Mosca inaugura la mostra “Raffaello e la poesia del volto”

Fonte: Gazeta.ru 12/09/2016 Articolo di Yuri Arpishkin, Traduzione di Emanuela Raga

“Lei è regale e lui ha la sapienza negli occhi”

Dal sonetto “Madonna”, A. Puškin, 1830.

Il Museo Puškin apre le porte alla prima mostra di Raffaello in Russia. I capolavori che verranno esposti comprendono otto dipinti e tre disegni facenti parte della collezione fiorentina degli Uffizi e di altri musei italiani.

La mostra dedicata al grande pittore verrà inaugurata a Mosca il 13 settembre al Museo Puškin. È la prima volta che la capitale presenta al pubblico russo questi dipinti.  Oltre a ricoprire un posto particolare all’interno della cultura russa, il nome di Raffaello è sempre stato un sinonimo del concetto di arte.

A testimoniare la sua importanza anche i grandi scrittori della letteratura russa che l’hanno venerato: Dostoevskij e Tolstoj conservavano nei loro studi alcuni dipinti di Raffaello. Basti pensare che perfino la chiesa ortodossa gli ha reso omaggio riproducendo il celebre affresco della “Trasfigurazione” all’interno di alcune chiese, come per esempio quello della cattedrale di Uglich.

La celebre “Madonna Sistina” detiene un posto speciale all’interno della storia dell’arte russa. Come dicono gli esperti, questa immagine è molto più popolare in Russia che in Italia, dove fu dipinta, e che in Germania, dove fu conservata nella cattedrale di Dresda. Infatti, sin dagli inizi del XIX secolo, i copisti russi iniziarono ad utilizzare l’immagine come motivo di decoro delle sale da pranzo e dei salotti russi. È noto come lo stesso Puškin lamentasse di non potersi permettere una copia del dipinto dato il costo elevato di 40 mila rubli. Nel 1955, in una mostra al Museo Puškin che ospitava alcune opere della galleria di Dresda,  l’opera fu contemplata da quasi mezzo milione di russi.

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Anche il famoso museo Pietroburghese dell’ Ermitage conserva alcune opere di Raffaello. Il museo custodisce infatti i famosi dipinti della “Madonna Conestabile” e della “Sacra Famiglia” e diversi disegni del maestro. Inoltre, come noto, il museo ospitava in passato altri due capolavori: “La Madonna d’Alba” e “San Giorgio”. Questi, furono purtroppo vittime delle barbare svendite di epoca staliniana che portarono al trasferimento dei quadri al National Gallery di Washinton.

L’attuale mostra al museo Puškin, rappresenta tuttavia un evento unico a prescindere dal contesto storico. Otto dipinti e tre disegni trascorreranno quattro mesi a Mosca. Tra loro anche la celebre “Estasi di Santa Cecilia” della Pinacoteca di Bologna, che raramente ha lasciato l’Italia. Partendo da quest’ultima faremo un breve excursus delle opere esposte.

“Estasi di Santa Cecilia” con i Santi Paolo, Giovanni Evangelista, Agostino e Maria Maddalena.                 Pinacoteca nazionale, Bologna.

Eseguita per la cappella della famiglia Dall’Olio nella chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna. Secondo i dati più recenti l’opera è datata intorno al 1515-1516. Come scrisse Giorgio Vasari nel suo celebre Vite di pittori, scultori e architetti: “si tratta di un’opera che ha contributo ad aumentare notevolmente la fama di Raffaello. In suo onore sono state composte poesie italiane e latine.  Un esempio: “Qualsiasi altro pennello avrebbe potuto ritrarre il volto Cecilia, ma solo Raffaello avrebbe potuto mostrarci anche la sua anima” . Santa Cecilia fu una nobile donna romana e pagana che si convertì al Cristianesimo e fece convertire a loro volta altri 500 pagani.

“Madonna col Bambino” (Madonna del Granduca).  Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Firenze.

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Il nome del dipinto si spiega facilmente: appartenne infatti a Ferdinando III di Lorena, Granduca di Toscana. La provenienza e la storia originaria del quadro rimane comunque sconosciuta. La paternità del capolavoro fu a lungo messa in discussione, tanto a lungo che fino alla metà del XIX secolo la critica si trovava ancora a dibattere. Rispetto alle altre Madonne di Raffaello, raffigurate per la maggior parte su uno sfondo paesaggistico, questa risulta essere particolare per via dello sfondo nero opaco che possiede.  Tuttavia, dei recenti studi radiografici hanno dimostrato che originariamente come sfondo vi era un paesaggio. Il perché di questo, così come chi lo ha dipinto rimangono un mistero. Inoltre, pare che l’immagine iniziale fosse pensata per una cornice ovale. L’altro enigma è il perché questo non sia poi accaduto. Tra l’altro, nell’attuale mostra è presente un disegno di forma ovale che ricorda molto la composizione del ritratto.

“La muta”. Palazzo Ducale, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino. 

La provenienza del ritratto è sconosciuta. Rappresenta uno dei dipinti del periodo fiorentino, periodo in cui subì l’influenza di Leonardo da Vinci. I ricercatori hanno dibattuto a lungo sull’influenza di Leonardo. La figura è delineata senza ostentazione alcuna, in maniera molto naturale. Il quadro non si presenta come un dipinto celebrativo.

Autoritratto”.  Galleria degli Uffizi, Firenze.

Riprodotto sulla copertina di quasi tutte le monografie e cataloghi dedicati alle opere di Raffaello (il catalogo della mostra di Mosca non fa eccezione). La paternità dell’opera fu confermata solo nel 1983. Lo stesso anno mise inoltre fine alle controversie circa l’autografia dell’opera. È difficile spiegare come i vari studiosi siano arrivati alla conclusione: “sì, si tratta di un autoritratto”. Diversi documenti sono stati presi in esame per centinaia di anni e tuttavia non si è mai arrivati ad un consenso unanime. Ad ogni modo, quello che sappiamo su Raffaello e quello che abbiamo sempre immaginato su di lui, coincide decisamente con l’aspetto di questo giovane uomo ritratto. E questa non è affatto cosa rara: accade infatti quando la mitologia acquisisce più importanza rispetto alla realtà dei fatti.

Classe 1989, studiosa di lingua e letteratura russa, traduttrice e collaboratrice freelance. Mi sono unita al progetto RIT perché anche io condivido l’idea di un’informazione senza filtri, che permetta al lettore di costruirsi un’opinione propria. Contatto: horoshoema@outlook.it

Emanuela Raga

Classe 1989, studiosa di lingua e letteratura russa, traduttrice e collaboratrice freelance. Mi sono unita al progetto RIT perché anche io condivido l’idea di un’informazione senza filtri, che permetta al lettore di costruirsi un’opinione propria. Contatto: horoshoema@outlook.it