I cinque film che hanno sconvolto il mondo – PARTE II

Fonte: RIA Novosti  Traduzione di Chiara Pavan

In occasione dell’anno del cinema russo (il 2016 è stato decretato l’anno del cinema russo, grazie al quale sono stati finanziati numerosi progetti di autori esordienti NdA), vi presentiamo un progetto speciale, “I cinque film che hanno sconvolto il mondo”, che vi racconta quelle pellicole che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia mondiale e che sono entrate a far parte delle pietre miliari della cinematografia e che hanno ottenuto prestigiosi premi ai più importanti festival del pianeta.

PARTE SECONDA:

La corazzata “Potemkin” 

Bronenosec “Potёmkin”

Premiato miglior film di tutti i tempi e di tutti i popoli

dalla giuria di critici dell’esposizione universale del 1958 a Bruxelles

Studio cinematografico MOSFIL’M

Regista Sergej Ejzenštejn

Operatore Eduard Tisse

Sceneggiatura Nina Agadžanova, Sergej Ejzenštejn, Grigorij Aleksandrov

Protagonisti Aleksandr Antonov, Vladimir Barskij, Grigorij Aleksandrov

Genere drammatico

Anno 1925

 

“Genialità pura”

“La corazzata Potemkin” è il film patriottico più quotato di sempre e i suoi meriti sono innumerevoli. Ad oggi questa pellicola è rimasta nel cuore dei cinematografisti di tutto il mondo e sul suo creatore, Sergej Mihajlovič Ejsenštejn, sono state pubblicate tesi, libri e studi.

–ú–æ—Å–∫–≤–∞. –ö–∏–Ω–æ—Ä–µ–∂–∏—Å—Å–µ—Ä –°–µ—Ä–≥–µ–π –≠–π–∑–µ–Ω—à—Ç–µ–π–Ω. –§–æ—Ç–æ –î–º–∏—Ç—Ä–∏—è –î–µ–±–∞–±–æ–≤–∞ /–§–æ—Ç–æ—Ö—Ä–æ–Ω–∏–∫–∞ –¢–ê–°–°/Nel 1958, come decretato da una giuria internazionale di critici cinematografici, la pellicola divenne la primissima opera a ottenere lo status di miglior film di tutti i tempi e di tutti i popoli. Dopo 20 anni, nel 1978, critici di tutto il mondo classificarono la pellicola al primo posto nella top 100 dei più bei film di sempre. Infine nel 2009 questo dramma russo si posizionò nella top 15 dei capolavori della cinematografia che più hanno influenzato il cinema mondiale.

Tra tutti i film che vidi in quegli anni non posso certo dimenticarmi de “La corazzata Potemkin”. Uscendo dal cinematografo dopo la proiezione vedemmo che stavano innalzando delle barricate. Alla fine arrivò anche la polizia. – Luis Buñuel, regista

“La corazzata Potemkin” venne prodotta complessivamente in quattro mesi, inizialmente come manifesto politico in onore dell’anniversario della Prima rivoluzione russa, dal momento che il potere sovietico aveva bisogno di materiale propagandistico. Ejzenštejn soddisfò le richieste e lo fece in maniera geniale.

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Come organizzare una rivolta? Da cosa si comincia per fare la rivoluzione? Il film non solo rispondeva a queste domande, ma incitava all’azione. Gli ammutinati della nave olandese “De Zeven Provinciën” a processo ammisero che il film li aveva convinti a ribellarsi.

 In Germania nel 1926 il governo decide di mettere al bando la pellicola, ma farlo risulta impossibile. Feuchtwanger scrisse: “Proibire tutto questo non ha senso. Il film c’è, esiste, lo respiriamo a pieni polmoni, è qualcosa di diverso, è un nuovo mondo. E rinnegare l’esistenza di questo mondo è da idioti. 

 

 

 

 

L’opera è la più imponente e la più grande mai creata nella storia della cinematografia. Di questo capolavoro si può certamente dire che fu la prima opera cinematografica del genere epico, in grado di suscitare i sentimenti umani più profondi. – Léon Moussinac, critico cinematografico

 

Il film fece impazzire il mondo con le sue forme. Gli autori furono travolti dalla bufera provocata dalla rivoluzione. Il vecchio mondo era sconvolto, il nuovo cinema sovietico richiedeva un nuovo approccio rivoluzionario. E fu proprio questo approccio, in particolare al montaggio, che fece entrare il film nella storia.

 

Le tecniche di montaggio di Ejzenštejn

Montaggio intellettuale

I fotogrammi, a prima vista scollegati l’uno dall’altro, creano un risultato finale inaspettato e un legame tra pubblico e regista essenziale per quest’ultimo. In questo modo egli trasmette un’idea astratta attraverso dettagli-simbolo concreti. Prendiamo per esempio l’episodio dell’ammutinamento sulla “Potemkin”.

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Il prete sulla nave ha un’aria volutamente comica, non dignitosa.

Quest’immagine suggerisce lo stato d’animo del frammento

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La croce nelle sue mani simboleggia la fede e la misericordia,

ma il gesto di picchiarla contro il palmo viene associato a una minaccia di violenza

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Il fotogramma si trasforma in un primo piano del volto dell’ufficiale,

il cui ghigno e lo sguardo bieco indicano il rifiuto e la negazione della magnanimità del rango militare.

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L’ufficiale fa un gesto come per afferrare il fucile, questo frammento mantiene perfettamente il ritmo

con il secondo fotogramma ed esprime l’idea dell’ipocrisia della chiesa che promuove la violenza e l’ingiustizia

 

Un montaggio “animato”

L’innovazione del montaggio di Ejzenštejn sta nel dare linfa vitale ad oggetti inanimati con l’aiuto di un montaggio dal taglio molto corto. Questo effetto è stato utilizzato per la scena della fucilazione presso il teatro di Odessa. Ai fotogrammi dell’esplosione segue un breve incollaggio di tre fotogrammi: il leone dormiente, sveglio e poi pronto al salto. Lo spettatore ha come l’impressione che il leone si rianimi, prenda vita. Ecco l’effetto che il cronometraggio riesce a dare a questo frammento.

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Il montaggio come fase del fotogramma

Sul montaggio di Ejzenštejn è necessario tenere presente la direzione del movimento sia nel fotogramma che nella sua composizione. Tramite il montaggio la composizione all’interno del fotogramma acquisiva un nuovo aspetto, una diversa qualità. Per esempio, nell’episodio del raccoglimento dei cittadini presso la tenda dove si trova il corpo del marinaio ucciso, il movimento multidirezionale del flusso di persone verso il centro del fotogramma accentua una sensazione di coralità collettiva: il popolo affluisce letteralmente “da tutti gli angoli della terra”.

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Fino all’arrivo di Ejzenštejn, il montaggio dei film era in generale un mezzo per raccontare la storia. Il regista 27enne sovietico porta al centro dell’attenzione l’effetto. Egli scrive:

L’obiettivo è portare lo spettatore a vivere una serie di turbamenti, attentamente pianificati dal regista e non portare necessariamente dei contenuti prestabiliti.

Per riuscire nell’intento il regista si avvale di tutta la forza della giovane scuola di cinema sovietico, dimostrando la nuova tipologia di montaggio.

medium_15e76721b9a2b6806c087cfdd13532e5Ejzenštejn utilizza in modo aggressivo la tecnica metrica, ritmica e tonale dell’incollaggio. Pone l’accento sul “montaggio delle attrazioni”. La quintessenza del suo stile diventa la scena della sparatoria sulla scalinata di Odessa presente nel film. L’ininterrotta marcia dei soldati e gli spari, la carrozzina con il bambino che cade lungo le scale, gli occhiali frantumati, la donna con gli occhi sbarrati – Ejzenštejn colpì il pubblico di sorpresa, scioccandolo e suggestionandolo. Proprio grazie a questo approccio, “La corazzata Potemkin” entrò nella storia. 

 

 

 

 

Ero sconvolto da quello che avevo appena visto. Era un film muto in bianco e nero, eppure mi sembrava di poter sentire i colpi di fucile provenire dallo schermo. – Francis Ford Coppola, regista

 

Nel mondo del cinema si possono trovare centinaia di esempi dove vengono utilizzati i principi di montaggio dell’episodio della fucilazione sulla scalinata in questo film. Coppola citò direttamente la scena ne “Il Padrino”, Gilliam in “Brazil”, Brian de Palma ne “Gli intoccabili”. Woody Allen ne fece una parodia ironica ne “Il dittatore dello stato libero di Bananas” e “Amore e guerra”, così come possiamo trovare una citazione di Ejzenštejn nella serie animata “I Simpson”. Alfred Hitchcock studiò sui film di Ejzenštejn come creare e aumentare la suspense. Hollywood iniziò a utilizzare attivamente in molti dei suoi film il “montaggio sovietico”, perfino alle origini dei montaggi delle clip di MTV non c’era dietro nient’altro che la tecnica di Ejzenštejn.

 

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Un fotogramma non è mai chiaramente leggibile, ma rimane sempre un geroglifico multiforme. E la sua decodificazione può avvenire solo dal confronto con gli altri. – Sergej Ejzenštejn

 

Come si può immaginare, anni dopo i critici iniziarono a criticare il film per i suoi fini propagandistici e il suo formalismo. Ma nonostante ciò Ejzenštejn viene studiato, citato e imitato. “La corazzata Potemkin” rimarrà il simbolo del cinema finché esisterà il cinema stesso. Questo film colpì allora, colpisce oggi e colpirà le generazioni future.

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Chiara Pavan

Nata a Lecco, classe 1991. Laureata in Traduzione specialistica, traduco per il tedesco e il russo. I viaggi, il cinema e la cucina sono tra le mie più grandi passioni.