“Mi dicono di essere troppo morbido con le persone” Forse, la prima intervista a Vladimir Putin concessa nel 1991

Fonte: Meduza.io 25/11/2016 Traduzione di Antonino Santoro

Nel giugno del 1991 il futuro presidente russo Vladimir Putin andò a lavorare per il sindaco di Leningrado: era a capo del comitato per le relazioni esterne dell’amministrazione di Anatoly Sobčak. Dopo alcuni mesi concesse una delle prime (forse persino la prima in assoluto) interviste della sua vita alla giornalista del giornale cittadino “Čas Pik” (Ora di punta nota di RIT) Natalja Nikiforova. In essa Putin raccontò di come fosse finito nel KGB, come si fosse da lì licenziato e perché non avesse nulla di cui pentirsi. Dopo 25 anni, il 25 novembre 2016, “Meduza” pubblica il testo integrale dell’intervista di Vladimir Putin fino ad ora inedita su internet.

Vladimir Vladimirovič, è vero che ha lavorato nel Comitato per la Sicurezza Nazionale (KGB, nota di RIT)? Se sì, ne era a conoscenza Sobčak quando vi offrì il posto?

Io non nascondo e non ho mai nascosto di aver lavorato per 17 anni per l’intelligence esterna del KGB. Il punto è un altro: non l’ho mai ostentato. Ma Anatolij Aleksandrovič sapeva di questo mio precedente lavoro. Gli dissi che mi sarei dimesso dal comitato. A proposito, a quel tempo (l’invito di Sobčak l’ho ricevuto solo questa estate), avevo già  presentato e firmato una mia dichiarazione. E mi dimisi come tenente colonnello.

E come le è stato proposto il lavoro per l’ufficio del sindaco? Ha ricevuto una telefonata da Sobčak?

Mi telefonarono i miei amici dell’università di legge per dirmi che Anatolij Aleksandrovič mi aveva visto durante un evento, si era ricordato di me (ero stato suo alunno all’università) e, dato che gli serviva un consigliere per le questioni di economia esterna, aveva chiesto delle referenze sul mio conto. All’università di giurisprudenza parlarono bene di me. E così ricevetti la proposta di lavoro a cui risposi prontamente. Dato tutto quello che stava facendo e dicendo Sobčak in quel periodo come deputato dell’Unione, accettai appieno.

E ora non è così?

Lui non ha solo un incarico statale: decide su questioni economiche, sul destino delle persone e si trova in condizioni particolarmente difficili. Risollevare l’economia di una piccola regione in un momento in cui l’intera economia del paese va giù è impossibile. Sbagliare è umano. E anche Sobčak è un uomo. Sarebbe falso dire che io e Sobčak siamo in accordo sempre e su tutto. Che razza di collaboratore sarei? Se pendessi dalle sue labbra, penso che non gli piacerei.

Ciononostante, lei è a capo di un importante ente. E in nessun modo può negare che il sindaco abbia un ottimo rapporto con lei e che ascolta attentamente la sua opinione. Conoscendo la sua indole, tutto questo non può che meravigliare.

Non vorrei adesso discutere dell’indole o dei modi di Sobčak anche se da molti sento dire che lui è a volte duro. A me, invece, dicono di essere troppo morbido con le persone. Ma riesco a capire quando qualcuno perde le staffe. Ci troviamo adesso a vivere con l’acqua alla gola e a volte manca la pazienza di approfondire una domanda. Non ci sono più le forze. Per quanto riguarda i miei rapporti con Anatolij Aleksandrovič, si, a lavoro ci troviamo sulla stessa frequenza.

Forse avrà sentito le voci che dicono che Putin sia l’autore di tutto ciò che di ragionevole avviene in municipio. Non so quanto questo possa essere preso come un complimento dato che tale opinione è stata resa nei teleschermi.

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Una tale affermazione è semplicemente ingenua. C’è un gran numero di problemi di cui si occupano il sindaco e la sua cerchia e sui quali io non ho la minima idea. D’altra parte, è stato detto qualcosa anche sugli ufficiali dell’attuale riserva del KGB. Anche questa è una bugia: io mi sono messo in aspettativa dal KGB. Io non ci lavoro e non ricevo soldi. Al KGB sono andato in modo legale e trasparente tramite ripartizione dopo la fine dell’università.

Anche per lei fu una cosa inaspettata?

No, mi avevano già informato alcuni mesi prima. Accettai. Per un po’ di tempo ebbi diverse funzioni: poi offrirono di lavorare nell’intelligence esterna. Io accettai tale proposta e finii i rispettivi studi. E per tutti questi anni ho lavorato nell’intelligence. Anche all’estero.

Perché accettò di lavorare al KGB?

Vede, io volevo farlo. Vivevamo tutti in un diverso sistema di riferimento. Non andai a lavorare per una organizzazione politica. Si può dire che fui mosso da alte motivazioni; ritenevo che là potessi usare al massimo le mie forze e a vantaggio della comunità.

Mettendosi la mano sul cuore, secondo lei perché 17 anni fa il KGB chiamò proprio lei?

Queste sono cose di cui si occupa l’ufficio del personale del KGB. Non ho mai lavorato in questo ufficio e non sono al corrente di come lavorino. Si sa però che tale ufficio ha una lunga lista di qualità che gli impiegati dell’intelligence devono possedere: capacità di lavoro di analisi, studio delle lingue straniere, interesse verso un determinato tipo di attività, verso determinati problemi. Io, c’è da dire, mi sono sempre interessato ai problemi dell’economia estera.

Intende dire che la avevano già addestrata in precedenza senza che lo sapesse?

Certamente. Gli agenti dei servizi segreti vengono addestrati senza che loro sospettino nulla. Se lo sapessero, inizierebbero ad adattarsi e a mostrare quei lati del carattere e della personalità desiderate dal potenziale fruitore delle informazioni.

Lei sa che tra gli studenti è diffusa la concezione che proposte come quelle da lei ricevute sono dovute agli informatori (del KGB nota di RIT)?

Capisco cosa intende. Forse per il lavoro dell’ufficio del personale questa sarebbe la strada più facile. Stabilire dei legami con qualcuno all’università o in una azienda e poi, quando serve del personale, volgere l’attenzione in primo luogo verso coloro che si conoscono. E’ possibile far così. Ma questo non è l’approccio generale per la soluzione di tali questioni: se si prendessero solo le persone con le quali si hanno già dei rapporti, presto non vi sarebbe nessuno su cui fare affidamento. Perdere tale persone vuol dire perdere gli occhi e le orecchie.

Prima e terza colonna del giornale Čas Pik"
Prima e terza colonna del giornale Čas Pik”

Lei non ha fatto parte di tali persone?

Volete sapere se avessi dei legami col KGB prima di essere assunto? La risposta è no.

Ci dica. La sua lettera di dimissioni non fu legata a motivazioni politiche, a della delusione?

No. Io volevo avere un incarico scientifico, scrivere una tesi su un tema che mi era sempre stato interessante e conosciuto. Ovvero sul diritto internazionale privato. Avevo già iniziato a dare gli esami per il dottorato di ricerca e mi ero messo d’accordo con un professore del LGU (Università Statale di Leningrado, nota di RIT) affinché mi prendesse come aspirante. Quando venni chiamato da Sobčak in pratica mi ero già sistemato in questo lavoro all’università. Volevo fare l’avvocato e occuparmi di regolamentazioni giuridiche nelle relazioni economiche estere.

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Vorrei aggiungere ancora una cosa non meno importante. Per continuare a lavorare per il KGB ad un determinato livell dovevo trasferirmi a Mosca. Comprare un appartamento cooperativo o spendere 300 rubli d’affitto al mese. Io ho due figli piccoli e anziani genitori. Hanno più di 80 anni viviamo insieme. Sono dei blokadniki (coloro che hanno vissuto l’assedio nazista di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale – nota di RIT), dove avrei dovuto portarli dalla loro città natale? Non potevo abbandonarli. Qui invece c’era un lavoro, ma diciamo che non era il massimo. Allora decisi di andarmene via del tutto. A maggior ragione quando mi fu fatta la proposta per lavorare in municipio.

Interessante. Riguardo il suo arrivo in municipio, a molti sembra che il KGB volesse introdurre uno dei suoi all’interno dell’amministrazione statale.

Come avrebbe fatto il KGB ad introdurmi dato che io mi ero dimesso. Per lo più, adesso non è più quel tipo di mostro come eravamo abituati a parlarne in passato.

Anche lei considera il KGB un mostro?

Certamente. E’ un dato di fatto che l’apparato del comitato abbia completamente smesso di occuparsi di quei compiti per il quale era stato creato. E’ necessario ricostruirlo. E lo stanno facendo. Inoltre, io ho lavorato nell’intelligence esterna, non ho avuto nulla a che fare con problemi di politica interna.

L’intelligence del KGB è una élite?

Si, lo è divenuta. Persino a livello territoriale è collocata a Mosca così distante dagli altri ministeri da non avere in pratica alcun rapporto con loro. E questo non è incoraggiante.

Non si pente del suo passato?

No. Non mi pento. Ci si pente solo dei reati. Io non ho commesso alcun reato. E non mi discolpo. Anche se discolparsi è sempre più facile che fare un importante passo. E io l’ho fatto.

Lo ha fatto anche accettando di avere questa conversazione. Ciò nonostante neanche lei nega: il suo esempio conferma le voci che dicono come Sobčak prenda nella sua squadra ex comunisti ed ex agenti del KGB. Quale pensa sarebbe la reazione dei nostri partner stranieri se sapessero del suo vecchio lavoro? Non sarebbe un qualcosa di disturbo?

L’attuale presidente USA è un ex direttore della CIA. Questo è per caso un elemento di disturbo per lui? Anche io sono un ex. Un ex collaboratore, un ex comunista. Perché questo dovrebbe essere di disturbo nel mio lavoro?

Ritiene di adempiere al suo incarico, di avere abbastanza competenza e forze?

In ogni modo, il mio attuale lavoro rientra nella sfera dei miei interessi professionali. Mi sono sempre occupato di legami internazionali. Persino nella mia tesi di laurea “Principi per un mercato estero più favorito”. Lo stesso lavoro nell’intelligence, nel KGB, mi ha dato molto. Nel senso puramente formativo. So bene il tedesco, capisco l’inglese. Le informazioni di cui oggi dispongo aiutano molto nel lavoro. Mi sento assolutamente sicuro. Anche sulle questioni dei nostri uomini d’affari. Non a caso dopo aver smesso di lavorare per il KGB ho collaborato come avvocato in diverse strutture economiche. Non trovo alcuna difficoltà nello svolgere le mie attuali funzioni. Ma per quanto me ne occupi, sono poi il sindaco e il vice sindaco a definirle. E per ora noi lavoriamo in accordo.

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Vladimir Putin e il sindaco di Leningrado Anatolij Sobčak in una riunione dell’assemblea legislativa, anno 1993

Con il suo vecchio lavoro, quanto riusciva a provvedere ai bisogni materiali?

Posseggo le cose fondamentali. Ho una macchina. Purtroppo non più così buona: una “Volga” del 72. Vivo in un appartamento di 54 metri quadrati con mia moglie, la mia famiglia e i miei genitori. In un vecchio fondo edilizio.

Si può ritenere che è difficile corromperla. Ma è possibile ricattarla. Io ad esempio ho sentito che qualcuno ha provato a farlo. Sono stati fatti dei nomi. Come sono i suoi rapporti con i deputati?

Non vorrei parlare di situazioni di ricatto, ma non le negherò. Con me gli è andata male. Hanno provato a ricattarmi appunto per la mia appartenenza al KGB. Ci sono anche esempi di altro tipo: c’è un deputato che appare sempre e fa passare questo o quel progetto. Ci sono state delle volte in cui uno dei deputati del consiglio comunale ha firmato un contratto milionario con una società austriaca. Nessuno lo aveva autorizzato a farlo, nessuno aveva discusso le condizioni del contratto, nessuno era a conoscenza della proposta della società…

Ciò nonostante io credo con il consiglio debba esistere per aiutare e indirizzare l’attività dell’amministrazione. Bisogna andare verso la separazione dei poteri: la pratica mondiale ha mostrato come questo sia positivo. E noi ci convinciamo di ciò già grazie alla nostra esperienza. Sono in corso alcuni accordi con l’Estonia. Vengono decise delle questioni estremamente dolorose circa il destino della popolazione russofona. Ecco che il deputato del Consiglio di Pietroburgo e della Russia Jurij Mihajlovic Nesterov, persona estremamente ragionevole, sta aiutando molto in questa questione. Si sono costruite delle buone relazioni con la commissione per la pianificazione del bilancio del consiglio comunale dove vi sono delle persone in gamba e con voglia di lavorare. Abbiamo preparato insieme una posizione sul fondo monetario e, ad esser sinceri, il nostro lavoro è questo. Abbiamo la nostra routine di lavoro quotidiana ma loro si incantano sulla generale linea di sviluppo di tale settore. Le persone sono diverse, anche nel Consiglio

Le persone sono assolutamente diverse. E in modo diverso reagiscono verso il suo recente passato. Ha sentito delle richieste espresse da “Memorial” di vietare alcune professioni e incarichi agli ex cechisti?

Perché allora non porre la questione dell’allontanamento dal municipio e dal Consiglio di tutti i comunisti e militari? Non molto tempo fa l’esercito e questo partito hanno provato a fare una congiura. La logica è la stessa. Oppure in alcune occasioni parliamo concretamente e in altre invece facciamo di tutta l’erba un fascio?.

Se parliamo degli attuali ufficiali in riserva, allora i collaboratori del KGB hanno lavorato e lavorano in istituzioni cittadine. E così fan tutti i servizi speciali del mondo. L’unica differenza è che i nostri sono noti a tutti. I loro colleghi occidentali non li riuscireste ad individuare, lavorano in condizioni di elevata segretezza. E fare questo da noi sarebbe impossibile (a causa del finanziamento) ed  inopportuno (o almeno, fino a tempi recenti). In un sistema totalitario sarebbe stato sufficiente dire “State zitti!”. Mentre adesso, se non stanno zitti, tutto è venuto a galla. Ma, lo ripeto, nessun servizio segreto al mondo funziona senza tali agenti. Così è stato, così è e così sarà. Ma questo non mi riguarda più: come ho detto, mi sono licenziato dal KGB…

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com