Alina Orlova presenta il suo album “88”

 Fonte: zvuki.ru

La cantante lituana Alina Orlova è conosciuta in Russia dal 2008 quando la giovane cantante, già abbastanza nota nel proprio paese, è apparsa di colpo su tutte le copertine delle pubblicazioni che si occupano di nuove tendenze. La ragazza suonava un folk-pop intimo, per lo più in acustico, addirittura in tre lingue. Le sue toccanti composizioni sono state rapidamente apprezzate dagli spettatori. Per la presentazione dell’album Alina ha scelto l’importante club “Apel’sin”, ma non è mai arrivata a fare il salto a sale da migliaia di persone. Anche con il suo secondo lavoro “Mutabor” la cantante è rimasta un’artista “per intenditori”. Uscito dopo una lunga pausa, il bel lavoro “88” confermerà probabilmente questa tendenza, anche se la Orlova ha migliorato notevolmente il proprio sound con un’abbondanza di sintetizzatori e di drum machine retrò. La rivista Zvuki ha incontrato la cantante alla vigilia del concerto di presentazione del nuovo disco nella capitale russa.

Zvuki: Negli articoli dedicati a te scrivono che Alina Orlova non ama molto rilasciare interviste.

Alina: In effetti non molto. È necessario dire sempre qualcosa su se stessi, il che non è per forza una cattiva cosa ma…le domande spesso convergono su un argomento e si dovrebbero ripetere sempre le stesse risposte. Tutto ciò che accade è multiforme e spiegare tutto in un’unica risposta non è facile.

Zvuki: Allora dimmi, cosa ti si chiede più spesso? Quali sono le domande che dovrebbero smettere di chiederti?

Alina: “Che cosa ti ispira?”, è naturale che ad ispirarti non è una cosa precisa ma la sintesi di tutto ciò ti accade intorno. Oppure “di cosa parla la canzone?“, come si fa a dire di cosa tratta se al suo interno si è già detto tutto? La canzone come forma espressiva è abbastanza comprensibile. Ogni persona può decidere autonomamente che significato trovarvi. Queste sono le domande più frequenti. Su altre questioni ci sono più risposte (sorride).

Zvuki: Allora quali domande vorresti che ti fossero rivolte?

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Alina: Sinceramente io non direi niente su di me, la musica basta in questo, in lei c’è già tutto.

Zvuki: Molti artisti amano ripetere le stesse interviste.

Alina: Non è il mio caso.

Zvuki: In che modo il disco “88” si differenzia dagli scorsi lavori in studio?

Alina: Non ho lavorato in studio per un tempo abbastanza lungo ed avevo accumulato un certo numero di nuove canzoni. Naturalmente inizialmente esistevano solo con un accompagnamento al pianoforte, è così che scrivo tutte le canzoni, ed era necessario trovare qualche forma interessante sia per me che per il pubblico. Ho scritto gli arrangiamenti con il mio produttore (Aurelijus Sirgedas) con il quale ho registrato, nello stesso studio, i miei precedenti album. Abbiamo iniziato all’inizio dell’autunno tentando inizialmente di suonare le nuove canzoni con un gruppo per ottenere un sound da esibizione dal vivo. Non è andata come avevamo sperato quindi ci siamo diretti nella direzione completamente inversa: un arrangiamento elettronico. In linea di principio questo metodo è il più semplice con uno studio ed un computer con molti suoni. Non avevo mai approfondito questo genere ed ho dovuto farlo durante la registrazione. In realtà il nuovo sound è uscito del tutto spontaneamente. Per scherzo suonavo strane melodie con i sintetizzatori audio e mi veniva da esclamare: “Oh, che tonalità divertente!”.

Zvuki: Vorrei soffermarmi sul fatto che, ascoltate alcune canzoni del disco, si sentono sonorità che appartengono a quello che oggi chiamano “soviet wave”.

Alina: Sì, è iniziato come uno scherzo, per ridere, ed infine ci siamo detti: è un bel suono, bisogna lasciarlo così e ci siamo incamminati proprio in quella direzione. Quindi io ed il mio produttore abbiamo passato tutto l’inverno in studio.

Zvuki: Per il sintetizzatore retrò si creò molto entusiasmo sul web grazie al gruppo ucraino Majak che utilizzò brillantemente il suono di questo strumento sovietico nella colonna sonora di “Vokrug Sveta” (significa intorno al mondo, Ndr.). La nostalgia per il sovietico è una tendenza in crescita all’interno della Russia, mentre al di fuori si verifica per lo più l’inverso.

Alina: Le vecchie mode ritornano sempre nella musica anche se, nel mio caso, non si tratta di nostalgia dato che non ho vissuto in epoca sovietica.

Zvuki: È una sorta di riflessione su ciò che non è successo?

Alina: Sì, forse.

Zvuki: Avevate un programma di concerti per la fine delle registrazioni?

Alina: Sì, quando abbiamo finito il lavoro in studio, abbiamo cominciato a cercare di spostare il tutto sul palco. A volte non suona come sul disco, ma ero ad ogni modo interessata a suonare questi pezzi dal vivo. Mi sono dedicata più che mai alla preparazione degli arrangiamenti.

Zvuki: Quindi possiamo aspettarci presto un album prodotto interamente da te?

Alina: (Ci pensa) si, è probabilmente, anche se sarebbe molto lo-fi (sorride). Finché avrò un computer ed una scheda audio ci sarà la speranza che prima o poi sarò in grado di registrare per conto mio. Vorrei infatti non avere nessuno che mi dirige o a cui rendere conto…

Zvuki: I risultati del lavoro in studio hanno soddisfatto le tue aspettative?
Alina: Non avevo idea di come avrebbe dovuto essere. Ci sono stati alcuni processi da cui abbiamo ricavato del materiale, e con questo si doveva creare qualcosa (ride).

Zvuki: Dal vivo suonerai ancora vecchi pezzi? Credi che percepirai alcuni di essi in modo diverso rispetto a prima?

Alina: Sì, certo. Alcune canzoni non mi appartengono praticamente più, anche se mi ricordo del loro processo di scrittura non fanno più parte di me. Tante le ho scritte tra i 17 e i 18 anni mentre ora sono in una fase completamente diversa. Tuttavia le suono lo stesso, e con sincerità, anche se non è facile combinare il loro suono con quello che ho attualmente. Spero di riuscirci. Abbiamo rielaborato i pezzi che suonavo live per creare una nuova scaletta e ci siamo riusciti con un discreto successo. Rimaneggiando le canzoni non corriamo il rischio che le vecchie versioni stanchino lo spettatore.

Zvuki: Forse ti hanno rivolto troppo spesso domande sulla nuova musica sui giovani gruppi e su nuove e vecchie tendenze in Russia. E allora ti chiedo: qual è lo stato della scena musicale lituana?

Alina: Onestamente seguo poco le nuove scene musicali di qualsiasi paese. Preferisco la musica del passato, a volte anche molto lontano. I classici per esempio. Ma credo che la tendenza generale sia simile a quella russa ed in generale a quella mondiale.

Zvuki: Il post-punk?

Alina: Sia il post punk che l’indie, anche se questo genere è già in declino, ci sono anche elementi di elettronica. Ci sono molti giovani musicisti, ma sono ancora in una fase di ricerca di se stessi. Non ricordo stelle decisamente brillanti.

Zvuki: Sulla scena ucraina, per esempio, sono particolarmente popolari le giovani band che mescolano l’elettronica con la musica etnica. In che modo ti ha influenzato la musica nazionale?

Alina: Ha influito di certo, in primo luogo sul processo di scrittura della canzone soprattutto nell’approccio ad esso. Anche sulla melodia, scrivo canzoni con un approccio pseudo-folk. Questo è successo soprattutto nelle mie composizioni precedenti. E non solo con motivi lituani, ma anche slavi. Ho una voce del tutto particolare, selvaggia…

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Zvuki: Una definizione interessante.

Alina: Ora di meno, ma all’inizio… era terribile da ascoltare (ride).

Zvuki: Un’ultima domanda sull’ispirazione. Che per te è più importante nella vita?

Alina: Ah-ah! Il processo stesso! La vita stessa è come la musica. L’inizio è una melodia che si sviluppa, suona nel processo, e sfugge la fine. Può essere all’improvviso, come improvvisamente termina una composizione dai suoni efficaci. E poi ci sono vite che se ne vanno a poco a poco… Come il fade out di una canzone.

(quest’ultimo video è stato aggiunto da RIT, ndr.)

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.