8 milioni di abitanti della Crimea, che hanno potuto esprimere il proprio voto preso 1.500 seggi elettorali.

L’amministratore della penisola Sergej Aksenov ha già pronosticato in mattinata l’affluenza del 50% circa. Già alle 16.00 i suoi pronostici hanno iniziato ad avverarsi. Secondo i dati delle 18.00, sulla penisola hanno partecipato alle elezioni 634.500 elettori (42,37%), a Sebastopoli più di 128 mila (40,32%).

Nessuno degli attuali candidati o dei comitati centrali delle forze politiche sembra aver commesso infrazioni. Si è parlato dell’insufficiente preparazione di alcuni membri della commissione, a causa dei quali in alcuni seggi ci sono state difficoltà nell’accesso agli osservatori.

Affinché potessero partecipare alle elezioni gli oltre 3.000 operai provenienti da 20 regioni della Russia che attualmente lavorano alla costruzione del ponte di Kerč, sono stati costituiti due seggi elettorali: a Kerč e nel villaggio operaio nel quartiere di Termjuk. Il voto è stato programmato durante le ore non lavorative, prima e dopo i turni, e gli operai hanno potuto raggiungere i seggi tramite gli autobus messi a disposizione.

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Secondo Denis Baturin, le prime elezioni federali in Crimea non hanno rivelato sorprese indesiderate. Piuttosto si dovrebbe parlare di alcune particolarità. “Il vantaggio del partito “Russia Unita” era prevedibile – ha raccontato l’interlocutore di “Gazeta.ru”. – Una delle particolarità è stata la totale assenza di figure ampiamente note a livello federale tra i crimeani eletti alla Duma di stato”.

Baturin sostiene che uno dei motivi per il quale i pezzi grossi della politica russa hanno preferito non candidarsi in Crimea potrebbe essere che la penisola è un territorio ancora poco conosciuto dai politici russi.

Donbass senza voce

Le zone ancora meno considerate dalle commissioni elettorali sono state le Repubbliche popolari di Doneck e Lugansk (DNP e LNP). Il 18 settembre è stata una giornata eccezionalmente pacifica, se non addirittura noiosa. Si tratta di una situazione rara, quella in cui le bufere politiche russe non tocchino in alcun modo Doneck e Lugansk. I seggi elettorali per le elezioni della Duma per i cittadini russi residenti in queste zone non sono stati creati.

Questa decisione era già stata presa ad agosto. “Organizzare il voto affinché giornalisti e osservatori si fissassero sulle file di russi alle urne e dicessero “Guardate quanti sono!” ci è sembrato inopportuno”, – ha chiarito a “Gazeta.ru” una fonte al Governo della DNP.

Uno degli esperti del “Comitato degli elettori d’Ucraina” della regione di Doneck (presente su territorio ucraino) ha dichiarato che l’attuazione di un simile processo si scontrerebbe con insormontabili difficoltà organizzative.

A Doneck domenica è stata presentata un’iniziativa di governo a proposito, promossa dai deputati della Duma russa. Nella mattina del 18 settembre i giornalisti sono stati invitati alla partenza organizzata di un gruppo di giovani talentuosi della DNP che si recheranno in vacanza al complesso sanitario “Snegiri”, situato nella regione di Mosca in Russia. In merito a ciò è stato spiegato che “il viaggio fa parte di una serie di iniziative dal titolo “Figli della Russia – figli del Donbass””, attuata con il sostegno dei deputati della Duma di stato e dell’ufficio amministrativo del Presidente.

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.

Chiara Pavan

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.