FOOD NOT BOMBS: come i vegani lottano contro il capitalismo

Fonte: Ria Novosti 01/11/2016 Articolo di Larisa Žukova, traduzione di Alessia Bianco

Il primo novembre è la giornata internazionale del vegano. Il rifiuto dei prodotti di origine animale non è semplicemente una dieta. Per i vegani-anarchici è diventato un’ideologia, il cui principio fondamentale è l’opposizione alla violenza. Noi abbiamo scoperto in cosa consiste il loro scopo principale e perché contrappongono il veganismo al sistema capitalistico.

“I pantaloni di zenzero” e la filosofia della non-violenza

Ogni domenica nel corso di questi ultimi quattro anni gli attivisti moscoviti del gruppo “I pantaloni di zenzero” (in russo “Imbirnye štany) si riuniscono per dar vita ad un’iniziativa: preparano e distribuiscono pasti caldi per i senzatetto. Il menù composto di due portate è rigidamente vegano: solo una zuppa-purè e una minestra di verdure, kaša con grano saraceno o riso e composta di frutta. È logico, sottolinea uno dei fondatori del gruppo, il linguista trentenne, musicista, traduttore e vegano da dieci anni, Ivan (nome di fantasia): “Se ti schieri contro l’oppressione delle persone, è strano sostenere allo stesso tempo quella degli animali”.

Il cibo per i senzatetto viene portato in grossi recipienti dell’esercito, che hanno fornito gli aderenti. In una sola volta si riescono a sfamare dai quaranta ai settanta bisognosi. Il numero degli stessi attivisti cambia: al massimo ci sono nove persone. Fanno una colletta di 200-300 rubli per l’”impresa” della domenica.

La maggior parte delle risorse è utilizzata per le stoviglie monouso. Ivan parla del denaro malvolentieri: secondo lui la cosa più importante è dedicarsi all’azione sociale. Molti non sostengono la routine settimanale, ammette lui. L’iniziativa occupa più di sette ore.

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La ricerca dei valori

Il gruppo “I pantaloni di zenzero” è la cellula moscovita del movimento internazionale Food Not Bombs. Questo nacque negli anni Ottanta con l’iniziativa contro la costruzione della centrale nucleare di Seabrook (New Hampshire, USA). Gli attivisti insistevano sul fatto che miliardi di dollari non si potevano spendere per la creazione di bombe, ma ad esempio per risolvere il problema della fame. Poco a poco il movimento ha trovato seguaci in 60 paesi del mondo. Ivan ha preso spunto dai suoi colleghi stranieri: “Sono andato a Homel, a Kiev, a Berlino, a Varsavia, a Petrozavodsk. A un certo punto abbiamo deciso di organizzare un nostro gruppo. Mentre pensavamo come chiamarlo, ad uno dei nostri ragazzi si è aperta casualmente nello zaino una scatola di zenzero marinato, i suoi pantaloni si sono completamente intrisi di quest’odore. Noi lo abbiamo notato e abbiamo deciso che “I pantaloni di zenzero” era un ottimo nome.  

L’idea della non-violenza viene propagandata dai vegani e dagli anarchici: questo movimento ha unito le loro vedute. Hanno iniziato a raccogliere cibo di origine vegetale gettato dai supermercati, ma commestibile, e a distribuirlo a tutti i bisognosi.

“Noi pensiamo che non sia eticamente corretto gettare del cibo che si può utilizzare. Tuttavia in Russia trovare degli alimenti commestibili nella spazzatura è una questione di fortuna”.

I proprietari delle grosse e non molto commerciali catene spiegano il rifiuto di collaborare con gli attivisti russi con le multe: la produzione del negozio è costretta a rispondere a delle norme sanitarie, le quali non prevedono la distribuzione del cibo per strada, spiegano questi. La direzione fornisce istruzioni ai lavoratori, affinché i prodotti scaduti vengano eliminati: i senzatetto non devono piantare le tende sulla spazzatura. Tuttavia a volte si riescono a trovare tra i rifiuti ortaggi e frutti commestibili sufficienti per alcune iniziative, racconta Ivan.

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Una beneficienza pericolosa

Dopo aver mangiato i senzatetto mettono in ordine loro stessi: se una volta lasciano sporcizia, la seconda non vedranno cibo. L’azione degli attivisti è al limite della legge: spesso realizzano le manifestazioni con striscioni e distribuzione di volantini.

“Bisogna rispettare le regole di sicurezza. Ci possono arrestare e denunciare, noi svolgiamo dei comizi non autorizzati. Una legge che permetterebbe di sfamare i senzatetto non c’è”.

Precedentemente gli attivisti cambiavano costantemente luogo per le loro iniziative. Adesso hanno scelto un unico posto: il punto accanto alla Piazza delle Tre Stazioni, così per i senzatetto è più facile trovarli. A coloro che non sono nelle condizioni di arrivare al punto del pasto, ai bisognosi, viene portato il cibo. Questo Ivan lo chiama un esempio di auto-organizzazione.

“Qualcuno è stato cacciato da casa dai figli con l’inganno, qualcuno è stato dimesso dall’ospedale, qualcuno è arrivato a Mosca per guadagnare meglio, ma lo hanno derubato. Perdere qualche ora della propria vita non è un’impresa eroica. Io sono cresciuto in una famiglia numerosa e dall’infanzia mi sono abituato al fatto che bisognava aiutare. Se dimentichiamo di fare questo, siamo spacciati”.

 

 

 

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.