I cinque film che hanno sconvolto il mondo – PARTE I

Fonte: RIA Novosti    Traduzione di Chiara Pavan

In occasione dell’anno del cinema russo (il 2016 è stato decretato l’anno del cinema russo, grazie al quale sono stati finanziati numerosi progetti di autori esordienti NdA) vi presentiamo un progetto speciale, “I cinque film che hanno sconvolto il mondo”, che vi racconta quelle pellicole che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia mondiale e che sono entrate a far parte delle pietre miliari della cinematografia e che hanno ottenuto prestigiosi premi ai più importanti festival del pianeta.

PARTE PRIMA:

Quando volano le cicogne, Letjat žuravli

Palma d’oro al Festival di Cannes, 1958

Studio cinematografico MOSFIL’M 

Regista Michail Kalatozov

Operatore Sergej Urusevskij

Sceneggiatura Viktor Rozov

Personaggi Tat’jana Samojlova, Aleksej Batalov

Genere Drammatico

Anno 1957

 

”Volo acrobatico”

“All’inizio in tutta la sala regnò il silenzio, per metà film non ci fu alcuna reazione, – così Tat’jana Samojlova ricordava la proiezione della pellicola a Cannes. – Noi sprofondavamo terrorizzati nelle poltrone. Possibile che la gente non capisse il film? Poi mi sono accorta che tutti erano in lacrime, uomini e donne. Alla fine ci fu una grandissima ovazione”.

Del film “Quando volano le cicogne” si innamorarono tutti: critici e spettatori. Lo stesso Picasso rimase sconvolto, dicendo di non aver visto film più bello negli ultimi 100 anni. Il Festival di Cannes fu completamente travolto da questo dramma di guerra, dove eppure non si vedevano grandi scene di combattimento. “Quando volano le cicogne” fu il primo e addirittura unico film patriottico a ricevere il prestigioso premio del Festival di Cannes, la “Palma d’oro”.

Nella mia vita, “Quando volano le cicogne” ha avuto un ruolo fondamentale: mi ha sconvolto… Infatti è proprio grazie a questo che in me nacque il desiderio di intraprendere la carriera da regista. – Andrej Končalovskij, regista

Già durante le riprese si capì che ne sarebbe nato qualcosa di straordinario. Bastava solo vedere al lavoro l’operatore della pellicola, Sergej Urusevskij, che la troupe issava ciak dopo ciak su di un traliccio tramite delle corde per le riprese del protagonista intento a salire la scala. Dopo aver visto questa scena, il caso volle che Claude Lelouch si presentò alla Mosfil’m, che ne rimase così colpito che chiamò il direttore del Festival di Cannes, un uomo a lui totalmente sconosciuto, implorandolo affinché la pellicola partecipasse al concorso. Il film “Quando volano le cicogne” è tratto dalla pièce teatrale di Viktor Rozov “Večno živye” (“Immortali”). Dopo averne letto il copione, il regista Mihail Kalatozov si precipitò il giorno seguente direttamente a casa del drammaturgo, proponendogli di farne un film. Riuscì infine a scrivere la sceneggiatura sotto l’attenta supervisione di Rozov.

Il ruolo principale venne interpretato da una studentessa di teatro, la giovane Tat’jana Samojlova. Il calore dei suoi occhi a mandorla, la sua recitazione così spontanea e la sua versatilità conquistarono tutto il mondo. Al Festival di Cannes le venne offerto di recitare a Hollywood nel ruolo di Anna Karenina e la giuria le attribuì il premio come “attrice più umile e affascinante”.

A tredici anni guardai per la prima volta “Quando volano le cicogne” e capì fin da subito che non avrei fatto nient’altro nella vita se non cinema…. Mi ha letteralmente “spalancato le porte”. – Sergej Solov’ev, regista

Non avendo studiato le tecniche classiche della recitazione, Samojlova interpretava ogni scena con trepidante sentimento. Talvolta invece risultava apparentemente molto tranquilla e lasciava che i suoi occhi raccontassero la tragedia. A un primo sguardo la figura di Veronika, plasmata da Samojlova, non sembra affatto positiva, ma viene interpretata dall’attrice in un modo tale per cui risulta impossibile non immedesimarsi con essa. L’attrice si ammalò letteralmente per il suo ruolo: a un certo punto infatti le venne diagnosticata la tubercolosi. Ogni tre ore doveva sottoporsi a un’insufflazione dei polmoni, fare delle iniezioni e solo dopo poteva continuare a girare.

Proprio Samojlova divenne il centro stesso del film, attorno al quale si concentrò l’attenzione sia del regista Kalatozov che dell’operatore Sergej Urusevskij. Artista di formazione (Urusevskij studiò al VKHUTEIN, Istituto tecnico-artistico di Leningrado, nel corso di Vladimir Favorskij), con esperienza come operatore frontale godeva di doti cinematografiche davvero peculiari. Per citarne una, quando all’inizio Urusevskij riprende la protagonista sull’autobus affollato, esce con lei e si tuffa nella folla, per poi volare al di sopra della canna di un carro armato. Per gli anni ’50 una ripresa del genere era rivoluzionaria.

Le tecniche pittoriche di Sergej Urusevskij

Durante le riprese del film, l’operatore portava sempre con sé una piccola telecamera manuale per catturare i sentimenti più genuini dei personaggi ed esprimere grazie alle diverse luci, scorci e tecniche ciò che gli attori non esprimevano durante la recitazione.

Scorci imprevisti danno enfasi alla drammaticità della scena

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Il primo piano focalizza l’attenzione sul personaggio e i suoi stati d’animo

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La telecamera soggettiva permette allo spettatore di osservare la scena con gli occhi del protagonista

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L’esposizione multipla crea un effetto di immagini sovrapposte

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La Konvas

Una cinepresa portatile e leggera consentiva a Urusevskij di effettuare riprese in movimento e di allineare le traiettorie più difficili della curva della telecamera: osservare i protagonisti in volto, corrergli dietro o guardare coi loro occhi l’ambiente circostante.

 

 

 

 

 

 

 

Gru e carrellata su binari circolari

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Due episodi molto animati – il congedo dal protagonista sulla scala e la morte di Boris – sono state girate grazie a delle innovazioni tecniche dello stesso Urusevskij.

L’operatore assieme alla telecamera veniva posizionato su una piattaforma mobile installata su di un traliccio. In questo modo poteva salire nello stesso momento in cui Boris correva su per le scale.

I binari consentivano il regolare movimento circolare del carrello con telecamera.

Urusevskij introdusse per primo nella cinematografia l’uso del carrello su binari circolari per le riprese della morte del protagonista, mentre nella scena della corsa di Veronika diede la telecamera direttamente in mano all’attrice dimodoché potesse riprendersi mentre camminava.

L’arditezza delle inquadrature, i giochi di luci e ombre, gli esperimenti con la velocità e il movimento di camera: con tutto questo Urusevskij raccontò intensamente le emozioni. Il suo metodo non ispirò solamente una generazione: la nuova ondata francese, i maestri di Hollywood, molti operatori connazionali spesso seguono il tracciato lasciato da Urusevskij.

Dopo aver visto “Quando le cicogne volano”, uno dei film più innovativi nella storia del cinema, decisi che sarei diventato regista. – Claude Lelouch, regista

Negli ultimi anni, soprattutto nel cinema americano, il suo approccio ha trovato numerose applicazioni. Il critico Todd McCarthy scrive in riferimento alla pluripremiata pellicola hollywoodiana “Revenant – Redivivo”:

“In essa l’influsso di Kalatozov e Urusevskij è palese: i loro film “Quando volano le cicogne”, “Soy Cuba”, “La lettera non spedita”. L’operatore di “Revenant” utilizza una tecnica molto simile…”.

Kalatozov e Urusevskij sono riusciti a decodificare il linguaggio cinematografico. Hanno alimentato l’aridità del realismo socialista con il fuoco dei sentimenti. “Quando volano le cicogne” ha dimostrato che il cinema patriottico occupa di diritto un posto speciale nella cinematografia mondiale.

Letjat zhuravli

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.

Chiara Pavan

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.