Valerij Maksimenko: nel 2017 in Russia ci sarà un nuovo tipo di pena

Dall’inizio del prossimo anno il Servizio Federale Penitenziario in Russia (FSIN) sarà pronto a ricevere circa 900 detenuti con nuovo tipo di pena: il lavoro coatto. Questo viene applicato in qualità di alternativa alla privazione della libertà in un periodo dai due mesi ai cinque anni per il compimento di reati poco o mediamente gravi o per il compimento di un grave reato commesso per la prima volta.

Il vicedirettore del Servizio Federale Penitenziario russo, Valerij Maksimenko, in un’intervista a TASS ha parlato del nuovo metodo di pena, per il quale già dal primo gennaio cominceranno a lavorare i centri penitenziari.

-Cosa rappresenta questo nuovo tipo di condanna?

-Per prima cosa, si tratta di un’altra alternativa alla privazione della libertà. Questo tipo di pena si contraddistingue positivamente per il fatto che nonostante tutto non è un isolamento dalla società. Il lavoro coatto e la permanenza nei campi penitenziari, malgrado il loro nome, si possono paragonare al lavoro dei vachtoviki (fenomeno che in inglese è detto fly-in fly-out, nota del traduttore) che lavorano lontano da casa, vivendo in una comunità. Per i detenuti vi sono solo alcune limitazioni: non possono scegliere autonomamente il lavoro, licenziarsi o cambiare lavoro, lasciare il centro penitenziario senza il permesso dell’amministrazione. Altre limitazioni, in fondo, non ce ne sono: vivono in dei normali alloggi e, dopo aver scontato un terzo della pena, nel caso in cui non ci siano infrazioni, al detenuto potrebbe essere concesso di vivere al di fuori del centro con la famiglia, ma nei confini della circoscrizione, in cui si trova il centro penitenziario. Possono utilizzare i telefoni cellulari e internet, cosa che per esempio è proibita nelle colonie penali e nelle carceri. Sono talmente autonomi che addirittura quando stanno male si recano da un qualsiasi medico con un tesserino sanitario. Ai detenuti vengono applicate appieno tutte le norme della legislazione sociale, del sistema pensionistico e anche del codice del lavoro. Percepiscono uno stipendio, dal quale sarà trattenuto, come introito dello stato, dal 5% al 20%, a seconda della decisione del tribunale; possono essere sanzioni per il processo di esecuzione, se ci sono ricorsi accolti dal tribunale, ma comunque come un qualsiasi cittadino che versa, ad esempio, gli alimenti. Hanno il diritto a ferie retribuite per un totale di 18 giorni lavorativi dopo i primi sei mesi di lavoro. Solo i condannati al lavoro coatto, senza obbligo di sanzione, possono trascorrere le ferie al di fuori del centro penitenziario.

-Dove sorgeranno i primi centri penitenziari?

Apriremo a partire dal primo gennaio 2017 quattro centri penitenziari: nella regione di Tjumen’ un centro penitenziario da 100 posti sulla base della colonia penale n. 6 (Išim), nel territorio di Stavropol’ sulla base del colonia penale a Georgivesk, che verrà convertita in un centro da 144 posti; nella regione di Tambov sulla base del centro riformato (villaggio Zelenyj) ci sarà un centro da 70 posti; nel territorio del Litorale sulla base della colonia penale n. 51 (Ussurisk) aprirà un centro da 150 posti. Inoltre, dei terreni saranno destinati ai condannati al lavoro coatto: in Baschiria (a Ufa) presso la colonia penale n. 5 ci saranno 100 posti, nel territorio della Transbajkalia presso la colonia penale n. 10 (Krasnokamensk) 50 posti, nella regione di Samara presso la colonia penale n. 10 (villaggio Volžskij) 35 posti, nella regione di Smolensk presso la colonia penale n. 1 (villaggio Anochovo) 55 posti, nella regione di Archangel’sk presso la colonia penale n. 21 (villaggio Severoonežsk) 50 posti, nella regione di Novosibirsk (Novosibirsk) presso la colonia penale n. 8 92 posti e anche in Carelia aprirà una sezione di lavoro nella città di Serež presso la colonia penale n. 7 con 50 posti. Dunque, già come prima tappa, tutti i distretti federali saranno coinvolti dalla possibilità di adottare questo tipo di pena: ci saranno 896 posti per i condannati al lavoro coatto in tutto il paese.

-Ma comunque rimangono in libertà vigilata?

Il condannato al lavoro coatto è obbligato in primo luogo a lavorare lì dove lo ha inviato l’amministrazione del centro penitenziario e a rispettare il regolamento interno. Sebbene nel centro di rieducazione non ci sarà un servizio di guardia come nella colonia penale, il condannato potrà abbandonare il territorio del centro di notte, durante le ore non lavorative, nel fine settimana solo con l’autorizzazione dell’amministrazione del centro. Se ha ricevuto la possibilità di vivere al fuori del centro, è obbligato a presentarsi quattro volte al mese. Ci sono determinate attività giornaliere, anche se è previsto del tempo libero. Inoltre, il Ministero della Giustizia ha elaborato delle particolari norme del regolamento interno dei centri penitenziari. Tra queste c’è l’elenco degli oggetti che è vietato tenere per un detenuto che sconta questo tipo di pena: sostanze stupefacenti, tutti i tipi di alcol tra cui la birra, sono vietati addirittura il lievito, le carte da gioco e strumenti per l’applicazione di tatuaggi. I nostri collaboratori giustamente effettuano un’ispezione sugli oggetti del condannato.

-Cosa rischiano i trasgressori?

La legge stabilisce quali sono le violazioni e anche quali tra queste si rivelano volontarie. Per la violazione delle regole lavorative, delle norme di convivenza nel centro penitenziario, per la mancata comparizione o per la violazione dell’ordine della comunità, per il quale era stata applicata una pena amministrativa, può essere assegnata una punizione: un rimprovero, può essere revocato il diritto a vivere al di fuori del centro o lo spostamento nel locale per i trasgressori. Invece per le trasgressioni intenzionali come uso di bevande alcoliche, narcotici, produzione di strumenti vietati, piccoli atti di teppismo, insubordinazione nei confronti dell’amministrazione del centro penitenziario o insulti verso i collaboratori, ritardo nel rientro al centro per un tempo superiore alle 24 ore o allontanamento volontario, ma anche organizzazione di scioperi, dobbiamo inviare i materiali in tribunale per risolvere la questione sulla commutazione dal lavoro coatto alla privazione della libertà, basandosi sul calcolo che un giorno di lavoro coatto equivale a un giorno in colonia penale. Si definisce intenzionale anche l’azione di colui che per tre volte ha commesso semplici infrazioni nel corso di un anno. Inoltre, i nostri collaboratori devono affrontare la questione della commutazione della pena nei casi in cui il condannato si è sottratto alla disposizione di trasferimento in un centro penitenziario, non si è presentato nei termini stabiliti o non è tornato per la scadenza del termine di uscita concesso. Tuttavia ci sono anche dei “premi”, come la riconoscenza, l’anticipata soppressione della sanzione applicata in precedenza o l’autorizzazione a lasciare il centro penitenziario nel fine settimana e nei giorni festivi, ma solo nei confini della circoscrizione sul cui territorio è collocato.

-Quali sono gli obblighi dei collaboratori del Servizio Penitenziario Federale nei confronti dei condannati?

Dopo l’entrata in vigore della sentenza del tribunale i nostri collaboratori rilasciano al condannato un’ingiunzione e questi autonomamente si reca al centro penitenziario. Se si trova in carcere, verrà scortato nel centro penitenziario e lì sarà liberato. Il nostro compito consiste nel sistemare il nuovo arrivato negli alloggi, richiamarlo al lavoro, controllarlo e ispezionarlo. Allo stesso modo, il detenuto una volta al mese risarcisce con mezzi propri i centri penitenziari per il costo dei servizi quotidiani e il mantenimento della struttura, nei limiti delle spese prodotte in un determinato mese. Nel caso in cui sia sprovvisto di vestiti e denaro per procurarsi del cibo, noi gli forniamo tutto quello che è necessario secondo la normativa corrispondente.

-Quanto potrà essere adottato questo tipo di pena e come verrà ricercato il lavoro?

Siccome si tratta di un nuovo tipo di pena e una pratica di adozione delle norme non esiste, vedremo quanto spesso i tribunali la applicheranno. Questa pena si può paragonare ai lavori penitenziari, che la persona sconta, da regola, nella regione di residenza. Ad oggi circa 41.000 persone scontano questa pena, nel corso di quest’anno ce ne sono state 68.000. Innanzitutto, i centri di rieducazione si svilupperanno in quelle regioni in cui c’è una buona cooperazione con i poteri locali per l’avviamento del lavoro dei detenuti. Noi potremo garantire ai condannati le condizioni abitative, ma molto dipende dalle circoscrizioni, dalle loro richieste di lavoro. Ad esempio nel territorio di Stavropol’ praticamente il 100% delle sentenze applicano i lavori penitenziari. Se in un primo momento abbiamo distribuito i centri penitenziari in modo che funzionassero in tutte le zone della Federazione, adesso pianifichiamo di aprirne in quelle regioni che più di tutte posso offrire un lavoro ai condannati. Si tratta sempre più spesso di un lavoro non specializzato, che sul mercato non è di prestigio e non è richiesto e in cui oggi sono spesso impiegati gli immigrati. E lì dove le imprese industriali hanno un’insufficienza di forza lavoro a livello di mansioni non specializzate, come quelle degli operai. Studieremo la loro richiesta sul mercato del lavoro, ma terremo conto necessariamente dei condannati che possiedono una specializzazione, ci sforzeremo di collocarli a seconda della specializzazione. A proposito, i mass media hanno paragonato infelicemente questo tipo di pena alla “chimica”, dove il lavoro si applica alla cosiddetta industria pericolosa. Vi assicuro che, malgrado la denominazione di lavoro coatto, questa pena ha un forte carattere sociale. Nella stesura ed elaborazione della base normativa abbiamo tenuto conto meglio dell’esperienza dell’URSS. Quando dicono che è quasi un ritorno al GULAG dicono una stupidaggine, non c’è nulla di minimamente simile. Il nostro tipo di lavoro ha un orientamento più sociale anche nel collocamento dell’impiego e nella creazione di un sostegno alla comunità. Quest’anno siamo pronti a mostrare ai giornalisti i centri che ci prepariamo ad aprire.

Fonte: Tass.ru 02/10/2016, intervista di Aleksandr Šaškov, traduzione di Alessia Bianco

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.

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