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La nuova politica estera russa sarà simile a quella di prima

Fonte Vedomosti 2/12/2016 Articolo di Dmitrij Kamyšev e Nina Il’ina. Traduzione di Alessandro Lazzari

Vladimir Putin ha approvato la versione rinnovata della dottrina di politica estera

Giovedì (1 dicembre, NDT) sul portale ufficiale di informazione giuridica è stata pubblicata la nuova versione della Dottrina di politica estera russa, ratificata poco prima in giornata da un decreto di Vladimir Putin. La versione precedente risaliva al febbraio del 2013, prima dell’annessione della Crimea, della guerra nel Donbass e delle sanzioni contro la Russia. Ad aprile 2016 il Ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov aveva annunciato la preparazione della nuova dottrina. “La nuova dottrina fa un bilancio del periodo passato e definisce i vettori di sviluppo per il futuro. È interconnessa, e non è necessario mettere in rilievo i singoli punti”, ha chiarito a “Vedomosti” il rappresentante del Ministero degli Affari Esteri Maria Zacharova.

Tuttavia la maggior parte del documento, composto da 37 pagine, ripete quasi alla lettera la versione precedente. Infatti, tra gli obiettivi fondamentali della politica estera sono ancora annoverati il garantire la sicurezza, la sovranità e l’integrità territoriale del paese, la creazione di condizioni esterne per la crescita economica, l’instaurazione di relazioni amichevoli con i paesi confinanti e il non permettere discriminazioni nei confronti di merci, servizi e investimenti russi. Qui i nuovi compiti sono in tutto due: “il consolidamento della posizione della Russia come uno dei centri di influenza del mondo moderno” e il rafforzamento del ruolo dei mass media russi per “fornire all’intera comunità internazionale il punto di vista russo”.

Nei paragrafi successivi i cambiamenti sono più visibili. Infatti, nel capitolo “Mondo contemporaneo e politica estera russa”, si può constatare un aumento di importanza del fattore forza, si condanna l’aumento di limitazioni ingiustificate e l’introduzione di misure discriminatorie nel settore energetico, così come è presente una sezione apposita sullo “Stato Islamico” (proibito in Russia), il quale “innalza la violenza ad un livello inaudito di crudeltà”, e sulla necessità di creare un’ampia coalizione internazionale contro il terrorismo “senza politicizzazione e doppi standard”. Nel capitolo “Priorità della Russia nella soluzione dei problemi globali” è apparso un nuovo punto dove si precisa che la Russia non ha intenzione di permettere “interventi militari e simili forme di ingerenza dall’esterno sotto pretesto di adottare la dottrina della “responsabilità di proteggere”. Nella sottosezione dedicata ai diritti dell’uomo è stato prefissato il compito di opporsi a “tentativi di utilizzo del concetto di difesa dei diritti dell’uomo in qualità di strumento politico di pressione e interferenza negli affari interni degli stati con lo scopo, tra gli altri, di destabilizzare” e sostituire i regimi politici esistenti. Le priorità regionali sono rimaste praticamente immutate: particolare accento è stato posto sulla collaborazione nell’ambito della Comunità degli Stati Indipendenti e dell’Unione Economica Eurasiatica, con l’Ucraina ci si augura “lo sviluppo di molteplici relazioni sulla base di rispetto reciproco”, la NATO e l’Unione Europea si stanno “espandendo geopoliticamente” e fanno pressione sulla Russia, con gli Stati Uniti c’è ancora il bisogno di instaurare rapporti di vantaggio reciproco.

Il redattore della rivista “La Russia nella politica estera” Fëdor Luk’janov è convinto che da una simile dottrina non ci si debbano aspettare clamori, poiché è il risultato del lavoro di un apparato statale: “È un documento burocratico, base per un’attività pratica, perciò non ci sono particolari rivelazioni. Si tratta probabilmente di una sorta di esercizio, una sistematizzazione dei tempi”. Il periodo per l’elaborazione di questo documento è stato scelto correttamente, continua Luk’janov. “Se fosse stato scritto più di un anno fa, durante la crisi in Ucraina, il tono sarebbe potuto essere più duro. Questa primavera gli eventi in Ucraina erano già lontani e ciò ha evitato che nel documento fossero presenti posizioni estreme.” La dottrina è stata redatta con lungimiranza, guardando avanti ai prossimi anni, e i loro autori devono “prescindere da eventi occasionali”, per esempio dalle elezioni negli Stati Uniti, per di più dato che “è già chiaro che non ci sarà nessun cambiamento radicale nelle relazioni con la Russia”, ritiene Luk’janov.

Alessandro Lazzari

Originario della provincia di Treviso, nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

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