La Russia si prepara a bloccare LinkedIn

Fonte: Slon.ru, 26/10/2016, giornalista: Michail Selenskij, tradotto da Diana Loreti

LinkedIn, il social network per i contatti professionali, potrebbe essere bloccato in Russia fra circa due settimane. Il Roskomnadzor (Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa, n.d.t.) ha dichiarato che la piattaforma viola la legge sui dati personali. Esiste già una sentenza del tribunale, deve soltanto essere confermata in appello. Ma come si è arrivati a tanto?

La legge sulla conservazione dei dati

LinkedIn è la prima “vittima” significativa della riformulazione della legge in vigore dal settembre 2015. Allora le autorità decisero che tutte le società e i servizi che custodiscano in qualche modo i dati dei russi debbano diffondere queste informazioni solo all’interno della Russia.

Subito dopo l’entrata in vigore della legge, il Roskomnadzor si è chiesto con scetticismo se sarebbe stato possibile o meno indurre le più forti aziende straniere, come Google e Facebook, a metterla in pratica.

“Molto probabilmente riceveremo a riguardo lamentele da parte di utenti puntigliosi e chiederemo di risponderne alle aziende” – ha dichiarato l’addetto stampa del servizio federale Vadim Ampelonskij.

Chi si è lamentato di LinkedIn?

A quanto pare, nessuno. Ampelonskij sostiene che sia stata semplicemente una reazione alla “notizia diffusa dai media” circa la divulgazione delle password degli utenti. Nel 2012 furono resi pubblici i dati di alcuni milioni di utenti LinkedIn. Quattro anni dopo è stato reso noto che in tutto erano stati rubati più di 100 milioni di indirizzi mail e password (in codice cifrato).

Il Roskomnadzor ha chiesto a LinkedIn di dire dove siano conservati attualmente i dati dei clienti russi, l’azienda si è tenuta sul vago, dopo di che il servizio federale ha vinto con facilità la causa presso il tribunale di Mosca.

Esiste la possibilità che non venga bloccato?

Le probabilità che LinkedIn vinca in appello al tribunale di Mosca sono minime. Per farlo, dovrebbe trasferire i dati dei russi nel territorio della Federazione russa prima dell’udienza, che avrà luogo il 10 novembre.

I rappresentanti di LinkedIn hanno dichiarato di mantenere rapporti con il Roskomnadzor per la questione del trasferimento dei dati, ma “non si è ancora stabilito quando avverrà l’incontro per il dibattito”. Non hanno invece rilasciato dichiarazioni riguardo al processo.

LinkedIn verrà sbloccato solo quando avrà trasferito i dati e il Roskomnadzor lo avrà verificato.

C’è qualcun altro che infrange la legge?

Quello di LinkedIn è il primo caso reso pubblicamente noto riguardo al blocco di una piattaforma dovuto al rifiuto di trasferire i server in Russia. Finora solo Viber ha dichiarato di soddisfare tutte le condizioni previste dalla legge.

Fra l’altro, il Roskomnadzor non ha effettuato controlli sulle altre importanti aziende di internet e a quanto pare non ha intenzione di farlo. Di recente ha affermato per l’ennesima volta di avere un “dialogo attivo” con Facebook e Twitter. Il direttore del servizio federale Aleksandr Žarov ha accertato che Google e Apple hanno cominciato il trasferimento dei server in modo non ufficiale. A dire il vero lo ha detto un anno fa e finora le aziende non hanno ancora comunicato nulla.

Nonostante l’assenza di dialogo con i giganti del mercato, il Roskomnadzor può dar conto di diversi controlli effettuati per verificare l’osservanza della legge. Da settembre 2015 sono state condotte verifiche su più di mille aziende e scoperte 23 violazioni dei termini circa la localizzazione dei dati. E il servizio federale può continuare così per qualche centinaio di anni ancora. Infatti, secondo quanto dichiarato da Žarov, più di 2,5 milioni di aziende sono in possesso di dati di utenti russi e finora solo 75 mila hanno dimostrato di conservare le informazioni necessarie in territorio russo.

Secondo il fondatore della Società per la difesa di internet Leonid Volkov il caso di Linkedin è un “ban indicativo” che serve ad attivare il lavoro con le altre importanti aziende.

Cosa devono fare gli utenti?

È importante comprendere che il blocco di LinkedIn in territorio russo non inciderà in alcun modo sul lavoro del social network. Semplicemente, per coloro che si trovano in Russia sarà più difficile entrare nel sito, benché esistano diversi modi per aggirare il blocco. “Se il blocco continuerà, non avrà particolari effetti sul mio lavoro” dice un utente attivo sulla piattaforma, l’amministratore delegato dell’azienda SovEkon Andrej Sizov: il pubblico di LinkedIn è principalmente straniero e il blocco può essere aggirato.

Ma per i cacciatori di teste sarebbe una grossa perdita, fa notare con rammarico il partner della Ward Howell Georgij Abdušelišvili: LinkedIn è una piattaforma sulla quale è già realizzata una selezione di professionisti, per questo i responsabili delle risorse umane se ne servono continuamente, gli altri social network contengono una moltitudine di informazioni spesso inutili. In Russia solo cinque milioni di persone utilizzano LinkedIn, quindi la sua quota sul mercato del lavoro non è alta, ha comunicato a “Dožd'” la direttrice dell’ufficio analisi di HeadHunter Marija Ignatova. In primo luogo si tratta di una comunità professionale e in secondo luogo è una piattaforma per la selezione del personale e in quanto tale il suo pubblico non è paragonabile col numero degli utenti di importanti siti per la selezione del personale, dice l’esperta. In Russia durante la ricerca di un lavoro, LinkedIn viene usato piuttosto come strumento ausiliario. Al tempo stesso, per i top manager e per gli specialisti della produzione, soprattutto nel campo IT, e anche per coloro che contano di trovare lavoro all’estero, si tratta di una risorsa estremamente importante, afferma la Ignatova.

Diana Loreti

Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano. dianalor330@gmail.com