I delitti, i castighi e le malattie degli eroi di Dostoevskij

Fonte: TASS, 11/11/2016, tradotto da Diana Loreti

Su richiesta di TASS una psicologa e dei giuristi hanno spiegato cosa ha influito sul carattere di Nastas’ja Filippovna, di cosa è colpevole la matrigna di Sonečka Marmeladova e chi avrebbe dovuto rispondere dell’omicidio di Fëdor Karamazov.

Con quale donna sarebbe stato felice il principe Myškin? Perché Sonečka Marmeladova è diventata una prostituta? Su richiesta di TASS una psicologa e dei giuristi hanno commentato i comportamenti dei protagonisti di tre romanzi di Fëdor Dostoevskij. Gli esperti in questione sono: la psicologa del Centro di profilassi medica di Dolgoprudnik Elena Šalašugina, l’avvocatessa dell’ordine degli avvocati di Mosca, membro dell’Associazione russa dei giuristi Veronika Poljakova, l’avvocato socio dello studio “Zabejda, Kasatkin, Sauškin e partner” Aleksandr Zabejda, il membro dell’ordine degli avvocati di Mosca Pëtr Kazakov e l’ex direttore della polizia criminale, l’avvocato Evgenij Charlamov.

L’idiota

Il principe Myškin

Il protagonista del romanzo, il principe Lev Nikolaevič Myškin, all’inizio del libro ritorna in Russia dalla Svizzera, dove era stato mandato per “una strana malattia nervosa, una specie di mal caduco o di ballo di San Vito, con tremiti e convulsioni” (Myškin soffre di epilessia). Per sua stessa ammissione, in Svizzera non lo hanno guarito affatto. Lo ritengono un essere strampalato, non di questo mondo.

“Io, in passato, sono stato malato e rischiai davvero di diventare idiota. Ora però sono guarito da tempo e, di conseguenza, mi risulta piuttosto spiacevole sentirmi dare dell’idiota”.
Il principe Myškin
Dal romanzo L’idiota

Come afferma la psicologa Elena Šalašugina, in realtà il principe è in adorazione della propria malattia. A onor del vero, per tutta la durata del romanzo i lettori non lo vedono mai guarito.

Nastas’ja Filippovna

Nel romanzo due donne sono innamorate del principe: Nastas’ja Filippovna e Aglaja Epančina. Il principe prova compassione per Nastas’ja, la bella figlia di un latifondista caduto in disgrazia, divenuta l’amante del ricco aristocratico Afanasij Tockij (un uomo molto più vecchio di lei, nella cui tenuta lei è stata cresciuta). Nastas’ja lo odia e sarebbe capace di “rovinare anche se stessa vergognosamente e per sempre, di finire in Siberia e ai lavori forzati pur di infierire su quell’uomo, verso il quale nutr[e] una avversione così disumana”.

“E intanto arrivava quest’uomo: veniva a passare due mesi all’anno, mi disonorava, mi violentava, mi accendeva, mi depravava e se ne ripartiva. Così, mille volte avrei voluto buttarmi nello stagno, ma ero vigliacca e me ne mancava l’animo.”
Nastas’ja Filippovna
Dal romanzo L’idiota

Come spiega la psicologa, Nastas’ja Filippovna è una vera e propria vittima di violenza domestica che disprezza innanzitutto se stessa. “Il sentimento che prova nei confronti del suo depravatore è in realtà un amore storpio, invalido. Per usare il linguaggio della psicoanalisi, la repulsione è un sentimento di reazione, un sentimento-licantropo che scaturisce sotto l’influenza di potenti divieti culturali da un amore “sporco”. L’eroina non può perdonarsi proprio il fatto che nonostante tutto ama inconsapevolmente il proprio stupratore”, dice Elena Šalašugina. Secondo lei, Nastas’ja Filippovna proietta il desiderio di punire Tockij su tutti gli uomini in generale. “Nei loro confronti conosce e mette in pratica solo due modelli di comportamento (e, in sostanza, si tratta di due lati della stessa medaglia): quello in cui lei umilia e quello in cui lei è umiliata”, chiarisce la psicologa.

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Commenti dei giuristi

È importante capire se Nastas’ja avesse 16 anni quando per la prima volta Tockij ha avuto una relazione intima con lei (dal romanzo sembrerebbe di sì). Se no, allora secondo il Codice penale della Federazione Russa l’atto può essere punito con la reclusione fino a quattro anni.
Se l’eroina aveva già compiuto 16 anni, tutto dipende dal suo consenso: se lei era consenziente, non c’è reato da parte di Tockij. In caso contrario, Tockij sarebbe perseguibile secondo l’articolo sulla coercizione ad atti di natura sessuale tramite ricatto, minaccia o assoggettamento materiale o di altro tipo nei confronti di una vittima minorenne. Per questo sono previsti fino a cinque anni di reclusione.

Rogožin

Il mercante Parfën Rogožin è innamorato di Nastas’ja Filippovna. In una scena, lui la “compra”, offrendo moltissimi soldi se lei se ne andrà con lui. Allora Myškin le fa la proposta di matrimonio, ma lei rifiuta e se ne va col mercante.

“Anch’io forse ho il mio orgoglio, anche se sono una svergognata! Poco fa tu hai detto che sono la perfezione. Bella perfezione, che si butta nel fango solo per gloriarsi di aver calpestato un milione di rubli e il titolo di principessa! Che moglie potrei essere per te dopo questo? […]Ma adesso voglio far baldoria. Non sono forse una donna di strada?”
Nastas’ja Filippovna
Dal romanzo L’idiota

Secondo Elena Šalašugina, la passione di Rogožin è un chiaro ritratto di un rapporto codipendente, tossico. Rogožin è una persona chiaramente distrutta dalla vita che nutre un profondo disprezzo nei confronti di se stesso: un uomo che “compra” la compagnia (nemmeno l’amore!) di una donna fa capire con ciò che stare con lui è assolutamente impossibile”, spiega la psicologa. Secondo lei, relazioni simili non sono affatto rare nella nostra società e la violenza, fisica e morale, è la loro costante immutabile.

Il finale

Nel romanzo Myškin rifiuta di sposare Aglaja per Nastas’ja Filippovna, che però lo abbandona all’altare per Rogožin, il quale la uccide. Nella scena finale, Myškin e Rogožin sono seduti accanto al corpo della donna amata. Rogožin cade in uno stato di incoscienza. Myškin ritorna al suo stato precedente: diventa l’“idiota” che era prima della guarigione in Svizzera.

“Ma non comprendeva più nulla di quanto gli veniva chiesto, non riconosceva la gente che lo circondava e se Schneider in persona fosse giunto dalla Svizzera per visitare l’allievo e paziente d’un tempo, anch’egli, ricordando lo stato in cui il principe a volte si trovava durante il primo anno della sua cura in Svizzera, avrebbe fatto un gesto di scoraggiamento e avrebbe detto come allora: “Idiota!””
Dal romanzo L’idiota

Secondo la psicologa, ciò che accade nella scena finale testimonia il ritorno della malattia di Myškin. Ma ora la sua malattia è priva di ogni aura romantica, è solo una grave patologia organica. Rogožin subito dopo l’omicidio si trova in uno stato di shock. “E poi si attiva un potente meccanismo di difesa che lo fa evadere dalla terribile realtà: l’isterismo iniziale diventa delirio e quindi acuta psicosi”, chiarisce Elena Šalašugina. Myškin era davvero convinto di lasciare Aglaja per Nastas’ja Filippovna? E quale donna sarebbe stata davvero adatta per lui? “Quella che avesse avuto il coraggio di non compatirlo. Non penso che questo si possa dire né di Nastas’ja Filippovna né di Aglaja”, conclude la psicologa.

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Rogožin confessò poi l’omicidio e fu condannato a 15 anni di prigione.

I commenti dei giuristi

In un tribunale russo attuale probabilmente Rogožin verrebbe dichiarato incapace di intendere e di volere e sottoposto a trattamento obbligatorio presso un ospedale psichiatrico.
Se Rogožin fosse invece dichiarato capace di intendere e di volere, allora tenendo conto della piena ammissione di colpa e della presenza di circostanze attenuanti, lo attenderebbero dai sei agli otto anni in una comunità di massima sicurezza.

Актриса Юлия Борисова в роли Настасьи Филипповны. Кадр из фильма "Идиот", 1958 год
L’attrice Julija Borisova nel ruolo di Nastas’ja Filippovna, nel film L’idiota del 1958.

Delitto e castigo

Rodion Raskol’nikov

Le idee dell’eroe Rodion Raskol’nikov probabilmente sono note anche a coloro che non hanno letto il romanzo. Dopo aver abbandonato gli studi a causa della povertà, decide di commettere un omicidio e di verificare se certe persone possano uccidere in nome di scopi “più alti”. Alla fine uccide e rapina una vecchia usuraia e sua sorella, ma poi lui stesso si consegna alla polizia ed è condannato a otto anni di lavori forzati.

“La vecchia non è stata che una malattia… io volevo scavalcare al più presto l’ostacolo… io non ho ucciso una persona, io, io ho ucciso un principio! E il principio l’ho ucciso, ma quanto a scavalcare, non ho scavalcato niente, sono rimasto da questa parte… Ho saputo soltanto uccidere”
Rodion Raskol’nikov
Dal romanzo Delitto e castigo

“Nella vita vera, Adolf Hitler ha osato questo esperimento”, commenta Elena Šalašugina. Secondo lei, la filosofia di Raskol’nikov è una miscela fulminante di alto intelletto e autostima piuttosto bassa. Simili sillogismi (sulle “creature tremanti” e gli “aventi diritto”) derivano da una visione del mondo dualistica, in cui le posizioni di bene e male non costituiscono delle categorie strutturate in un unico sistema, ma esistono di per sé. Se una persona con una tale concezione del mondo ha una grande intelligenza, gli spetta il ruolo dello schiavo: razionalizza le conclusioni del nucleo primitivo della personalità e non condiziona in alcun modo la mentalità nel suo complesso”, afferma la psicologa.

I commenti dei giuristi

Le azioni compiute da Raskol’nikov nel romanzo riguardano due articoli del Codice penale della Federazione Russa: “Omicidio di due o più persone” e “Rapina con gravi danni alla salute della vittima”.
Per il primo articolo la pena può essere l’ergastolo, per il secondo, da 8 a 15 anni di reclusione.

Sonja Marmeladova

Questa eroina è l’archetipo della vittima. Nel romanzo la sua matrigna Katerina Ivanovna la convince a prostituirsi per guadagnare soldi per la famiglia.

“Sonia […] dice: “Katerina Ivanovna, possibile che io debba fare una cosa simile?” […] “Perché, – risponde Katerina Ivanovna tutta ironica – che c’è da custodire? Bel tesoro davvero!””.
Semën Marmeladov, padre di Sonja
Dal romanzo Delitto e Castigo

Come chiarisce la psicologa, Sonečka dimostra l’atteggiamento di una persona con “la psicologia della vittima”. Ed è spinta alla prostituzione non dalla povertà, ma dalla paura di privarsi degli ultimi rimasugli di calore umano e partecipazione che ha ricevuto dalla propria famiglia. “Katerina Ivanovna ha trovato semplicemente una via semplice verso l’autoaffermazione e un metodo relativamente sicuro per vendicarsi col marito di un matrimonio infelice, umiliando non lui direttamente, ma sua figlia”, ritiene Elena Šalašugina. Relazioni simili in famiglia esistono tutt’ora e a soffrirne di più sono i figli: a scuola i bambini provenienti da famiglie simili possono diventare vittime di bullismo.

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I commenti dei giuristi

Secondo l’attuale legislazione russa la prostituzione costituisce un’infrazione ma non un reato. È prevista una multa che va da 1,5 a 2 mila rubli.
È difficile stabilire se si possa definire un reato il comportamento di Katerina Ivanovna. Da un lato, Sonja ha scelto consapevolmente, dall’altro, Katerina Ivanovna con le sua azioni potrebbe aver spinto la figliastra alla prostituzione per mezzo di pressione morale e minacce. Questi atti costituiscono un reato secondo il Codice penale della Federazione Russa. Katerina Ivanovna oggi verrebbe multata (di una somma fino a 200 mila rubli o in base al suo reddito per 18 mesi). Altre varianti del castigo sarebbero: restrizione della libertà fino a tre anni, lavori forzati fino a tre anni o reclusione per la stessa durata di tempo.

Иллюстрация к роману "Преступление и наказание". Из фондов музея-квартиры Ф.М. Достоевского
Un’illustrazione del romanzo Delitto e castigo. Dalla casa museo di Dostoevskij.

I fratelli Karamazov

Ivan Karamazov

La trama del romanzo consiste nell’indagine sull’omicidio di Fëdor Karamazov, che aveva tre figli legittimi (Ivan, Dmitrij e Aleksej) e uno illegittimo, Pavel Smerdjakov. Proprio lui ha commesso il reato. Pavel sostiene che sono state le idee di Ivan a spingerlo al delitto. Prima accusa Ivan, poi si toglie la vita.

Ivan Karamazov è malato, soffre di allucinazioni. In uno dei capitoli gli appare il diavolo e intrattiene con lui una lunga conversazione.

“Ma sono questi incubi da farsi? Ma io non ho paura di te. Avrò la meglio su di te. Non riusciranno a portarmi al manicomio!”
Ivan Karamazov
Dal romanzo I fratelli Karamazov

Secondo la psicologa, Ivan soffre di un disturbo schizofrenico della personalità, i confini della realtà per lui si confondono. “Il contenuto stesso delle allucinazioni (il diavolo, satana) è indice di profondi problemi legati alla concezione della figura paterna, all’impossibilità di fronteggiarlo apertamente, come ha fatto invece Smerdjakov”, afferma Elena Šalašugina.

Il processo

La maggior parte degli indizi porta alla colpevolezza di Dmitrij. Effettivamente lui aveva pianificato l’omicidio e la rapina del padre, ma per sbaglio aggredì un servo, che comunque sopravvisse. Alla fine Dmitrij viene accusato dell’omicidio di Fëdor Karamazov, Ivan racconta come è andata in realtà e si costituisce. Allora la sua innamorata mostra una lettera di Dmitrij nella quale questi minaccia di uccidere il padre. Infine Dmitrij è giudicato colpevole e mandato ai lavori forzati.

“Lui ha ucciso, e io gli ho insegnato a uccidere… Chi è che non desidera la morte del proprio padre…?”
Ivan Karamazov
Dal romanzo I fratelli Karamazov

I commenti dei giuristi

Nel libro Dmitrij è accusato solo dell’omicidio del padre. Oggigiorno in un processo del genere probabilmente verrebbe assolto: una lettera scritta in preda alla rabbia non può essere usata come prova di un omicidio.
Nella Russia contemporanea Dmitrij verrebbe accusato dell’aggressione al servo e condannato alla reclusione dai quattro ai cinque anni o ai lavori forzati.
Ivan Karamazov potrebbe essere accusato di istigazione o favoreggiamento e condannato ad almeno sei anni in una comunità di massima sicurezza. Tuttavia non sarebbe ritenuto colpevole: Smerdjakov si era “ispirato” alle idee di Ivan, ma lui non aveva detto nulla di concreto riguardo la possibilità di uccidere.
Gli esperti precisano che si possono fare solo delle ipotesi sulle decisioni che prenderebbero dei veri tribunali. Nel caso di una corte di giurati il verdetto sarebbe imprevedibile.

На съемках фильма "Братья Карамазовы", 1968 год
Sul set del film I fratelli Karamazov del 1968
Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano.

dianalor330@gmail.com

Diana Loreti

Traduttrice dal russo e dall’inglese, della Russia amo la lingua, la cultura, la letteratura, le tradizioni, i paesaggi. Collaboro a RIT per trasmettere queste passioni al pubblico italiano. dianalor330@gmail.com