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Addio, Comandante!

26/11/2016, Rossijskaja Gazeta. Testo di Maksim Makyčev, traduzione di Carlotta Monge.

Una tragica notizia è arrivata da L’Avana. All’età di 91 anni si è spento il patriarca della politica mondiale, il leader della rivoluzione cubana Fidel Castro.

Il Comandante Fidel, l’uomo che con una manciata di compagni d’armi ha cambiato il corso della storia ed è diventato una leggenda già in giovane età. Fidel Castro a 27 anni, quando si trovava in carcere in seguito al fallito tentativo di assalto alla caserma Moncada, ha scritto un discorso programmatico della sua vita “La storia mi assolverà” che lo ha reso famoso in tutto il mondo.

Proveniente dalla famiglia del latifondista Don Angelo, un proprietario terriero benestante, a cui di fatto apparteneva tutto ciò che si trovava nel centro abitato di Biran, Fidel terminò la prestigiosa università di L’Avana. Nella facoltà più ambita, quella di giurisprudenza.

Sposato con una rappresentante dell’élite cubana, impiegato in uno studio legale: lo aspettava una vita agiata. Ma ancora all’università venne pervaso dalle idee dell’«apostolo della rivoluzione cubana» José Martì e da quella di Karl Marx, iniziò la sua lotta contro il potere dittatoriale i  vigore nella sua patria.

Da quel momento in poi divenne il simbolo della lotta contro ogni forma di ingiustizia. E con i suoi compagni d’armi, tra cui figuravano il fratello Raul, la leggenda della rivoluzione romantica Ernesto Che Guevara e Camilo Senfuegos, dopo un fallito sbarco a Cuba a bordo dello yacht “Granma”, con quello stesso gruppo di compagni d’armi si mise alla testa del movimento di resistenza, trasformatosi in un’autentica lotta popolare che portò al crollo del regime filo-americano del dittatore Fulgencio Batista. Quest’ultimo la notte di capodanno del 1958, dopo aver radunato intorno a sé i generali più intimi, ebbe appena il tempo di assaggiare il banchetto. E dopo scappò da Cuba portandosi via l’erario pubblico.

«Fidel verrà ricordato come un grande e nobile guerriero, come un “combattente contro una dittatura secolare, la dittatura del denaro”».

Pochi giorni dopo, entrando trionfante a L’Avana, Castro pronunciò a un comizio rivoluzionario la famosa frase: «cubani, vi ho portato la libertà!». E in quel momento sulla sua spalla era posata una colomba bianca come la neve, che diede adito a discorsi su come l’agile e vigoroso comandante en jefe, il comandante in capo dei rivoluzionari cubani, fosse protetto da forze celesti.

Ogni capitolo della vita di quest’uomo merita un libro a sé stante. La sua arte oratoria, quella profonda voce maschile che alla fine del discorso pronunciava «patria o muerte!» (la patria o la morte), forse uno degli slogan più d’ispirazione nella storia mondiale. A quel tempo, dopo Fidel, nelle piazze di L’Avana a ritmo di quella musica rivoluzionaria scandivano quelle stesse parole centinaia di migliaia di persone. Compresi gli oppositori di Fidel, che andavano a quegli incontri carichi di rabbia, e alla fine si univano alla voce di milioni di persone.

Il famoso regista Oliver Stone, il cui film su Castro, “Comandante”, è stato vietato negli Stati Uniti, dopo averlo incontrato lo ha definito «una delle persone più intelligenti al mondo e uno di quelli con cui ci dovremmo consultare». E l’amico di lunga data di Castro, il vincitore del premio Nobel per la letteratura, Gabriel García Márquez una volta ha detto: «Fidel è una forza della natura, con lui non si sa mai che cosa aspettarsi». Sotto questa “magia caraibica” del leader della rivoluzione cubana, considerata il valore più importante del libro dell’umanità, sono caduti tutti quelli che lo hanno incontrato. Anche i membri del congresso americani che nei primi anni 2000 sono andati sull’isola per parlare di diritti umani. E hanno ascoltato una lezione di tre ore e venti minuti sulla produzione di latte a Cuba. Così Fidel a memoria e senza appunti ha ricordato i nomi delle mucche-primatiste a partire dagli anni Sessanta.

Entra nella storia mondiale la lotta di Castro contro i potenti Stati Uniti. Una piccola nazione, che si trova a 90 miglia dalla costa degli USA, grazie a lui tenne testa con dignità e con fierezza al suo vicino del nord, da cui Fidel ha sempre preferito stare allerta e tenere gli occhi aperti. Dalla seconda metà del secolo scorso in America Latina sono crollati decine di regimi, ma Cuba è rimasta in piedi ed è sopravvissuta. In gran parte per merito di Castro, che negli anni Novanta andò personalmente sul lungomare del Malecón, a L’Avana, per calmare coloro che avevano iniziato a sfasciare macchine e negozi.

Fidel non combatté solo contro l’impero. Lui è stato e rimarrà nella memoria come un grande e nobile guerriero che, come ha giustamente notato la moglie del defunto presidente francese François Mitterrand, Danielle, si presentò come «un combattente contro una dittatura secolare, la dittatura del denaro».

E resta nella memoria anche come Fidel sia sopravvissuto a 638 tentativi e piani per assassinarlo. Il già citato Oliver Stone gli chiese: «è vero che sono stati organizzati 638 attentati?» Fidel Castro senza batter ciglio lo corresse di sfuggita, come se stesse parlando dei suoi cibi preferiti :«No, 734. Sì, 734 tentativi di collusione, collusione volta al mio annientamento».

Quale forza di volontà e, soprattutto, quale forte sistema nervoso bisognava avere, sapendo che si rischiava la morte ogni secondo per decenni?!

I nemici pensarono ai modi più incredibili per eliminare Castro. Il culmine dei loro piani ebbe luogo negli anni Sessanta, quando a Washington fu chiaro che non avrebbero mai trovato una lingua comune con Fidel Castro. Persino il Senato degli Stati Uniti negli anni Settanta fu costretto a riconoscere la responsabilità della CIA in otto di questi attentati. E così i mezzi di informazione comunicavano regolarmente notizie circa la sua morte, le quali si rivelavano invariabilmente “eccessivamente esagerate”. Tranne quella riportata sabato mattina da Raul Castro…

La cronaca degli attentati era variegata e impressionante: “classiche” pillole contenenti veleno, sigari avvelenati, avvenenti bionde killer e anche “esotici” molluschi esplosivi. Gli ideatori di questi piani, che comprendevano gli agenti segreti della CIA e i dissidenti cubani radicali, non mancavano di originalità, acutezza e inventiva. E anche di una certa spettacolarità. Secondo stime approssimative, gli oppositori di Castro nel corso della sua vita lo hanno minacciato circa una volta al mese!

Ma tutti questi attentati, di norma, all’ultimo momento per motivi incomprensibili o venivano annullati o erano fermati dai servizi segreti cubani, il che ha dato di nuovo un motivo per parlare della “magicità” di Fidel.

Il generale di brigata della Sicurezza statale in pensione, Nikolaj Sergeevič Leonov, autore della prima biografia russa di Fidel Castro, è stato il primo russo a incontrare, nei lontani anni Cinquanta, prima il fratello Raul e poi Fidel. Divenne il primo interprete personale di Fidel durante la visita di Anastas Mikojan a Cuba nel 1960. La conoscenza di lunga data con Fidel, le decine di incontri con lui, senza dubbio, hanno permesso a Leonov di crearsi un’opinione abbastanza obiettiva sul leader cubano, la quale gli hanno fatto pronunciare le seguenti parole nei primi anni 2000: «la mia più importante impressione su Castro è che lui non sia come tutti gli altri. Frequentandolo inizi a credere nei miti che sostengono che in passato effettivamente nascessero persone dotate di qualcosa di divino. Io ho la ferma convinzione che Fidel, in senso figurato, si trovi alcuni piani al di sopra rispetto alla media dell’uomo comune. Prima di tutto, dal punto di vista delle qualità morali e della risolutezza, dell’intelligenza e, certamente, dal punto di vista dell’energia interna. Spesso mi chiedono: “cosa ci sarà dopo Fidel?” e io rispondo: “Cosa ci sarà? Ci sarà quello che c’era prima. Ci saranno comuni terrestri con tutti i nostri problemi. Ecco, una simile personalità nasce una volta ogni cent’anni.”».

Fidel era particolarmente amato in Russia, dove venne per la prima volta dopo la crisi dei missili di Cuba del 1962. Quella crisi per poco non portò a una catastrofe nucleare e Fidel venne offeso da Mosca poiché i leader Sovietici e Statunitensi condussero le trattative per la risoluzione della crisi alle sue spalle.

Arrivò nell’URSS nella primavera del 1963. Barbuto, e non rasato, con una tenuta verde militare, e non in giacca e cravatta, parlando con passione e non leggendo da un pezzo di carta e così in breve tempo si innamorò di Fidel praticamente tutta l’Unione Sovietica. Lui era il vero rivoluzionario, che disprezzava la burocrazia e le formalità, un fermo combattente per la giustizia, come i valorosi comandanti della guerra civile. Nikolaj Leonov, che all’epoca era l’interprete personale di Fidel, raccontò molte curiosità su quella visita. «Gli era stata data una stanza al Cremlino. Mi ricordo, una volta di sera, erano circa le 11, lui mi dice: “Andiamo a fare due passi per Mosca. Sono scioccato.” Io rispondo: “Fidel, non abbiamo più la scorta.” Lui si impunta: “Voglio fare due passi per Mosca”. Riesco ad avvisare l’agente della sicurezza di turno. Il quale non è meno sotto shock. Fidel è già pronto per la passeggiata. Usciamo in tre attraverso la porta Borovitskaja. È mezzanotte. Andiamo alla prima fermata del filobus. Le persone sono stupite, non credono che di fronte a loro ci sia il leggendario Fidel in persona. Dopo qualche minuto sulla strada echeggiano esclamazioni di gioia, siamo circondati da sempre più persone. Verso Manežnaja ploščad’ sono già decine, centinaia, tutti emozionati e felici. Tutti i sovietici sono interessati a una sola cosa: come un vicino degli Stati Uniti, senza alcun aiuto esterno, è riuscito a far trionfare la rivoluzione socialista? Resisterà a lungo? «Resisteremo e vivremo», assicura Fidel. All’hotel Mosca sono già in migliaia, accorrono da tutte le parti. L’agente della sicurezza è terrorizzato. Sembra che pensi che la folla sia pronta a fare a pezzi Fidel. L’agente si fa strada nell’albergo attraverso una finestra, riesce a chiamare i rinforzi per telefono. “Fidel da un momento all’altro “verrà fatto a pezzi per souvenir”, ci siamo fatti strada con fatica dentro all’hotel e ci siamo riparati per tempo dalla folla emozionata e felice”».

«Dicono che sia di ferro e immortale. Io ora mi ricordo un episodio convincente» continua Nikolaj Leonov «Il fatto avvenne alla fermata Zima, il nostro treno si stava dirigendo alla centrale idroelettrica di Bratsk. Dopo aver saputo che il treno con a bordo Fidel procedeva su una linea a binario unico, il percorso venne bloccato da alcuni tagliaboschi che si rifiutavano di andare via senza aver visto Fidel Castro in persona. Fidel sentì il trambusto e uscì in maniche di camicia al gelo sulla piattaforma di accesso del treno. La folla lo accolse urlante. “Vogliamo sentire la tua voce, Fidel” urlò qualcuno tra la folla. Castro si voltò verso di me: “Mentre vado a coprirmi perdiamo tempo, parlerò così”. Non ci sono le condizioni per un comizio, non una tribuna, niente. Fidel iniziò a parlare direttamente dal predellino del vagone. C’era un freddo glaciale. D’un tratto di mano in mano letteralmente “galleggiò” verso di lui una giacca tra la folla. Qualcuno gridò: “qui siamo in Siberia, vestiti in fretta!”. Fidel commosso la indossa. “Non ho niente da darvi in cambio”, dice frugando nelle tasche. All’improvviso trova tre sigari nella tasca dei pantaloni e li dà alla folla. Gli uomini prendono i sigari, li accendono e, facendo ognuno una boccata, li fanno passare l’un l’altro. Come un calumet della pace. Io vedo come gli occhi di Fidel, l’uomo di ferro, si riempiano di lacrime. “Nessuno in Occidente si sarebbe comportato così. Tutti coloro che avrebbero ricevuto il sigaro lo avrebbero messo in tasca. Lo avrebbero nascosto. Adesso capisco perché il popolo russo è invincibile” disse il Comandante. Solo qualche ora dopo il treno iniziò a muoversi da quel posto».

Scrivo queste righe e gli occhi mi si gonfiano di lacrime. Oggi per Fidel piange la piccola isola che grazie a lui è entrata nella storia. L’isola della libertà. Piangono milioni di persone, che lo amano per la sua grandezza e la sua nobiltà.

Addio, Comandante. Hasta siempre, Comandante.

 

 

 

 

 

 

Dichiarazioni ufficiali

La dirigenza della Federazione Russa, i rappresentanti di tutti i livelli di governo hanno espresso le proprie condoglianze al popolo cubano per la morte di Fidel Castro.

 Il presidente russo Vladimir Putin all’inizio ha inviato un telegramma di cordoglio alle autorità e al popolo cubano. «Il nome di questo straordinario uomo di stato è considerato giustamente il simbolo di un’intera epoca della moderna storia mondiale, – ha evidenziato il leader russo – la Cuba libera e indipendente costruita da lui e dai suoi compagni è diventata un membro influente della comunità internazionale ed è diventata fonte di ispirazione per molti popoli e stati».

Putin ha altresì elogiato l’enorme contributo di Fidel Castro nella costruzione e nello sviluppo delle relazioni russo-cubane e in una stretta collaborazione strategica in tutti i campi, definendo il leader cubano «un amico sincero e affidabile della Russia». Il presidente russo ha sottolineato che «il suo ricordo rimarrà per sempre nei cuori dei cittadini russi».

In seguito Putin ha telefonato personalmente al presidente del Consiglio di stato e del Consiglio dei ministri, Raul Castro. Il leader russo «ha fatto le condoglianze a suo nome e a nome di tutto il popolo russo», ha comunicato l’ufficio stampa del Cremlino. Il presidente ha anche detto che Fidel Castro era “una brillante personalità politica, un patriota, che ha servito la sua Patria senza riserve, guadagnandosi l’amore del popolo cubano e il rispetto di tutta la comunità internazionale». In risposta, come hanno comunicato al Cremlino, Raul Castro, ringraziando per le parole di conforto, «ha garantito l’invariabilità del corso dell’ulteriore sviluppo della cooperazione globale con la Russia».

Il Primo ministro della Federazione Russa Dmitrij Medvedev, a sua volta ha evidenziato che le relazioni amichevoli tra la Russia e Cuba sono state costruite grazie alla personale partecipazione del leader della rivoluzione cubana Fidel Castro, con lui si chiude un’intera epoca. Secondo il premier russo, Castro non è stato solo un politico e un capo, ma prima di tutto è stato una persona viva e un leader.

 Il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill ha definito Castro un uomo coraggioso e carismatico, un sincero amico della Chiesa ortodossa russa. Secondo il patriarca, era una leggenda vivente. In particolare, il capo della Chiesa ortodossa russa ha ricordato che alla presenza di Castro a L’Avana qualche anno fa fu eretta una chiesa in onore dell’icona della Madonna di Kazan’, e Fidel, per sua scelta, ha assunto il ruolo di “responsabile della costruzione”.

 

 

 

 

L’America Latina piange insieme a Cuba

Testo di Anna Fedjakina, traduzione di Carlotta Monge.

Sono stati indetti nove giorni di lutto nazionale sull’Isola della Libertà per la morte di Fidel Castro. Come comunica il quotidiano cubano “Granma”, dalle ore sei del mattino, ora locale, del 26 novembre alle ore dodici del 4 dicembre a Cuba le bandiere saranno ammainate e tutte le manifestazioni pubbliche cancellate, anche qualsiasi esibizione pubblica.

Il popolo cubano avrà la possibilità di congedarsi dal Comandante questa settimana. Per questo, per decisione del Consiglio di stato, oggi e domani dalle dieci del mattino alle dieci di sera in Plaza de la Revolución nel centro de L’Avana sono esposte le spoglie di Fidel Castro. «Il popolo cubano può rendere gli ultimi onori e confermare la sua vicinanza agli ideali della Rivoluzione, indicati dal nostro storico leader il primo maggio 2000, come il desiderio di aspirare a mantenere vive le sue idee e la nostra strada del socialismo», hanno dichiarato alla Commissione organizzativa di Cuba.

Il 30 novembre le spoglie di Fidel lasceranno L’Avana e attraverseranno tutta l’isola fino a Santiago de Cuba. L’ultimo viaggio del Comandante ripercorrerà il tragitto della “Carovana della libertà”, percorsa dai rivoluzionari cubani nel 1959. La sepoltura di Fidel Castro avrà luogo il 4 dicembre nel cimitero di Santa Ifigenia a Santiago de Cuba.

Vale la pena ricordare che gli eventi commemorativi in segno di solidarietà con la perdita del popolo cubano in questi giorni avranno luogo nella maggior parte dei Paesi dell’America Latina. In Nicaragua e in Venezuela sono stati dichiarati nove giorni di lutto nazionale e anche in un certo numero di altri Stati della regione si svolgono iniziative per ricordare Fidel. Esprimendo le proprie condoglianze alla famiglia di Castro e al popolo cubano, i leader latinoamericani all’unanimità lo hanno definito il più influente politico sudamericano del XX secolo. «Per andare avanti, la cosa migliore che possiamo fare per ricordare il Comandante è lottare instancabilmente per una nuova patria, la grande patria sognata dall’apostolo dell’indipendenza José Matrì (leader della lotta per l’indipendenza di Cuba dalla Spagna – nota a cura di Rossijskaja Gazeta), per una sola America Latina, sicura, equa, indipendente, senza colonie e senza schiavitù», ha dichiarato il Presidente dell’Ecuador, Rafael Correa.

Carlotta Monge

Carlotta, 23 anni, iscritta al corso di traduzione presso l'UNINT

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