Dissonanza cognitiva

Fonte: Literaturnaja Gazeta  29/09/2016 Scritto da Evgeny Utkin

Come la Russia viene presentata dalla tv italiana.

Da molti anni, ho la possibilità di guardare sia la televisione europea (in particolare quella italiana) che quella russa. E vi dirò che è meglio guardarne solo una: si vive con meno problemi.
Le tv tra loro sono molto differenti, non però nel formato (che è praticamente standardizzato in tutto il mondo, anche se in Italia non c’è KVN, ma nel contenuto e nel modo di trasmettere lo stesso fatto. Succede in ogni campo: dallo sport alla politica. Convivere con questo può risultare difficile: si crea una dissonanza cognitiva, sorgono dei dubbi. Sopraggiunge quasi una certa depressione, dalla quale non ti tirano su nemmeno le ragazze seminude degli schermi italiani (e ce ne sono veramente tante). Soltanto il sole italiano può in qualche modo risollevarti. Personalmente, a queste “dissonanze cognitive” preferisco i quadri di Maurits Escher (artista del quale è in corso una grande mostra nel centro di Milano), che confondono allo stesso modo il cervello, ma colpiscono solamente i recettori visivi. Si osserva, ci si stupisce, si riconosce l’abilità dell’autore e si passa oltre, senza nessun effetto sulla salute.
Con la TV, naturalmente, tutto è più complicato. Ci vengono rivolte immagini, audio e contenuto. E questi rimangono nella mente per molto tempo. Cercherò adesso di andare dal generale al particolare e di raccontarvi ciò che resta nella mente degli italiani dopo aver guardato la televisione.
A proposito della Russia, negli ultimi tempi si è fatto un gran parlare, in modo sia atteso che inaspettato. Le elezioni per la Duma di Stato, il Festival del Cinema di Venezia, gli hacker con i loro dati provenienti dalla WADA, la Siria…sembrerebbero notizie a cui dedicare spazio e tempo, anche se magari non sulle prime pagine dei giornali e delle trasmissioni televisive. Niente affatto. Alla loro vigilia si sono appena ricordate le elezioni di cui il “regime di Putin” avrebbe molto paura, benché probabilmente destinato a vincerle. Questo perché laggiù la democrazia ha dei problemi, senza spiegare dove e come e perché, senza dire nulla circa il voto ed il nuovo sistema misto con sbarramento ridotto, che ha grande potenziale per i candidati indipendenti. Dopo le elezioni sono apparse due righe d’ordinanza sui giornali, e pochi secondi nelle notizie sul piccolo schermo: “Putin ha vinto ancora, il partito Russia Unita ha preso il 54%”. Non ho visto scritto da nessuna parte che “Russia Unita” ed i suoi rappresentanti hanno ricevuto 343 seggi, 105 in più rispetto alle elezioni precedenti (ho letto la notizia solamente sul sito del giornale online RussiaNews). Sono quindi stato invitato a discutere dei risultati delle elezioni sulla tv italiana: mi avevano detto che avremmo parlato per circa un’ora della Russia. Oltre alle elezioni, inoltre, in quel periodo la coalizione americana aveva bombardato i soldati siriani (questo dopo l’accordo tra Stati Uniti e Russia sul cessate il fuoco in Siria), ed ho pensato che la conversazione avrebbe potuto indirizzarsi in tal senso. Invece a New York c’era stata un’esplosione, per fortuna piccola e senza vittime, e tutti in studio, inclusi i corrispondenti dagli Stati Uniti, hanno tirato un sospiro ed hanno parlato solamente di questo.
Della Siria alla fine non si è trattato, e sulla Russia ci si è soffermati per circa cinque minuti.
Il giorno prima, il sabato, avevo ricevuto un’altra chiamata dalla televisione e anche in quel caso mi avevano chiesto delle elezioni… ma non delle elezioni in Russia, bensì negli Stati Uniti! Volevano sapere che cosa ne pensano i russi. Ho voluto dire che, almeno la notte prima delle elezioni per la Duma di Stato, sarebbe stato utile parlare di Russia, e che gli Stati Uniti non sarebbero scappati da nessuna parte anche qualche giorno dopo.
Nel frattempo, nel programma di Vladimir Soloviev su “Russia 1“, immediatamente dopo la fine del voto, l’italiano Riccardo Pozzi con l’amico Marco ha parlato di integrità elettorale, dello stupore verso la tecnologia di cui erano attrezzati i seggi e del fatto che di elezioni così si potrebbe essere orgogliosi in Europa e in Italia. Alla tv italiana si è detto invece che Putin ha inchiodato tutti al muro, e che hanno votato praticamente tutti per lui (ovvero per il partito “Russia Unita”), ma a malincuore, e sottolineando la scarsa affluenza…nonostante fosse simile a quella di tutte le recenti elezioni in Italia. Si è parlato di ipotetici brogli, ma senza scendere in una concreta spiegazione. L’unica cosa che i media italiani si sono risparmiati è stata che i russi alle urne erano minacciati da kalashnikov, avevano bevuto vodka ed erano arrivati ai seggi a cavallo di un orso…ma l’analisi è stata comunque non lontana da questi livelli.
Un paio di giorni prima, il gruppo di hacker Fancy Bears era riuscito a entrare nel database dell’agenzia mondiale anti-doping e, incominciando a rivelare informazioni sul fatto che molti atleti olimpici di Stati Uniti, Inghilterra e Germania avrebbero assunto apertamente sostanze illegali, rivelarono come questo gli fosse stato permesso dalla WADA per motivi medici. Mentre in Russia venivano mostrate foto delle sorelle del tennis, le Williams, in confronto a quelle di Maria Sharapova (e qui Escher non serve, i risultati dell’uso di questi farmaci sono evidenti ad occhio nudo), e tutti i media russi hanno maledetto l’ipocrisia della WADA che di fatto ha permesso tutto questo, ed ha reso colpevole anche chi non lo era, in Italia, così come altrove in Europa, si è spostato l’accento sul fatto che gli hacker erano probabilmente stati assunti da Putin per vendicarsi della squalifica dell’intera squadra di atleti paralimpici russi ai giochi di Rio. E i poveri atleti sono stati offesi, facendo vedere a tutti che erano malati, e di quale malattia. Naturalmente questo scandalo è stato messo a tacere, o meglio non se ne è mai nemmeno iniziato a parlare, visto che i nomi degli atleti non hanno trovato neppure una riga di spazio tra le notizie.
C’è quindi un problema di distorsione: in Italia sta diventando opinione comune che i russi che hanno vinto le Olimpiadi siano dopati, che il governo li abbia incoraggiati, e che per questo siano stati scoperti e rimossi. Solo un atleta olimpionico, il doppio oro di Rio Niccolò Campriani, ne ha parlato: il campione della carabina ha raccontato infatti che, se non ci fossero stati gli atleti russi, la sua vittoria sarebbe stata incompleta.
Va detto, tuttavia, che almeno su un fatto, il Festival di Venezia, le valutazioni dei media russi e italiani hanno quasi coinciso. Il pubblico e la critica hanno ben accolto il film “Rai” (Il Paradiso, Ndr) di Andrej Končalovskij, che ha ricevuto il Leone d’argento. Končalovskij stesso è stato accolto molto bene a Venezia. Aveva già vinto vari premi come questo, e tra stampa e tv si era sparsa la voce che “Rai” avrebbe potuto vincere persino il Leone d’oro. Quello che è accaduto alla fine, non saprei bene dirlo, ma comunque il film non è rimasto senza riconoscimento, ha avuto il suo momento gloria ed un posto tra le notizie insieme ad altri film premiati. Ma la maggior parte delle notizie sul Festival hanno purtroppo riguardato i vestiti, più precisamente certi abiti che francamente non lasciavano molto spazio all’immaginazione: a quale scopo organizzare un gioco di “vedo – non vedo” quando si è già praticamente mostrato tutto in una volta? Così hanno fatto due giovani ragazze, in occasione della prima di “The Young Pope”. Una si è mostrata in maniera talmente azzeccata da finire direttamente in Rai. Andrej Končalovskij ha dichiarato intanto che, in genere, “a Venezia vincono film che non si guardano mangiando popcorn”, eppure per guardare l’evento tramite la tv italiana i popcorn sono parsi indispensabili. Anche qui, c’è una dissonanza cognitiva: quello che vuole essere un Festival (“un laboratorio di film”), e ciò che invece vi accade (una certa somiglianza alle passerelle della Settimana della moda milanese).
Guardando la tv, il telespettatore italiano rischia di avere il seguente quadro della Russia: Putin prepara personalmente atleti robot, con molti fa da sparring partner, la FSB (anche se nelle teste degli italiani è ancora il KGB che hanno visto nei film di Hollywood) altera i campioni di urina degli atleti, avvelena Hillary Clinton, prepara truppe cibernetiche mentre, allo stesso tempo, si tengono elezioni con un sistema elettorale sotto controllo. Al Festival di Venezia i russi hanno inviato un film in bianco e nero, dato che a causa delle sanzioni il film non poteva essere a colori. Ciononostante il film ha vinto.
Non c’è da stupirsi che al mio amico Marco, che in Russia ha un’agenzia turistica e lavora coi turisti italiani, arrivino lettere come le seguenti: “Vorrei visitare San Pietroburgo e cenare al ristorante. Ma è possibile farlo? Non è che c’è il coprifuoco?”.

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.