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«Un vero bolscevico non ha bisogno di avere una propria opinione»

Kommersant.ru, 25/11/2016; tradotto da Francesco Iovenitti; giornalista: Elizaveta Klimova

16 pensieri di un giornalista italiano sulla Russia (1928) 

Guido Puccio – “Al centro della macchina sovietica” (V samom serdce sovetskoj mašiny)

 

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Guido Puccio (1894-1980) è stato uno scrittore, poeta e giornalista italiano, corrispondente dal 1920 del quotidiano romano “La Tribuna” e in seguito capo del settore esteri. Nel 1928 si recò in URSS. Dopo aver visitato Mosca e Leningrado, aver conosciuto i rappresentanti dei più diversi ceti sociali, da Rykov, ormai quasi caduto in disgrazia ma ancora presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, fino ai nobili decaduti privati di ogni cosa, e dopo aver frequentato teatri e bazar, Puccio provò a descrivere i principi fondanti del bolscevismo e le sue più chiare manifestazioni nella vita dello stato russo. I suoi reportage uscirono su “La Tribuna”, mentre nel 1930 fu pubblicato singolarmente il suo libro dal titolo “Al centro della macchina sovietica”. Non è né un reportage, né un resoconto imparziale, ma piuttosto un tentativo di capire in cosa si fosse trasformato di fatto uno dei più grandiosi e distruttivi esperimenti della storia. Il testo è riportato da un’edizione russa del 2014 (editore “Flinta”).

 

1

Non siate in pena se arrivate dopo l’orario concordato: dovete abituarvi a non assegnare troppa importanza al tempo. In Russia la vita è priva dello stress occidentale. Dopotutto siamo quasi alle porte di Pechino.

 

2

Date solo un’occhiata alla gente seduta nei parchi e nei giardini delle chiese. Sul loro volto leggerete un’indifferenza del tutto particolare, l’indifferenza russa dell’uomo afflitto e sconsolato. Il corpo è qui, ma i pensieri non si sa dove siano! Anche all’Hyde Park di Londra possiamo vedere delle persone sedute tanto taciturne: ma è tutta un’altra cosa. I martiri dei parchi moscoviti non vengono qui per riposare. Vengono per tormentarsi con i pensieri tristi. Ecco qual è la forma di protesta prediletta dal popolo russo!     

 

3

Il bolscevismo è un fermento gettato in mezzo a 150 milioni di persone. La miscela ristagnante sta iniziando a vagare, il paese si sta risvegliando da un sonno secolare. L’unica cosa che ancora nessuno sa è dove ci condurrà tutto ciò.

 

4

L’unica spiegazione a ciò che sta accadendo nella Russia di oggi è l’idea di libertà, concepita come incoscienza.

 

5

Recatevi a Mosca, il vero cuore dello stato ateo, e vedrete con quale ardore la gente comune tenderà a prostrarsi davanti al minuscolo altare della Madonna di Iver.

 

6

L’uomo delle città sovraffollate, che vive in un ambiente limitato, misurato fino all’ultimo centimetro; l’uomo delle botteghe e delle officine che inspira l’atmosfera avvelenata del “dopolavoro di fabbrica”; l’uomo delle turbolenti assemblee, che assorbe in sé lo spirito della forza bruta; l’uomo che negli enormi spazi della metropoli perde quella semplice e solenne verità della vita, è un uomo la cui natura è del tutto diversa dalla profonda essenza del contadino, che nell’infinità del territorio russo è intrappolato da Dio tra due immensi spazi: la terra e il cielo.

 

7

Probabilmente nessun altro paese al mondo è stato padrone del proprio destino nella misura in cui oggi la Russia domina il proprio destino.

 

8

Pietroburgo, Leningrado è una città dissacrata, privata della sua corona e delle sue ricchezze, detronizzata e abbandonata. La città del silenzio, della solitudine e delle memorie. Edward Gibbon (storico inglese, autore di “Declino e caduta dell’Impero Romano”, n.d.a.) vorrebbe forse scrivere di queste rovine.     

  

9

La gente di Leningrado non ha l’aggressività delle folle di Mosca, nelle quali si distingue in modo sempre più rude la componente operaia e contadina. La folla di Mosca è l’impressionante esito di una rivoluzione realizzata e di una ricostruzione sociale. Nella folla di Leningrado tutto ciò è quasi impercettibile: è la folla di una città detronizzata, i cui abiti, gesti e comportamento palesano la supremazia quantitativa dell’intellighenzia di una volta e la tristezza delle persone a cui rimangono solo i ricordi.

 

10

Se tralasciamo la politica, possiamo sottolineare una caratteristica sostanziale dell’uomo russo: non spicca per un carattere forte. È come se in lui ci fosse qualcosa di oscuro e indistinto, che indebolisce di continuo la sua forza di volontà, facendogli perdere la precisa comprensione dei propri obiettivi.

 

11

Un vero bolscevico non ha bisogno di avere una propria opinione.

 

12

Credo che in nessuna città del mondo vedrete un contrasto simile a quello di Mosca. Nella folla di Mosca ci sono i rappresentanti del passato e del futuro: i primi accolgono il nuovo regime con cautela, gettati ai margini della società dopo il terribile “naufragio” rivoluzionario; i secondi sono seguaci e promotori del nuovo potere. L’occhio si abitua a distinguere gli uni e gli altri: dai movimenti, dal modo di parlare, da un gesto involontario che all’improvviso tradisce chi non avrebbe voluto.

 

13

Guardate la composizione del pubblico teatrale a Mosca. È come se penetraste nell’essenza dello stravolgimento sociale compiuto dalla rivoluzione. Qui, nei palchetti e in platea, gli abiti da lavoro regnano incontrastati. Ora passeggiano al termine della giornata di lavoro e né i vestiti, né il volto, possono celare i segni della stanchezza e della fatica troppo gravosa. Ma basta alzare il sipario che questi volti all’improvviso trasfigurano. E noterete questa trasfigurazione, comprendendo quanto l’arte tocchi nel profondo le corde dell’anima russa.   

 

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Nelle strade di Mosca non c’è romanticismo. Nella Russia di Lenin Romeo e Giulietto non hanno bisogno né di scale di seta con i balconi, né dello scintillio delle stelle di mezzanotte, né del canto dell’usignolo. Solamente del richiamo della natura nell’aspetto più prosaico.

 

15

Prendendo ad esempio l’arte comunista, possiamo vedere come sia ridotta oggi la spiritualità nel paese. Questo è visibile in modo particolarmente lampante in architettura. Ma già in un contesto diverso il povero cubismo russo era stato spezzato come un ramoscello, conservandone solo l’essenza.    

 

16

La Russia comunista è l’unico stato in Europa in cui poteva essere compiuto un esperimento del genere, ed era anche il paese europeo meno pronto di tutti alla realizzazione di questo esperimento.   

 

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione

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