Rivoluzione e ideologia

Fonte: Literaturnaja Gazeta, 09/11/2016; tradotto da Francesco Iovenitti; giornalista: Svjatoslav Rybas

É trascorso un secolo dalla cospirazione contro l’ordinamento statale in Russia, che maturò nel 1916. I partecipanti volevano rendere il governo più efficiente e sedersi semplicemente sul trono controllato dallo zar. A questa riorganizzazione presero parte i soliti noti: i grandi principi, gli industriali-oligarchi, i banchieri, i generali, i deputati della Duma, i membri del Consiglio di Stato, i professori.

La Russia si trovava in due epoche storiche diverse nello stesso tempo: nel capitalismo avanzato e nel tardo Medioevo (che soffocava la gran parte dei contadini). Stolypin (primo ministro russo dal 1906 al 1911, n.d.t.) cercò di unire le epoche, ma le riforme non furono portate a termine. Per porre fine al dominio predatorio delle banche (di cui due terzi erano straniere) e dei rivenditori di grano, egli richiese di trasferire sotto il suo controllo la grande banca statale dei contadini, con lo scopo di difendere le riforme intraprese, dall’influenza degli interessi privati. Ma ben presto fu ucciso. Vasilij Šul’gin commentava così: ucciso sul campo di battaglia per i soldi pubblici.

Tra l’altro lo sciopero generale del 1905 era stato finanziato dal grande capitale: il business aveva dichiarato guerra allo stato.

I problemi economici, la guerra per i soldi pubblici e la concorrenza sui mercati internazionali erano solo una parte delle circostanze della rivoluzione. La cosa importante era la condizione ideologica della società, che i giovani e gli intellettuali esprimevano nella maniera più ardente possibile. La Russia superava la Francia per numero di persone con istruzione media e non era da meno della Gran Bretagna per numero di studenti. Sul piano ideologico erano a tutti gli effetti le riserve dell’opposizione liberale. I giovani si sentivano “uomini superflui” (definizione di Ivan Turgenev, n.d.t.; come quando negli anni ’80 del Novecento gli innumerevoli laureati degli istituti sovietici, per nulla apprezzati, si ritrovarono nel ruolo degli eterni insoddisfatti, i classici “assistenti”).

Il filosofo S.L. Frank spiega il radicalismo sociale e politico dell’intellighenzia russa con la sua tendenza a “vedere nella lotta politica, e anche nelle azioni più dure, come cospirazioni, rivolte, terrore, etc., la via principale e più rapida per raggiungere il bene del popolo”.

E il barometro della letteratura all’epoca segnava “tempesta”. Dominava il fenomeno dell’Età d’Argento. I suoi “eroi” sentirono la pressione smisurata dell’epoca dei grandi cambiamenti: il loro mondo fu colpito da un’epidemia di suicidi. Fiorirono il sacrilegio, la dissolutezza sessuale, il culto del peccato, la perdita dell’istinto di autoconservazione. La letteratura rispecchiava il crollo della Russia nobiliare con i suoi ideali di abnegazione al servizio della Patria (pensate alla pratica teatrale moderna di screditare, non vi è verbo più adatto, i lavori teatrali classici). I nobili, da spina dorsale dello stato con i loro “giardini di ciliegi”, sono diventati dei subordinati vendendo le loro tenute sotto la pressione della realtà economica. La loro psicologia si è rigenerata. Ci dobbiamo davvero stupire se molti nobili di un tempo sono poi diventati protagonisti dei futuri sconvolgimenti?

Ed ecco la cosa davvero importante per un giudizio sull’epoca. Lo stato che dava inizio alle grandiose e monumentali riforme non aveva alleati ideologici. La chiesa, che si assumeva anche i compiti dell’ideologia dello stato, versava in gravi condizioni. Nelle parrocchie rurali, ad esempio, i sacerdoti dipendevano in tutto e per tutto dai contadini dal punto di vista economico, la miseria li costringeva ad entrare nelle grazie dei parrocchiani ricchi, e l’autorità della chiesa fu disintegrata. Con l’avvento della modernizzazione, il potere non sostenne più i suoi attori culturali e ideologici locali. Stimolando i sudditi all’individualismo, allo sviluppo dell’impresa privata, all’alfabetizzazione obbligatoria e agli altri fondamenti del modello di vita razionale, il potere non ha approntato le ideologie per una Russia modernizzata.

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione